Home Società Sanità Caro direttore, servizi o disservizi che siano, perché l’Asl di Livorno tace?

Caro direttore, servizi o disservizi che siano, perché l’Asl di Livorno tace?

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Caro direttore,

in questi ultimi tempi ho letto su alcuni giornali online locali che l’Azienda Toscana nord-ovest ha nominato tre nuovi primari che permettono di mettere altri punti fermi in settori strategici dell’azienda.

Ho letto che il ministero della Salute ha approvato il progetto “Telemechron” (presentato come ente capofila dall’azienda USL Toscana nord ovest, del valore complessivo di oltre 2,5 milioni di euro) per la gestione a domicilio dei pazienti cronici attraverso servizi di telemedicina. Ho letto anche che l’Elba è isola cardioprotetta nella rete dell’infarto e altro ancora.

La sanità di cui sto parlando è pubblica, si mantiene con le risorse economiche di tutti i contribuenti e, come tutta l’amministrazione pubblica, deve tendere alla efficienza insieme all’imparzialità.

Efficienza ed imparzialità nella pubblica amministrazione sono volute dalla legge. L’incremento dell’età è fattore di rischio purtroppo immodificabile e chi, come me, è in tarda età diventa un soggetto con maggior rischio potenziale di essere paziente del servizio sanitario pubblico. Per questo farebbe piacere leggere l’impegno dell’azienda anche nella prevenzione del soggetto anziano.

Ho letto lettere di cittadini che hanno usufruito del servizio sanitario pubblico all’Elba. Talvolta narrano disservizio talvolta, per ringraziare, narrano servizio che poi dovrebbe essere la normalità. Qualcuno potrà smentirmi. Ma sia nell’uno che nell’altro caso (servizio e disservizio) mai ho trovato una risposta pubblica da parte dell’azienda sanitaria a queste lettere degli utenti. Non è certo obbligata a farlo ma, come giustamente si adopera per informare gli utenti del suo impegno al miglioramento forse farebbe bene anche a rispondere pubblicamente agli utenti che a lei pubblicamente si rivolgono o per un disservizio o per un servizio. Metterebbe in atto la carta dei servizi che essa stessa si è data. Una di queste lettere di utenti quest’anno mi ha particolarmente colpito perché narra un disservizio che io stesso ho patito.

Stefano Liuti, un romano “innamorato dell’Elba” così si autodefinisce, ha scritto una lettera dal titolo “Disagi sanitari elbani”, comparsa su Teletirreno Elba alla fine di agosto di quest’anno. Liuti afferma testualmente :“ho scritto questa lettera, convinto comunque che ne riceviate a centinaia dello stesso tenore, per cercare di dare il mio contributo nella battaglia che gli elbani(ma anche gli italiani tutti) combattono ogni giorno per avere una sanità almeno che rispetti i limiti minimi di assistenza, sia d’estate, in cui la popolazione si decuplica, ma soprattutto d’inverno in cui i collegamenti con gli ospedali di terraferma si complicano fino a diventare, a volte, impossibili”.

Narra che suo figlio in piena estate, è il 13 agosto, si rivolge alla guardia medica per ipoacusia con vertigini. Il giorno dopo, 14 agosto, per il perdurare dei sintomi si mette alla ricerca di un otorino ma senza successo. Decide allora di recarsi al pronto soccorso dell’ospedale di Portoferraio. Il medico pediatra che visita il figlio consiglia visita specialistica otoiatrica ma lo specialista otoiatra non è disponibile presso l’ospedale di Portoferraio. «Ma come su un’isola non c’è nemmeno un otorino reperibile?» domanda il signor Liuti.

Predisponevano il trasferimento in ambulanza presso l’ospedale di Piombino in cui l’otorino contattato dal medico di Portoferraio conferma la sua presenza ma solo fino alle ore 20.
Liuti e suo figlio vanno a Piombino dove l’otorino visita il figlio e consiglia ulteriori accertamenti impossibili da eseguire a Piombino e propone il trasferimento a Pisa.
Poiché di Roma il medico consiglia al Liuti di tornare subito a casa e recarsi presso l’ospedale Bambino Gesù.

Il 15 agosto Liuti e figlio arrivano a Roma al pronto soccorso dell’ospedale Bambin Gesù dove il figlio è immediatamente ricoverato e sottoposto a terapia cortisonica ed iperbarica dopo tre giorni dall’inizio dei sintomi di una malattia dove a detta dei medici la tempestività delle cure può essere determinante per un completo recupero dell’udito.

Caro signor Liuti pur non conoscendola ha tutta la mia comprensione per una vicenda che io stesso ho patito. Infatti, pochi mesi prima, nel dicembre 2018, ho avuto emorragia nasale in quanto sottoposto a doppia antiaggregazione piastrinica per stent coronarico da recente infarto miocardico. Nelle prime ore del mattino, recatomi al pronto soccorso del nosocomio di Portoferraio sono stato dimesso con prognosi giorni due, col naso ancora sanguinante e con ricetta per presentarmi due giorni dopo dall’otorino che sarebbe venuto a Portoferraio.

Lei è stato più fortunato di me in quanto hanno concesso ambulanza per trasferirsi a Piombino laddove esiste assistenza otoiatrica. A me, seppur richiesta, non l’hanno concessa per cui privatamente con ambulanza e naso sanguinante sono stato trasportato a Pisa dove l’epistassi è stata tamponata ma l’emorragia aveva già fatto danni determinando anemia che non è cosa da poco in soggetto affetto da cardiopatia ischemica.

Rispondo alla sua domanda: “ma come su un’isola non c’è nemmeno un otorino reperibile?“ Confermo che non esiste reperibilità di servizio otoiatrico pubblico per tutta l’Elba: si deve andare in terraferma.

Debbo confidarle, caro signor Liuti, che come medico che ha lavorato per oltre quaranta anni nel servizio sanitario pubblico acquisendo una qualche esperienza credo che non sarebbe difficile organizzare sull’Elba reperibilità di servizio otoiatrico e con costi non insostenibili da parte dell’azienda sanitaria.

Della mia vicenda per evitare sterili ed inutili polemiche non ho scritto a giornali.
A giugno di quest’anno, dopo averlo verbalmente sintetizzato ho consegnato un documento scritto e sottoscritto direttamente nelle mani di Casani, direttore generale asl livornese, incontrata durante una riunione pubblica dentro il nosocomio di Portoferraio.

In questo documento in dettaglio narro non solo del disservizio patito in qualità di paziente che necessita di prestazione otoiatrica ma anche in qualità di dirigente medico che ha partecipato alla selezione pubblica per la copertura di un posto di primario presso il nosocomio di Portoferraio. La mia narrazione è rimasta senza risposta.

Mi pare anche la sua, signor Stefano Liuti.

Marcello Camici

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