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Elba Isola Musicale d’Europa, sesta serata nel chiostro del Centro De Laugier

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Sesta giornata per il Festival “Elba Isola Musicale d’Europa”. Sempre nell’intento di partecipare alle celebrazioni dell’isola per il cinquecentenario di Cosimo I de’ Medici – come è avvenuto già per l’inaugurazione con l’Ensemble La Pifarescha – a ospitare l’appuntamento di lunedì 2 settembre a Portoferraio sarà il chiostro del Centro Culturale De Laugier, un ex convento che per volere del Granduca nel 1562 fu trasformato in una caserma che avrebbe poi ospitato l’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano. Il concerto – con inizio alle 18 – vedrà protagonisti cinque musicisti: Aki Saulière e Maria Bader-Kubizek (violini), Pablo Hernàn Benedí e Béatrice Muthelet (viole), Vashti Hunter (violoncello).

Il programma, che spazia tra Settecento, Ottocento e Novecento – presenta cinque pezzi di musica da camera, tre dei quali di non frequentissimo ascolto, come i Duetti per due violini di Bartók, il Duo per violino e violoncello di Martinů e Dhipli Zyia per violino e violoncello di Xenakis. Il concerto si apre con il Trio per archi D. 471, una delle miniature più affascinanti della musica da camera di Schubert. Costituito da un allegro e da un andante incompiuto, è una pagina scorrevole composta per gli amici del compositore che si ritrovavano insieme a lui in quelle serate viennesi di musica, letteratura e poesia passate alla storia con il nome di “schubertiadi”. Si prosegue con una piccola selezione tratta dai 44 duetti per due violini Sz. 98 di Bartók, composti nel 1932 per essere inclusi nel metodo per lo studio del violino dell’insegnante e musicologo Erich Dolphin. Questi brevi pezzi attingono il materiale tematico dalla tradizione popolare di tutto il territorio dei Carpazi e dei Balcani, includendo anche influenze arabe, derivanti dalle etnie musulmane presenti in quelle regioni. Verrà poi eseguito il Duo n 2 per violino e violoncello H. 371 di Martinů, scritto in quattro giorni nell’estate del 1958, un lavoro lirico, caratterizzato da lunghe, meravigliose melodie. Come in tutta la produzione da camera del compositore ceco, si tratta di musica “pura”, estranea a qualsiasi programma, in cui si sposano felicemente ricchezza armonica, varietà dei mezzi strumentali ed elementi della musica popolare del suo Paese. Il concerto continua con Dhipli Zyia per violino e violoncello del greco Iannis Xenakis (1922–2001), uno dei compositori più rappresentativi della seconda metà del Novecento. In questo Duo, Xenakis fa riferimento ai complessi popolari greci – che frequentemente associano due strumenti come violino e liuto o clarinetto e tamburino – ed esplora le aspre sonorità di un violino e di un violoncello che suonano per doppie corde e vigorosi staccati.

Evidente è l’influenza di Bartók, soprattutto nella varietà ritmica del pezzo. Il compito di concludere è affidato alla musica di Haydn, considerato il fondatore del quartetto per archi, di cui sarà eseguito il quartetto in do maggiore op. 76 n. 3 “L’imperatore”, notissimo perché nel secondo movimento utilizza la melodia dell’inno austriaco (poi passata all’inno nazionale tedesco), che lo stesso Haydn aveva composto sulle parole “Gott erhalte den Kaiser” (Dio conservi l’imperatore) e che fu eseguito la prima volta il 12 febbraio 1797 in occasione del compleanno di Francesco II.

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