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Le chiese romaniche elbane (abbandonate al loro destino)

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Prendendo come punto di riferimento il prezioso libro “Guida alle Chiese Romaniche dell’Isola d’Elba” scritto da Luigi Maroni, medico di professione e archeologo per passione,  sullo Scoglio ci sono – o meglio c’erano – quattro pievi e dodici chiese di epoca romanica. Dei sedici edifici religiosi, infatti, sei sono ridotti a ruderi (e di questi ben tre solo a Marciana) e quattro ormai sono totalmente scomparsi. Il tutto nell’indifferenza generale.

Eppure ogni anno i turisti che vengono sull’isola e, spesso per caso, si imbattono in queste chiese – o in ciò che rimane di loro – ne restano incantati. E desiderosi di saperne di più, sia sulle origini storiche sia sul perché abbiano fatto questa fine pietosa. Noi lo abbiamo chiesto a Monica Barni, vicepresidente della Regione Toscana e assessore alla Cultura, quando è venuta in visita all’Elba. E lei ha liquidato la questione dicendo che “non ci sono soldi”. Sai che novità.

E allora tocca fare affidamento sulla bontà d’animo dei volontari. Come quelli di Legambiente che, armati di zappe, falci e roncole, lo scorso agosto hanno liberato la chiesa romanica di San Lorenzo a Marciana lasciata soffocare da un’infestante vegetazione praticamente da quando fu assalita e parzialmente diroccata dai pirati saraceni e francesi guidati da Dragut il 10 agosto del 1533. Che i volontari di Legambiente l’abbiano ripulita solo perché qualche giorno dopo, lì vicino, andava messa un’installazione artistica e lasciare la pieve in quelle condizioni pareva brutto? Poco importa. Almeno loro qualcosa hanno fatto.

Niente a che vedere con quelle ricche signore annoiate che si riuniscono in circoli creativi addobbati da associazioni di salvaguardia dei beni culturali, artistici e naturali. Tranne poi non salvaguardare un bel niente. Preferendo, invece, parlare a sproposito.Come nel caso del Forte Saint Cloud, qualche settimana fa al centro di polemiche senza senso per via dei lavori di recupero della ex-centrale elettrica e della collina antistante.

Blablabla inutili per il fatto che ad essere bonificato non è stato il Forte, ma la collina. Quella, per intenderci, piena di rifiuti, macerie e qualche nido di gabbiano. E che, comunque, non vanta alcuna traccia di valore storico, culturale o artistico. Quindi, tranquilli. Nessuno sta “massacrando” i beni elbani. Anzi. Si sta cercando di riqualificare un’area per troppo tempo abbandonata e che da anni offriva uno spettacolo indecente, considerato anche che era la prima cosa che si scorgeva appena scesi dalla nave e che s’intravedeva dal piazzale dietro al residence.

Finché il marchio Eurospin non l’ha acquistata, dell’ex centrale Enel non era importato niente a nessuno. Adesso che un privato – con i suoi soldi – sta ridando alla zona una qualche dignità, ecco che “qualcuno” inizia a stracciarsi le (costose) vesti, gridando allo scandalo. Quella zona meritava un destino più onorevole? Probabile. Ma piuttosto che continuare a dare brutta mostra di sé, tanto valeva farci un supermercato, un ristorante o quel che sarà.

Fare polemica è facile. Dare idee e, soprattutto, metterle in pratica in prima persona è tutta un’altra cosa.

Le signore desiderose di salvaguardare i beni elbani pensino alle chiese ridotte ad un ammasso di ruderi. Lì di storia ce n’è quanta ne vogliono. Oppure, se l’obiettivo è solo provocare per far parlare di sé e della loro inutile associazione, spostino l’attenzione sull’ex Enoteca delle Fortezze, l’ex arsenale delle Galeazze. O magari sul palazzo Coppedè, teatro di miseria umana. O queste cause sono troppo poco chic?            

1 COMMENT

  1. Non ci sono soldi: questa è la risposta da parte di Monica Barni,vice presidente alla regione Toscana e assessore alla cultura ?
    Se questa è la risposta sono contento di non aver mai votato per il partito politico cui appartiene.

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