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Fantasy, “La lama di Fuoco” [11° puntata]

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«Nioclas, Nioclas… quante volte ti devo ripetere che per il tuo bene sarebbe opportuno che mi dicessi ciò che voglio sapere. Tanto prima o poi ne verrò a conoscenza lo stesso. è completamente inutile resistermi… la resistenza è inutile… come tutto quello che mi hai insegnato decenni or sono. Solo il potere è rilevante, il potere totale e quando avrò nelle mie mani la Lama di Fuoco e colei o colui che è destinato ad impugnarla, più niente si metterà sul mio cammino. Tutto il mondo sarà mio…».

Il Signore Oscuro, dopo l’ennesimo monologo noioso e ripetitivo, lasciò la cella dove era stato recluso il mago una volta più potente del Regno di Tarlach.

La guardia, che era di turno in quel momento, gli umettò le labbra con un cencio a malapena umido; il suo padrone gli aveva detto di mantenerlo in vita, ma non aveva specificato nulla sul come farlo.

Il pasto, diviso in due momenti diversi della giornata, consisteva in un pezzo di pane vecchio e ammuffito; certe volte dei piccoli vermetti bianchi ne uscivano dai forellini che si erano prodotti durante la lievitazione dell’impasto, nella mollica.

Ma Nioclas aveva smesso di essere schizzinoso molto tempo prima e mangiava ciò che gli veniva offerto con un’avidità incredibile; il suo primo dovere era restare vivo… per sua nipote, sua figlia, il regno di Tarlach e per tutti i popoli liberi di quel mondo avvelenato, oramai, ma ancora così splendidamente affascinante e bello. La resistenza è utile, continuava a ripetersi mentalmente e cercando di non perdere il controllo dei propri pensieri; se lo avesse fatto, il suo acerrimo nemico avrebbe potuto penetrare nella sua testa e carpire tutti i segreti custoditi così faticosamente sino a quel momento.

Quando Ailis, Lucas e Nifall si misero in cammino, la giovane maga iniziò a guardarsi intorno, ammirando tutte le sconosciute bellezze di quel nuovo mondo, almeno per lei. Ma, cosa più importante, le stava osservando insieme ai suoi genitori; quel pensiero le sembrava ancora troppo grande per poterlo fare suo, le ci sarebbe voluto un po’ di tempo per abituarsi all’idea di avere una vera famiglia.

Quando lasciarono la foresta dove l’avevano trovata, Ailis si guardò indietro e, solo allora, comprese la vastità del bosco dove era capitata.

Un numero incredibilmente alto di alberi dal fusto largo decine di braccia, con le chiome che assomigliavano alle loro radici, ma piene di splendide foglioline di tutte le tonalità del verde, si stagliava dinanzi a lei.

La corteccia aveva il colore dell’oro, ragion per cui il contrasto con il verde delle foglie li rendeva ancora più belli e suggestivi.

Lungo il sentiero che avevano intrapreso, Ailis poté udire il verso di strani e sconosciuti uccelli, per non parlare degli animali che vide accompagnarli per un breve tratto del loro tragitto, per poi scomparire nelle profondità dei boschi che stavano attraversando.

Quella notte si accamparono ai piedi di un enorme abete secolare, almeno a detta di suo padre Lucas.

Lui e sua moglie sembravano un tutt’uno con la natura; non solo sapevano ogni più piccolo particolare che riguardava le piante e gli animali, ma ne parlavano come se, in una vita precedente, fossero stati anch’essi membri di un branco o di una foresta.

Era una strana sensazione da spiegare, soprattutto nuova per Ailis, ma la giovane maga non si perse nemmeno un istante di quella vivida e incredibile esperienza. Nifall accese un piccolo fuoco da campo con l’aiuto della magia, come se fosse stata la cosa più naturale del mondo; ad Ailis era stato insegnato di usare la magia solo se necessario, invece i suoi genitori la usavano come se fosse un’estensione del loro essere, un sesto senso oltre ai cinque conosciuti.

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