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Fantasy, “La lama di Fuoco”- 10° puntata

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Il momento di commozione durò per diversi minuti, nei quali Ailis cercò di assaporare tutto quello che le era mancato per ben quindici anni. Il profumo dei capelli della madre, la forza e il calore dell’abbraccio del padre. Quando si staccò dai due, la prima cosa che chiese fu: «Perché mi avete allontanata da voi?».

Nifall, mettendo la sua mano sul braccio del marito, decise di rispondere lei a questa domanda: «Vedi piccola mia, non è stato affatto facile. Pensi che come madre fossi felice di separarmi da mia figlia ? Una figlia appena nata per di più?».

Aspettando che la prima parte della risposta si depositasse nella mente di Ailis, Nifall riprese a raccontare: «Purtroppo, non appena sei venuta al mondo, i segni del cielo furono chiari ed inequivocabili sin da subito. Tu eri la predestinata, colei che, un giorno, avrebbe sconfitto il Signore Oscuro. Nioclas, tuo nonno, nonché… mio padre, anche se a malincuore, fu costretto a confermare quanto il cielo stava indicando. Dopo la tua nascita ti prese con sé, portandoti nella città di Doirin. Una volta lì, avresti ricevuto l’istruzione magica necessaria a maneggiare la Sacra Spada, la Lama di Fuoco; una spada maledetta in verità. Una volta compiuta la tua istruzione, saresti dovuta tornare qui con tuo nonno per concludere la tua comprensione delle arti magiche, includendovi quelle relative alla magia dei Druidi. Ma il fatto che tu sia qui senza di lui, e così presto per di più, ci fa capire che le cose sono precipitate ad una velocità incredibile. Il nostro comune nemico deve aver scoperto qualcosa di molto importante, per essere stato costretto ad attaccare la città di Doirin prima del tempo. Forse sperava di impossessarsi della spada, o forse di colei o colui che l’avrebbe brandita, un giorno, contro di lui».

«Mamma, pensi che il Signore Oscuro possa trovare il modo di oltrepassare le difese magiche erette dai Druidi a protezione del Passo di Deklan?».

Questa volta fu Lucas a rispondere, il padre di Ailis. «Vedi figlia mia, per quanto potente possa essere diventato il nostro nemico, neanche il suo immenso potere magico lo può aiutare in questo; a meno che qualcuno, a conoscenza delle specifiche formule magiche, non lo metta in condizione di superare le nostre barriere difensive, permettendogli di superare il passo ed arrivare sin qua. Ma anche se riuscisse in questa sua pazzesca impresa, troverebbe tutti i popoli della Terra di Myar uniti e compatti e pronti a respingere la sua immonda compagine formata dai suoi Uomini Bestia. Dalla nostra avremmo anche tutte le creature che popolano questi luoghi e non solo, la stessa Madre Terra si opporrebbe a lui».

«L’unico in grado di fornirgli le informazioni utili sarebbe Nioclas. Ma non so se sia ancora vivo…scusa mamma. L’ultima volta che l’ho visto si apprestava ad affrontare un intero esercito di Uomini Bestia tutto da solo e, in tutta sincerità, non so se il nonno sia sopravvissuto». Disse, con un misto di tristezza e timore, la giovane Ailis. «Su questo non ho alcun dubbio. Vedi piccola mia, tuo nonno è l’unico a conoscenza dei segreti relativi alla Lama di Fuoco, su chi sia predestinato a maneggiarla, su come non farsi sopraffare dal suo potere malefico. Perciò, in tutta onestà, credo che tuo nonno sia ancora vivo, probabilmente fatto prigioniero dal Signore Oscuro, ma vivo». A quelle parole, il cuore di Ailis ricominciò a battere forte per il nonno, speranzosa che ciò che le aveva appena detto sua madre rispondesse al vero.

«Sarebbe meglio muoversi e dirigersi al villaggio. Dobbiamo riunire il Consiglio dei Popoli di Myar, riferirgli ciò che ci hai appena detto e prepararci ad un eventuale attacco da parte del nemico».

Con queste poche parole, Lucas fece segno alla moglie di aiutare la figlia a prepararsi, il viaggio che avrebbero dovuto fare per arrivare sino al villaggio sarebbe durato due giorni, sempre che non fossero insorti problemi improvvisi e tutto fosse filato liscio come l’olio. Anche se quella era casa loro, e per questo la conoscevano come le loro tasche, era pur sempre piena di insidie, come, d’altronde, tutte le terre del mondo emerso.

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