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Amianto sui tetti di Portoferraio, nessuno lo vede?

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La denuncia di Legambiente sulla presenza di amianto lungo la Grande Traversata Elbana, nella zona di Colle Reciso, suona come un monito per le autorità locali che dovrebbero intervenire al più presto per bonificare quell’area. Tutto giustissimo. Se non fosse che, ancora prima di Colle Reciso e a ridosso del porto, di amianto ce n’è in quantità maggiore. Più visibile, agli occhi dei turisti che sbarcano dai traghetti e che in questi ultimi giorni ci hanno inviato diverse segnalazioni – con tanto di foto -, ma anche più pericoloso.

Di cosa parliamo? Lungo la strada che dal molo 1 conduce alla prima rotatoria della provinciale in uscita da Portoferraio, la presenza di diversi capannoni inutilizzati e pericolanti sta diventando sempre più ingombrante per quella quantità di amianto di cui sono rivestiti i tetti. Possibile che nessuno se ne sia accorto? Stando alle informazioni di cui siamo in possesso, quei capannoni – e sono anche parecchi – sarebbero di competenza di Esaom, che nel 2012, in realtà, ha rimesso le concessioni di quelle aree nelle mani del Comune. Il punto è che, come previsto dal codice della navigazione, avrebbe dovuto provvedere, sette anni fa, a riconsegnarle in buono stato (e dunque facendosi carico della sostituzione di quei tetti in amianto). Così non è andata. Perché la situazione è di totale stallo. Il Comune, da parte sua, sembra abbia intimato, lo scorso anno, la messa in sicurezza di quegli edifici. Che, oltretutto, si trovano proprio a pochi metri da un istituto superiore.

In realtà, non sono questi gli unici casi di coperture in amianto a Portoferraio ancora ben visibili dopo che l’utilizzo del materiale è stato messo al bando. In piena zona industriale, c’è un altro immobile dato in affitto a delle società di charter.

Come se non bastasse, la presenza scomoda di un materiale fuori legge da oltre vent’anni perché altamente tossico si spinge fino ad una delle spiagge più gettonate da turisti e residenti del capoluogo elbano. Le ghiaie. Dove l’aria che si respira, evidentemente, non ha solo l’odore del mare. Perché un noto bar-ristorante non ha ancora rimosso parte del tetto che risulta essere in amianto.

Insomma, possibile che gli ambientalisti, sempre in prima linea quando si tratta di denunciare uno scempio di natura ambientale, tacciano su una situazione che, ormai, è sotto gli occhi di tutti?

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