Home Rubriche I personaggi Luisa Brandi, «I fondali dell’Elba danno vita ai miei tessuti»

Luisa Brandi, «I fondali dell’Elba danno vita ai miei tessuti»

715
0
SHARE

Lalita è la dea che in India simboleggia la bellezza. Quella bellezza che Luisa Brandi, avvocato che si occupa di diritto di famiglia, vuole stimolare nelle persone per fare in modo che possano dare ed esprimere il meglio di se stessi. Ecco perché ha voluto che questo fosse il nome del suo brand, un marchio più emozionale che commerciale.

Lalita è l’incontro di due passioni: la fotografia e la moda. Che si fondono in una produzione di stole, costumi e abiti che riproducono fondali marini e la natura dell’Elba che Luisa Brandi ama immortalare. D’altronde la moda è sempre stata la sua passione. Già da ragazzina. Tanto da incassare anche i complimenti di un grande stilista come Missoni che, nel ristorante dei genitori, non ha potuto fare a meno di notare quel vestito a fiori indossato da Luisa. Ed è sempre la moda che le ha permesso di incontrare il principe Alberto di Monaco in occasione di una sua visita all’Elba. «Ricordo ancora quando mi sono avvicinata a lui porgendo un regalo per la sua consorte: una stola di seta con il celeste come colore predominante. La principessa, per ringraziarmi, mi ha scritto una bellissima lettera. Parole di conforto e di augurio per il mio marchio».

Come nasce Lalita?

«Nasce dopo un momento di solitudine, in cui ho sentito dentro di me il bisogno di produrre qualcosa. Il marchio è nato dopo un corso di fotografia a cui ho partecipato otto anni fa. Da lì, un susseguirsi di scatti tra fondali marini e scogli in giro per l’Elba. E proprio in quel momento ho maturato l’intenzione di riprodurre quelle bellezze su dei tessuti, principalmente seta. Ho iniziato con le stole per poi allargare la mia piccola produzione ad abiti, caftani e costumi. Ho anche preparato dei prototipi di abiti da sposa. Ma sono molto affezionata anche alle istallazioni che realizzo».

Cioè?

«Per dare l’idea, nella Cappella di San Liborio, in occasione di Marciana Borgo d’Arte, ho portato dei tronchi dal mare. Su questi ho fissato i miei tessuti, facendoli calare dal soffitto. Il tutto con un sottofondo musicale scelto da me in modo accurato. Riuscendo, così, a creare un’atmosfera unica, quasi mistica. Il tutto per smuovere un sentimento ed un’emozione in cui assiste a tutto questo».

E ci sei riuscita?

«A leggere i commenti che le persone hanno lasciato dopo aver ammirato le mie installazioni, direi di sì. Il mio intento è quello di arrivare al cuore delle persone».

Quasi i fondali che ti hanno inspirata maggiormente?

«Ho girato tutta l’Elba, mi sono spinta fino a Pianosa e i suoi fondali. Non ce n’è uno in particolare. Questo mio percorso mi ha aiutata a prendere coscienza che il mare non è solo associato al colore blu. Ci sono tante sfumature. Dal marrone al celeste passando per il bordeaux».

Bordeaux?

«Sì, non ci crederai ma al Lido c’è un fondale che può assumere anche questo colore. Ho avuto la fortuna di immortalarlo e riprodurlo fedelmente in uno degli abiti che fa parte della mia collezione».

Mare, fondali e poi?

«Tutto ciò che la natura ci offre. Nei miei abiti ci sono perfino i colori delle miniere e le forme dell’agave che in qualche modo simboleggia l’Elba dato che è presente su tutta l’isola. Con quest’ultima, in particolare, ho realizzato un abito che ho portato ad una sfilata a Lugano per Miss Ticino».

Dall’Elba alla Svizzera. Attraverso la moda ed il tuo marchio stai promuovendo l’isola in giro per il mondo.

«Sono andata a Venezia, sono stata in Russia, quest’anno sono anche stata scelta per partecipare al Lucca Summer Festival. Questo lavoro richiede un forte investimento, non soltanto economico. Ma la voglia di far crescere questo marchio, e con esso anche la promozione dell’Elba attraverso la moda, è forte».

Parliamo di una produzione prettamente estiva. Hai già in mente qualcosa per la stagione fredda?

«Premesso che le mie stoffe starebbero benissimo anche su capi invernali, ho già trovato una pelliccia perfettamente in tinta con i colori che vengono fuori dai miei scatti. Le idee non mancano ma potrebbero anche arrivare in futuro. Per esempio dal “White” di Milano, fiera a cui mi piacerebbe partecipare il prossimo febbraio».

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here