CONDIVIDI

Il caso di malasanità denunciato nello scorso numero del Corriere Elbano (leggi qui) ha sollevato un’enorme ondata di indignazione. Non tanto in nome del povero Cristo che è morto, pace all’anima sua, quanto in quello del personale dell’ospedale.

Da più parti, infatti, si sono levati cori da stadio in difesa dei camici bianchi del nosocomio elbano. Hai voglia a ribadire che non si voleva attaccare medici e infermieri tout court. Niente. Tutti, a quanto pare, preferiscono far finta di non capire.

La maggior parte dei messaggi pervenuti in redazione era da parte di dottori di lontane province italiane che difendevano il collega a priori, senza entrare nel merito del caso specifico. Perché “errare è umano”. Come no? Andatelo a dire alla vedova e ai due orfani.

Ci sono stati anche i messaggi di chi insisteva nel dire che il medico somaro era una guardia turistica e non un medico dipendente dell’ospedale. Come se, in termini di malasanità, cambiasse qualcosa: era comunque un medico, non un tizio che passava di lì per caso. Il suo dovere era salvare quella vita. E non lo ha fatto. Per superficialità, negligenza o per sfiga. Ma tant’è.

In tutto questo bailamme, però, inquieta e lascia basiti la reazione dell’ASL di Livorno che, dopo un silenzio di due settimane – le ferie sono sacrosante – manda una lettera-diffida (che pubblichiamo qui sotto) del proprio legale che, finalmente rientrato al lavoro, ora pretende un “subitaneo riscontro”. Un capolavoro di reticenza, con l’unica preoccupazione di escludere responsabilità del personale del Pronto Soccorso (e chi l’ha mai scritto?) su una tragedia di cui non si fa il minimo accenno. Come se la morte di un uomo per la diagnosi superficiale di un medico alle prime armi non sia neppure avvenuta. E come se la scelta di quel medico non dipendesse dagli indignati mandanti del legale livornese. Sull’episodio, denunciato dal Corriere Elbano, un vergognoso silenzio. è proprio il caso di dirlo: un silenzio di tomba.

***
LA LETTERA DELL’ASL

Buongiorno,
Le scrivo avendo ricevuto mandato dall’Azienda USL Toscana Nord Ovest di agire in riferimento all’articolo da Lei pubblicato in data 13.8.2019 e relativo ad un decesso avvenuto sull’Isola d’Elba.
Dopo le necessarie verifiche, tale commento si mostra particolarmente diffamante verso i servizi dell’Azienda pubblica scrivente e travalica gravemente il diritto di critica riportando tra l’altro affermazione, alcune perfino virgolettate, del tutto infondate e non veritiere che minano la fiducia del pubblico verso i nostri servizi e determinano, oltreché una lesione dell’onore dell’Ente e dei suoi Collaboratori, la pubblicazione e diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico.
Prima di intraprendere più pesanti iniziative, sia verso l’Autorità Giudiziaria che verso organi di controllo dell’esercizio professionale, per le quali ho già ricevuto mandato, Le chiedo pertanto di rettificare immediatamente e con analogo rilievo e risalto l’articolo in questione con particolare riferimento al ruolo svolto dal Pronto Soccorso di Portoferraio, alla inesistenza allo stato di affermazione alcuna di responsabilità e alle frasi ed atteggiamenti infondatamente ricondotti al medico legale intervenuto nella vicenda.
La invito altresì, ove lo ritenga, a contattare allo scopo il nostro Responsabile dei rapporti con la stampa, dr.sa Daniela Gianelli, affinché la rettifica costituisca adeguata riparazione.[…] Restando in attesa di un Suo subitaneo riscontro, Le porgo distinti saluti.

Avv. Luca Cei

***
Gentilissimo avvocato Cei,
bentornato dalle ferie. Proprio in queste ore mi stavo chiedendo – e lo stavano facendo anche tutti i medici e gli infermieri dell’ospedale di Portoferraio – come mai l’Asl di Livorno, a due settimane dalla pubblicazione dell’articolo-denuncia sulla morte del turista laziale all’Elba, ancora non si fosse fatta sentire con una qualsivoglia presa di posizione. Poi, finalmente, è arrivata la sua lettera.
Mi aspettavo una smentita categorica dei fatti da noi denunciati, corredata da precisi dettagli sull’inchiesta interna che ne è seguita. Perché l’avete fatta un’inchiesta interna, vero?
Nella sua lettera, invece, noto solo un’ingiustificabile reticenza su quello che avete sbrigativamente liquidato come un semplice decesso, senza il minimo accenno al medico in servizio alla Guardia Medica Turistica, situata all’interno dell’Ospedale. Che, di fronte a quei sintomi, avrebbe dovuto semplicemente spedire quel poveretto all’adiacente Pronto Soccorso… Quanto alla responsabile dei rapporti con la stampa, perché non ci dice se quel medico è ancora lì in servizio? Attendo fiducioso un vostro “subitaneo riscontro”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here