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Carta, plastica, vetro … poi che fine fanno? ESA risponde

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Gabriella Solari, presidente di ESA SpA, la società che gestisce la raccolta dei rifiuti sull’Isola d’Elba, risponde a svariati interrogativi posti da un nostro lettore che ci ha scritto per chiedere informazioni sul recupero dei materiali raccolti attraverso la differenziata.

LA LETTERA
Vetro, plastica e metallo vengono lavorati sull’Isola d’Elba?Caro direttore,
sono un guardaparco del Parco Nazionale del Gran Paradiso, in pensione dopo 35 anni di servizio. Ho compiuto di recente 70 anni e da circa 45 vengo sull’Isola. Con la mia famiglia – ho moglie e quattro figli e abitiamo a 15 km da Torino – cerchiamo di ridurre al minimo la quantità di rifiuti da noi prodotti, di differenziare e riciclare il più possibile. Spesso ho riportato a casa, sulla terraferma, i rifiuti da differenziare, perché non avevamo la certezza che i “pochi rifiuti” da noi prodotti sull’isola finissero realmente in quel processo di lavorazione che ricrea vetro, plastica e metallo dai rifiuti stessi.
Sì perché la domanda che mi pongo è la seguente: queste tre materie, che opportunamente lavorate possono di nuovo generare materie prime, vengono lavorate sull’isola? Non mi pare che esistano sulla stessa impianti idonei (ho saputo di recente che l’umido organico viene lavorato vicino a Portoferraio e questo è già un bel passo in avanti) ma del resto che ne è? Forse vetro, metallo e plastica vanno in “continente”, ma poi quali sono i loro destiniL’idea che ho in mente da tempo e che vorrei trasmettere a chi mi legge è la seguente: l’Elba, proprio perché è un’isola, non troppo grande ma neppure troppo piccola, potrebbe diventare una realtà di sostenibilità e ecologiaFaccio un esempio: è noto a tutti il gravissimo problema della plastica, ormai di portata mondiale e l’isola non ne è assolutamente esente. Allora perché non cercare di arrivare, col tempo, ad avere sull’isola la più parte dell’acqua usata in tavola, in bottiglie di vetro a rendere e non in plastica? Personalmente, poiché l’acqua dell’acquedotto non è certamente molto buona da bere (è molto calcarea), io e i miei famigliari, nei giorni di permanenza all’Elba, compriamo l’acqua minerale della fonte che c’è sull’isola (salvo che riusciamo ad andare a prenderla con i bottiglioni) confezionata in bottiglie di vetro a rendere, e questa è l’unica bevanda durante la nostra permanenza.
Apprendo in questi giorni che la ditta in questione ha iniziato a confezionare l’acqua anche nella plastica, tra l’altro provvedimento controcorrente, visto che nei prossimi anni, la plastica dovrebbe scomparire in gran parte dal mercato. Altro provvedimento potrebbe essere l’incentivare la vendita di prodotti alimentari sfusi (pasta, cereali, leguminose, vino, olio) anche incoraggiandone l’uso da parte del pubblico. Oppure incentivare (e regolamentare) l’utilizzo di bicchieri, piatti, vassoi e altro in cartone o bioplastica,  e non in plastica monouso, in tutte le manifestazioni pubbliche. Con la speranza che lei possa magari promuovere una serata con pubblico dibattito la prossima estate, la ringrazio fin d’ora per lo spazio che vorrà concedermi.

Giuseppe Oddone


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ESA RISPONDE
Solari: «Ecco cosa stiamo facendo per l’ambiente»

Ovunque, in Italia, i rifiuti devono essere raccolti in maniera differenziata. La Regione Toscana ha indicato la necessità di raggiungere, entro il 2020, almeno il 70 percento di raccolta differenziata stabilendo che, in questa percentuale, almeno il 60 percento – escludendo il rifiuto umido – sia avviato a riutilizzo o riciclo. Una bella sfida. Ma siamo fiduciosi. Anche perché gli elbani stanno facendo la loro parte, nonostante non sempre sia facile. Sono circa tre anni, infatti, che anche all’Elba è stata introdotta pian piano la raccolta dei rifiuti “porta a porta”, proprio per avvicinarci sempre di più ai valori proposti dalla Regione.

