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Malasanità, morire d’infarto all’Elba con medici incompetenti

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Questa è l’ennesima storia di malasanità. Questa è la storia di una vacanza sfociata in tragedia, in un infarto. Questa è la storia di cosa può significare smantellare progressivamente i servizi dell’unico ospedale dell’Isola d’Elba. E non sapere far fronte, in piena estate, ad una popolazione che arriva a decuplicarsi.

Ultima settimana di luglio. In un grande albergo di Marina di Capoliveri, una coppia del frusinate, in vacanza con la figlia, è appena rientrata dopo una bella giornata di mare. Lui, 62 anni, comincia però a sentire un dolore al petto e il braccio sinistro inizia a formicolare. Si consulta con la moglie e insieme decidono di fare un salto in ospedale, a Portoferraio. Sono le 18. Vengono introdotti all’interno della Guardia Turistica Medica del Pronto Soccorso.

Lui spiega al giovane medico di turno quegli strani e allarmanti sintomi. Anche uno specializzando sa cosa fare in questi casi: un prelievo, si controllano gli enzimi e si dispone un elettrocardiogramma. Macché, lui si limita a misurare la pressione. E sentenzia: «Non c’è niente per cui preoccuparsi… saranno le conseguenze dell’aria condizionata, una semplice infiammazione… le faccio la ricetta per il Brufen». La coppia, tranquillizzata, ubbidisce. Poi, torna in albergo, cena e lui inizia ad assumere l’antinfiammatorio. La notte trascorre abbastanza tranquilla, l’uomo continua  a sentirsi addosso uno strano malessere, ma decide che se riparlerà al ritorno a casa, tanto la vacanza sta quasi per finire.

Il giorno dopo, di nuovo al mare e alle 17 in albergo. Sempre sotto Brufen, lui si fa la doccia e si stende sul letto per un riposino. Quando la moglie esce dal bagno dopo la sua doccia, lo trova lì, immobile. Stroncato dall’infarto in atto da 24 ore. Si precipita nella hall chiedendo un defibrillatore. Purtroppo, non c’è, non è previsto. Arriva l’ambulanza e il medico può solo constatare il decesso. Dal frusinate, l’altro figlio della coppia e alcuni amici si mettono subito in viaggio per non lasciare sole le povere donne. Ma quando arrivano a Piombino, è ormai mezzanotte e non ci sono più traghetti in funzione. Allora affittano un gommone e alla luce dei telefonini, raggiungono l’Elba.

La mattina dopo, nella camera mortuaria dell’ospedale, il medico legale, quando sente il racconto, strabuzza gli occhi e non ha remore nel bollare la vicenda come «un caso di grave negligenza». Tant’è che caldeggia l’autopsia. Ma la donna è sfinita, fisicamente e moralmente. Non se la sente di restare sull’isola altri tre o quattro giorni, i tempi tecnici per l’esame autoptico. E avere ancora a che fare con i medici dell’ospedale. Uno strazio che vuole risparmiare soprattutto ai figli.

Ora, tocca, alle carte bollate. Nella speranza che la vicenda possa servire di monito (e di salvezza) per altri elbani e turisti. Perché, se si fosse subito formulata correttamente la diagnosi, ci sarebbe stato tutto il tempo di intervenire con quell’elisoccorso che già in passato è riuscito a salvare tante vite.

P.S. Abbiamo preferito lasciare anonimo questo caso di malasanità, per rispetto della vittima e della sua famiglia. E di pietà per quel medico somaro. Perché lo scandalo che ci preme denunciare riguarda la situazione di progressivo abbandono dell’Elba e dei suoi servizi ospedalieri. Ma che nessuno si azzardi a provare a smentire questa storia. Siamo pronti a tornarci sopra con nomi, cognomi (anche del medico) e testimonianze dirette. A cominciare da quella della vedova.

7 COMMENTS

  1. Egr. Sig. Paglia,
    almeno il corso di primo soccorso lo ha mai fatto?
    Come si può affermare che quella persona è deceduta d’infarto senza che sia stata fatta l’autopsia (i parenti peraltro hanno voluto che fosse fatta oppure no?) e senza aver interpellato il personale medico coinvolto?
    Poi, sparare a zero così sulla sanità elbana pare veramente eccessivo. Ha una vaga idea delle persone che lavorano all’interno dell’ospedale e fuori di esso, del mazzo che si fanno specialmente in questa stagione, della professionalità e dell’impegno che ci mettono ogni giorno?
    TV

    • Commento memorabile veramente. Ma secondo lei una persona di una certa età potrà aver fatto il corso di primo soccorso? Poi se io vado al pronto soccorso, lì sono obbligati a fare tutti gli accertamenti, indipendentemente dal fatto che una persona dica i sintomi che ha. E cmq nell’ospedale Elbano ci sono pochi infermieri e dottori specializzati, molti sono tirocinanti che ancora non sanno dove mettere le mani.

      • Mi pare che lei non ne azzecchi una.
        Il corso di primo soccorso (meglio, BLSD) esiste da anni e lo può fare chiunque, ci sono persone piú anziane del signor Paglia che lo conoscono alla perfezione. Ma non è questo il punto.
        “Al Pronto Soccorso sono obbligati a fare tutti gli accertamenti indipendentemente dal fatto che una persona dica i sintomi che ha”?!? Si vede proprio che non è un medico. