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Siamo sicuri che l’Isola di Pianosa sia veramente così “Plastic Free” come vogliono farci credere?

Perché allora il bar ristorante, gestito da una cooperativa sociale, continua a somministrare bevande al pubblico in bottiglie di plastica e distribuisce ai clienti posate, bicchieri e piatti che, in teoria, dovrebbero essere stati già banditi?

La domanda non è retorica. Perché sull’isola piatta, così come su tutto il territorio di Campo nell’Elba, vige, o forse dovremmo usare il condizionale, un’ordinanza in base alla quale l’uso e la vendita di plastica monouso è vietata.

Ordinanza che risale al gennaio 2019. Da  quella data, teoricamente, i commercianti avrebbero avuto 120 giorni di tempo, ben quattro mesi, per ridurre, quantomeno, il consumo e l’utilizzo della plastica monouso.

Un’abitudine sana, quanto virtuosa, che Pianosa avrebbe potuto seguire già da subito. Intanto perché il bar ristorante è l’unica attività commerciale sull’isola. E poi perché la sua gestione è stata affidata, tramite gara d’appalto, ad una cooperativa sociale che, oltre al bar, gestisce anche l’hotel per conto del Comune di Campo nell’Elba. Insomma, trasformare Pianosa in un’isola completamente “plastic free” sarebbe stato facile.

Ma a cosa serve un foglio di carta che vieta la vendita e l’utilizzo di plastica monouso se poi nessuno vigila affinché quelle disposizioni non restino solo parole scritte nero su bianco?

E invece il primo a ignorarle sembra essere proprio il sindaco Davide Montauti – che ha addirittura voluto riservare a sé la delega dell’isola – e che si è vantato del fatto che la sua amministrazione sia stata tra le prime a trasformarsi in “plastic free”, facendosi elogiare dagli ambientalisti. Ai quali consigliamo una bella gita a Pianosa per rendersi conto di come stanno davvero le cose.

E non è neppure finita qui. Il sindaco Montauti dovrebbe rassicurarci sul fatto che a Pianosa si paghi la Tari. Perché sono tante le segnalazioni che ci sono arrivate e che dicono il contrario.

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