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Ospedale, carenze di organico e medici senza specializzazione. E poi vi indignate se si parla di malasanità?

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La cronica carenza di medici negli ospedali di tutta Italia sta producendo effetti allarmanti. Primo su tutti, il fatto che si è deciso di assumere camici bianchi non specializzati. Cioè solo laureati in medicina generale.

A lanciare il grido d’allarme sugli specializzandi assunti nei pronto soccorso è il quotidiano “La Repubblica” che spiega come un paio di mesi fa la Toscana (al pari di altre regioni) ha deliberato di mettere nel pronto soccorso circa 200 laureati con lo scopo di formarli. Va da sé che non tutti abbiano sufficiente esperienza per affrontare determinate situazioni, soprattutto in emergenza.

Ed è esattamente quello che è successo con il medico dell’ospedale di Portoferraio  – laureato nel 2017 in medicina generale – che non ha saputo nemmeno riconoscere i sintomi di un infarto. (leggi qui) 

Certo, per capire che un dolore al petto e il formicolio al braccio sinistro sono segnali sospetti meritevoli quantomeno di un controllo del sangue non ci vuole una specializzazione in cardiologia. Ma di sicuro maggiori competenza ed esperienza avrebbero risparmiato a quel giovane medico il senso di colpa per una morte evitabile.  

Questo per rispondere a tutti quegli “indignati” che, probabilmente senza fare nemmeno la fatica di andare oltre il titolo, hanno subito tuonato contro l’articolo che denunciava l’episodio di malasanità nell’ospedale elbano.

È partita un’improbabile gara a chi raccontava la propria esperienza all’interno del nosocomio di Portoferraio – “mi sono sbucciato un ginocchio e mi hanno medicato”, “ho avuto un ictus e mi hanno ricoverato”, “gli infermieri sono tutti gentili” – dimenticando che un uomo è morto per un infarto in atto da 24 ore “curato” con un antinfiammatorio.

Dieci, cento, mille esperienze positive cancellano forse una morte per negligenza?

Andatelo a dire alla famiglia. “Signora, ci dispiace se suo marito, il padre dei suoi due figli, è morto perché il giovane medico – non specializzato – non ha riconosciuto i sintomi di un infarto. Ma l’anno scorso in questo ospedale hanno curato un sacco di persone! Suvvia, chiudiamola pari e patta”.

Anche perché molte delle esperienze raccontate risalivano appunto agli anni passati. E chi ha fatto la fatica la andare oltre il titolo, leggendo tutto l’articolo, avrà capito – si spera – che la denuncia del caso di malasanità aveva un respiro più ampio: si sottolineava, infatti, che la causa a monte di quella morte è da ricercare nello smantellamento progressivo dei servizi dell’ospedale elbano. E nella cronica mancanza di organico, soprattutto durante l’estate, quando la popolazione si decuplica. 

E non lo diciamo solo noi. Lo ribadisce anche il noto cardiologo elbano Mario Mellini che, nei giorni scorsi, ha inviato una lettera aperta ai giornali (leggi qui) in cui scrive inequivocabilmente: “la cardiologia elbana ha un organico insufficiente“.

Così, mentre la vedova ha fatto sapere, tramite il suo legale, che sta portando avanti tutte le pratiche per la riesumazione della salma per procedere all’esame autoptico, ribadiamo il concetto per i più duri di comprendonio: nell’ospedale elbano lavorano tanti medici (e infermieri) competenti, gentili e diligenti. Ma non sono sufficienti.

Loro, ogni giorno, provano a fare miracoli. Tra carenze di organico e risorse. E spesso, pur con tanta fatica, ci riescono. Ma a volte ci scappa il morto. Ed è in nome di quel morto che portiamo avanti questa battaglia. Perché non capiti più. Per le famiglie. Ma anche per gli stessi medici. Che meritano di lavorare in condizioni migliori.    

 

 

 

1 COMMENT

  1. Per fare la Guardia turistica non serve la specializzazione; non serve per legge, ma anche non è obiettivamente necessaria per svolgere quel tipo di lavoro. Non si capisce dove i giovani medici già abilitati al lavoro dovrebbero farsi l’esperienza, se pretendiamo di avere tutti medici con esperienza!
    Ma soprattutto si continua a gettare addosso a questo medico, senza fornire alcun altro parere, senza dargli possibilità di replica e senza che la Asl ritenga d’aprir bocca in merito, la colpa di aver ucciso una persona. Paglia continua a parlare di infarto senza che nulla – nulla! – provi che la persona deceduta avesse un infarto e che la causa della morte sia un infarto. Paglia era presente quando il paziente ha parlato con il medico e questo l’ha visitato? Come fa a sapere che gli ha riferito “i sintomi di un infarto”? A volerla dir tutta, esistono altre versioni (che Paglia si guarda bene dal citare).
    Se il giovane medico abbia sbagliato o meno, in assenza dell’autopsia e senza aver ricostruito correttamente la vicenda, io non lo so, non lo sa nessuno e non lo sa neanche il signor Paglia, che pure, solo ascoltando la moglie, ha già fatto perizie, tratto le conclusioni, svolto il ruolo di pubblica accusa e di giudice, deciso la condanna e stabilito la pena. Complimenti a chi sa fare in cosí breve tempo quello che normalmente richiede mesi di lavoro a professionisti con lauree e specializzazioni diverse!
    Sul definanziamento della sanità ce ne sarebbe da dire, ma non si comprende cosa c’entri con una vicenda in cui un paziente si reca dal medico della Guardia turistica – che ci sarebbe stato lo stesso, con le stesse qualifiche, anche se per la sanità si spendesse il doppio – e questi, forse (FORSE) sbaglia la diagnosi.
    Una penultima annotazione: il medico della Guardia turistica a Portoferraio sta fisicamente nell’ospedale (cosa abbastanza rara) ma non è nell’organico dell’ospedale, non è un medico ospedaliero, non è un medico deputato all’emergenza-urgenza, non dipende dal Pronto Soccorso con il quale non ha alcun collegamento, bensí è un servizio territoriale organizzato dalla Asl; qualcuno fa una interessata confusione.
    L’ultima annotazione: ricordiamo che il Corriere Elbano è l’organo di stampa di Moby/Toremar e il signor Paglia è stipendiato dall’armatore Onorato. La linea editoriale è quella di attribuire tutti i problemi dell’Elba, veri e non veri, e il calo delle presenze turistiche, a tutto meno che ai traghetti, come se la politica e i prezzi di Moby e Toremar non c’entrassero nulla con le difficoltà di venire all’Elba. Di qui, si pubblicano notizie non verificate come “la gente non viene a fare immersioni all’Elba perché sa che la camera iperbarica dell’ospedale è piccola” (?!?!?) o le lettere di turisti pontificanti sulla necessità di fare una passerella pedonale accanto alla strada della Costa del Sole come se fossimo nella pianura padana…

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