L’impianto di Buraccio – dove attualmente vengono immagazzinate tipologie di rifiuti quali vetro, plastica, ferro, legno, scarti di apparecchiature elettriche, elettrodomestici, computer e così via  – è nato negli anni 2000 come gassificatore e poi è stato trasformato per trattare il rifiuto indifferenziato. Dal 2016, poi, è stato nuovamente modificato affinché potesse effettuare anche il ciclo di compostaggio della frazione umida raccolta porta a porta e trasformarla in un ammendante – un fertilizzante che migliora le caratteristiche fisiche del suolo – per scopi agricoli e florovivaistici.

ESA è già attiva anche per il recupero di carta e cartone che, lavorate e pressate in balle, vengono avviate direttamente alle cartiere per poter essere riutilizzate.

È in dirittura d’arrivo anche l’autorizzazione ambientale da parte della Regione Toscana per l’installazione di un nastro meccanico di selezione del multimateriale leggero – ovvero plastica e alluminio – che consentirà di riciclare al meglio il prodotto raccolto in modo differenziato dai cittadini.

In generale, tutti i materiali raccolti vengono avviati al riciclo attraverso i vari consorzi nazionali di filiera (Revet-vetro, Corepla-plastica, …) che si occupano della loro trasformazione in “materia prima seconda” e restituiscono ai comuni il corrispettivo economico di quanto consegnato.

Per quanto riguarda la plastica, l’Elba ha iniziato a ridurne l’uso attraverso le varie ordinanze comunali sul divieto di commercializzazione di quella monouso. Ed ESA ha partecipato o sponsorizzato iniziative per creare consapevolezza su ciò che l’uso scorretto di questo materiale ha prodotto nell’ambiente. Anche di recente, durante la manifestazione Elba Book festival, ma ancora di più nel corso di un convegno organizzato con il Parco Nazionale nel novembre del 2018, Isole da salvare: azioni concrete per un arcipelago senza plastica, ESA e gli altri intervenuti hanno espresso la necessità che siano le industrie per prime a produrre tipologie di plastiche biodegradabili e compostabili affinché l’uso abbia riflessi meno dannosi nei confronti dell’ambiente. E non solo: oggi la plastica raccolta che può andare a riciclo al 100% è rappresentata quasi esclusivamente dal Pet, il polietilentereftalato, che è una prima scelta. Ma ciò che resta dopo l’ultima scelta non può purtroppo che essere destinato a finire in discarica o ad essere incenerito, a causa dei molteplici componenti presenti che rendono impossibile il recupero.

Naturalmente l’Elba, pur potendo potenzialmente diventare un piccolo laboratorio per un riciclo di rifiuti virtuoso e ispirato alle “quattro R” – riduzione, riutilizzo, recupero e riciclo – ma non potendo avviare tutte queste fasi come un piccolo microcosmo, deve affrontare il gravoso problema del trasporto dei rifiuti, sia marittimo che terrestre. Ma ci stiamo lavorando.

Per le isole ecologiche o i centri di raccolta di nuova generazione, ESA ha progettato di ricavare spazi, esterni alle isole, da destinare allo scambio solidale nell’ottica di un riuso che potrebbe abbattere lo scarto di tanti oggetti e materiali ancora buoni.

Per quanto riguarda infine il riferimento ai negozi “leggeri”, quelli in cui si acquista senza imballaggi, penso che potrebbero essere una bellissima proposta anche sull’isola e sarebbe utile incentivarne la creazione.

Gabriella Solari

 

 

 

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