Home Rubriche La nostra storia Grisella, l’asino più bello di Procchio

Grisella, l’asino più bello di Procchio

473
0
SHARE

Sulla copertina c’è un ragazzino che tenta disperatamente di raggiungere un asinello imbarcato su un traghetto. In lontananza c’è un faro. E l’immancabile gabbiano. Riuscite a capire dove siamo?

Trovato per caso su una bancarella di libri usati, “Das Eselchen Grisella” è un’opera (sia nella versione cartacea che in quella audio) pubblicata nel lontano 1955 dallo scrittore per bambini tedesco Heinrich Maria Denneborg. Come è facilmente intuibile, il libro racconta la storia di Grisella che, con il suo manto grigio “morbido come velluto” e  un orecchio tutto nero, è l’asinello più bello del golfo di Procchio, anzi di tutta l’Isola d’Elba. Il suo proprietario si chiama Tino, ed è un povero orfanello che l’ha avuta dalla vecchia Petronella. Per sopravvivere, Tino lascia che i turisti in vacanza all’Elba paghino per cavalcare la sua Grisella. Quando il ragazzo incontra Betty, figlia di un ricco sudamericano, convince il padre di lei a comprare l’asino. Una notte, però, la famiglia della ragazza decide di tornare in Brasile e di portare con sé la bestiola, abbandonando il povero Tino. Ma lui non vuole separarsi dalla sua Grisella, così prende la nave per raggiungerla.

Il libro di Denneborg ebbe un successo enorme, tant’è che fu tradotto dal tedesco in ben tredici lingue.

Qualche anno prima dell’uscita del libro, nell’estate del 1950, alcuni pittori – Giorgio de Chirico, Renzo Baraldi, Iginio Gonich detto Gonni, Beppe Lieto – avevano creato all’interno del ristorante “Da Renzo”, gestito da Domenico Mazzarri, un cenacolo di artisti e letterati.

Marcella Olschki rappresentò l’evento disegnando sulle pareti del ristorante i quattro pittori arrampicati sull’albero della cuccagna. Denneborg, approdato a Procchio in quegli anni, trasse l’ispirazione di questa fortunata favola proprio dall’asino raffigurato in uno dei disegni della Olschki.

Dopo il successo dell’opera «ogni stagione, qualche ragazzino arrivava con il libretto in mano» ricordava qualche anno fa Mazzarri ad un giornalista di Venerdì di Repubblica. «Lo vedevo da lontano e già capivo. Veniva a cercare l’originale del suo amato asino e restava lì per ore».

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here