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Palazzo Coppedè, da simbolo del potere a icona di disagio sociale

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Poco più di un mese fa una ragazza  è stata stuprata da un nigeriano che aveva occupato il terzo piano di quel che rimane dello storico Palazzo Coppedè, a Portoferraio (leggi qui)

Da quella maledetta notte di settembre non è cambiato niente: gli altri senzatetto abusivi, una decina, continuano ad abitare in quello stabile, in mezzo alla sporcizia, fregandosene delle più elementari regole igieniche e civili, allacciandosi abusivamente alla luce (a proposito, chi paga?). 

Eppure qualcuno aveva provato a restituire al Palazzo Coppedè quella onorabilità degna del nome che porta. I più attenti ricorderanno il blitz che lo scorso maggio (leggi qui) l’ex sindaco di Portoferraio, Mario Ferrari, e il suo assessore esterno Claudio De Santi misero a punto per liberare dal degrado i locali del Cantierino, la Bricchetteria e, appunto, Palazzo Coppedè. L’unico edificio, quest’ultimo, dove i due amministratori non poterono far altro che prendere atto dello stato pietoso dello stabile. Nella stanza in cui a settembre è avvenuta la violenza non riuscirono nemmeno ad entrare, perché gli abusivi bloccarono la porta dall’interno e così preferirono non insistere.

In quell’occasione, nessuno fece da sponda all’ex primo cittadino aiutandolo a mettere in atto lo sgombero, perché avrebbe comportato la presa in carico di quelle persone e la loro sistemazione alternativa. Questo accadeva a maggio. Oggi sono ancora tutti là.

A voler essere perfidi, verrebbe quasi da pensare che se quella 25enne fosse stata elbana, e non nigeriana come il suo aguzzino, forse qualcuno sarebbe intervenuto in qualche modo. Se quella ragazza, colpevole soltanto di aver riposto la speranza in una vita migliore nelle mani della persona sbagliata, fosse stata la figlia o la sorella di un nostro amico, di un nostro collega, forse qualcuno si sarebbe messo la mano sulla coscienza e avrebbe preteso i sigilli tombali a quel covile di miseria umana. 

E invece, a parte un paio di commenti indignati su Facebook, pare che quella tragedia non abbia riscaldato i cuori della componente politica locale, dato che nessuno si è degnato di prendere una posizione di fronte a quanto è accaduto. Nessuno. 

Dove sono le promesse e le belle parole, ora che la campagna elettorale è finita? Dove sono le associazioni che predicano l’accoglienza e praticano l’indifferenza? Evidentemente tutto è tollerabile. Almeno finché capita a qualcun altro. 

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