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Neanche il tempo di sbarcare dalla nave in arrivo da Marina di Campo. Il colpo d’occhio è a dir poco imbarazzante. “Attenzione – si legge subito – zona pericolosa vietato l’accesso”. Davanti, il forte, immediatamente visibile quando si accede all’Isola di Pianosa. Il suo stato, però, non è proprio dei migliori. Tant’è che l’area è stata transennata, soprattutto per un evidentissimo rischio di caduta di pezzi di cornicione e di intonaco. Ma questo è solo una piccola parte del puzzle che fotografa l’isola carcere dell’Arcipelago Toscano. Degrado, abbandono, vegetazione che cresce spontanea, mancanza di servizi igienici pubblici (l’unico è quello che si trova all’interno del bar ristorante), spazzatura non adeguatamente differenziata e qualche anomalia che lascia perplessi.

La prima, i cartoni di frutta e verdura che la prima nave della mattina porta sull’isola. Ma come? Non si era parlato di coltivazioni a km 0 tanto ricercate dai vip che in estate approdano sull’Isola d’Elba? Possibile che nessuno sappia o si sia accorto di nulla? Ma i problemi non finiscono qui. Perché ad allungare la lista delle situazioni dubbie che aleggiano su Pianosa ci sarebbe anche quella che riguarda la spazzatura. Succede che alle spalle del bar-ristorante gestito cooperativa che, per il secondo anno, ha vinto il bando per l’affidamento dell’attività (oltre a quella dell’hotel), c’è un cassone che, a dire il vero, dovrebbe ospitare solo materiale ingombrate. E invece no. C’è di tutto. Scarti edili, plastica, sacchi neri dell’immondizia, ferro e altri rifiuti che certo non avrebbero diritto a stare lì. Come se non bastasse, alle spalle della Casa dell’agronomo, attualmente in fase di restauro, ci sono ben due discariche in bella vista di materiale edile che non passa certo inosservato agli occhi dei visitatori. Uno spettacolo raccapricciante, così come lo è la vista di tutti quegli immobili abbandonati che un tempo componevano il paesino dell’isola. Oggi è una terra fantasma. Che poco ha da raccontare. La fotografia è quella di case vuote e lasciate al degrado più totale. Finestre rotte, persiane spalancate, tetti scoperchiati, vegetazione che cresce spontanea e in alcuni casi talmente secca da diventare anch’essa un pericolo. La zona del porto vecchio continua ad essere interdetta ai turisti. Tutto è transennato. Del campo da calcio, che un tempo ospitava gare e campionati a cui hanno partecipato perfino grandi personaggi di serie A, è rimasto ben poco. Soltanto le due porte. Perché il rivestimento è stato praticamente smantellato. E lì resta, piuttosto malconcio, sotto gli occhi attenti degli ospiti. Per non parlare di quell’imponente edificio, negli anni ’50 era la sede del circolo ricreativo assistenza lavoratori, che rischia di essere distrutto da quell’albero di fico che pian piano sta crescendo spontaneamente.

Insomma, gli interrogativi sono tanti. Inutile chiedersi di chi sia la responsabilità di tutto questo. Come è ormai noto, Pianosa è di competenza di Demanio, Parco Nazionale Arcipelago Toscano, amministrazione penitenziaria e Comune di Campo nell’Elba. C’è da segnalare come, di fronte all’immobilismo di alcuni enti istituzionali, ci sono gruppi di volontari che si prodigano per restituire a quest’isola la dignità che si merita. Come ad esempio l’associazione per la difesa dell’isola di Pianosa che, circa dieci anni fa, ha chiesto l’affidamento dell’edificio ex Poste. Immobile che oggi ospita uno spazio allestito con immagini e foto che raccontano un’isola e la sua storia. Se solo potesse essere da esempio per tutti gli altri.

2 COMMENTI

  1. Faccio parte della Associazione e ringrazio per le belle parole a noi rivolte. Solo una precisazione: la casa ci è stata data in affitto dal Demanio.
    Fausto Foresi

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