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Caro direttore,
ho letto nell’ultimo numero di settembre del “Corriere Elbano” il ricordo di Giuseppino Galeazzi fatto da Giuseppe Davide (leggi qui) che dal 1954 frequenta l’Elba ed in particolare Pomonte. Anche io frequento Pomonte senza soste e senza tradimenti da quando nel 1973 lo vidi per la prima volta e ne rimasi “folgorato” assieme a mia moglie, ai miei figli e a tanti amici.

A parte un refuso (penso?) perché nel 1954 il signor Davide non poteva andare alla “scoperta del relitto” che ancora non c’era, sono però completamente d’accordo col resto dell’articolo e sulla capacità di Pomonte di proporsi come un luogo dell’anima per coloro che lo hanno amato nonostante l’innata diffidenza che non impediva un rapporto di “familiarità” come ben emerge nei disincantati ricordi di “Pomonte Addio” che ha scritto l’amico dottor Beppe Pallini che ne fu avventuroso medico condotto negli anni 1949-50.

Ma che resta del Pomonte di un tempo?
Tra il monte Cenno ed il vicin Schiappone
mentre ci alziam e già ci sentiam stanchi,
sorge l’alba e bela alto il muflone.
Ancora il fosso scende dai lor fianchi
e il Portarogna è un fosso che propone
come un ricordo sul granito a banchi
l’acqua che sgorga in fonti d’acque buone.
Pomonte è un sogno fatto dalla gente
che (se sparisce) poi … non resta niente?

Molti dei pregi del Pomonte di un tempo (compresa la “familiarità” dei rapporti) sono stati effettivamente annullati (qui come altrove) dalla spersonalizzazione dei rapporti sociali per cui tante scelte amministrative e burocratiche, al di là delle buone intenzioni, si sono tradotte in disagi, degrado e complicazioni di vita.

Per cominciare penso alle difficoltà della raccolta differenziata che non prevede nessun luogo o metodo di conferimento per chi (anche per il fine settimana) termina il proprio soggiorno: si debbono lasciare i secchi per le strade per mesi o si deve riportare la nettezza in Continente col traghetto?

Per non parlare delle difficoltà dei parcheggi, dei problemi della sanità (per una colica renale anno scorso ho dovuto spendere per visite, ecografia d’urgenza e medicine più di 300 euro!), del costo dei traghetti e della poca considerazione per chi come me ha creduto nello Scoglio investendoci i proventi di una vita di lavoro, venendo invece perseguitato economicamente dalle tariffe dei servizi (che spesso però sono disservizi) eccetera eccetera…

In particolare il mio disamore è aumentato per l’indifferenza dimostrata dall’ASA che ha rifiutato di prendere in considerazione la mia richiesta di un “ricalcolo per una inspiegabile perdita occulta” di più di 600 mc (= € 3.700 ca.) avvenuta durante il periodo invernale quando ho la certezza e la testimonianza di vicini ed amici che confermano che io non ero all’Elba  e che di questa perdita non c’è stata traccia né in casa né nella strada!

[E so di non essere stato il solo in quel periodo di lavori ad un acquedotto scassato! Inoltre per una mia precedente perdita di entità molto minore per un colpo d’ariete nel 2005 mi cercarono fino ad Innsbruck perché l’acqua scorreva da giorni in piazza a Pomonte!]

Sono anche questa batoste e l’impossibilità di spiegarsi con una persona reale che portano al disamore e … al calo delle presenze!

Distinti saluti

Franco Zappi, Pomonte

 

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