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Maria Walewska, l’amante di Napoleone Bonaparte

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“Un testimone oculare e il signor Lapi di Portoferraio (allora Direttore delle possessioni imperiali nell’Isola) hanno narrato che trovandosi da più giorni Napoleone in Marciana, una sera comparve una barchetta ove erano, oltre due marinari, una donna velata, un fanciullo e un altro uomo che sembrava un confidente o domestico. Queste tre persone andarono alla dimora di Napoleone che era accorso ad incontrarle; ricevé la donna ed il figlio con prove di affetto e li condusse in casa, ove stettero chiusi e invisibili a tutti per due giorni. Alla fine del secondo giorno Napoleone li riaccompagnò alla barchetta, ove montarono e subito partirono. Nel distaccarsi dal fanciullo, egli disse queste parole: “adieu, cher ènfant de mon coeur”. Ritornato a casa, prese un cannocchiale e continuò a guardarli finché la loro vista scomparve dall’orizzonte”. Questo è quanto scrive Giovanni Livi in “Napoleone all’Isola d’Elba”.

Tutti noi sappiamo ora chi fosse la misteriosa donna velata e il fanciullo, ma i bravi isolani in quel momento pensarono che si trattasse dell’Imperatrice Maria Luisa e del piccolo re di Roma suo figlio; sembra perfino che uno dei domestici di Napoleone fosse stato messo in prigione per aver fatto circolare questa falsa notizia e che il Maire di Marciana avesse addirittura dato ordine di allestire un’illuminazione in onore della la dama che, per recarsi nella casetta alla Madonna del Monte, avrebbe attraversato il suo villaggio.

La cosa ovviamente rese furioso l’Imperatore che, nell’intento di voler tenere segreta l’identità della visitatrice, dispose rapidamente di far revocare l’ordine dopo aver aspramente rimproverato il Maire per questo suo eccesso di zelo.

La visitatrice non era infatti l’Imperatrice sua consorte, donna che Napoleone aveva visto per l’ultima volta la mattina del 25 gennaio 1814 e che non mise mai piede sull’isola per consolare il marito in esilio ma, come tutti sanno, una dama polacca, di Varsavia, una dama che l’Imperatore aveva reso madre nel 1810.

Bionda, con gli occhi azzurri, piccola ma ben fatta, malinconica e al tempo stesso sorridente, Napoleone aveva conosciuto Maria Laczyńska Walewska a Varsavia all’inizio del 1807. Aveva appena vent’anni quando era andata sposa al conte Walewsky, stimato proprietario terriero di ben cinquantadue anni più anziano di lei.

L’imperatore se ne era invaghito immediatamente; lei resistette quattro giorni prima di cedere al fascino dell’uomo che, in quel momento, era al culmine della gloria. Cosa che lo lasciò stupefatto e sempre più innamorato.

Ora, 1° settembre 1814, l’imperatore l’aveva chiamata all’Elba e lei stava arrivando.Stettero due giorni sotto la sua tenda, cullati dalla brezza del vento e lontani dal rumore del mare. Il terzo giorno dovettero separarsi nonostante una specie di uragano stesse sconvolgendo il cielo e la terra quasi a voler impedire la partenza dell’amata Maria. Nonostante il pessimo tempo la contessa Walewska lasciò l’isola per tornare sul continente. Lui rimase in apprensione vivendo ore di angoscia finché non gli arrivarono notizie che lei e il piccolo Alessandro erano sani e salvi e che tutto era andato per il meglio.

Il giovane Walewsky era un ragazzo gentile, pallido e con qualcosa dell’imperatore nei tratti del viso. Aveva quattro anni quando incontrò suo padre alla Madonna del Monte e il futuro gli avrebbe riservato una lunga e intensa carriera pubblica come Ambasciatore e Ministro degli Affari Esteri sotto il Secondo Impero. Miglior fortuna di quella riservata al fratellastro Napoleone Francesco Giuseppe Carlo Bonaparte, nato nel 1811 dall’Imperatrice Maria Luisa, seconda moglie di Napoleone e morto a Vienna nel luglio del 1832. Fu Imperatore dei Francesi per soli due giorni con il nome di Napoleone II.

Testi consultati
Giovanni Livi Napoleone all’Isola d’Elba – le Opere e i Giorni – Roma; Paul Gruyer Napolon Roi de l’Ile d’Elbe – Librairie Hachette et C -1906; Vincenzo Mellini Ponce de Leon Napoleone I° All’Isola d’Elba – 1962 Leo S. Olschki Firenze; Napoléon, Souverain de l’île d’Elbe. Mémoires de Pons de L’Hérault

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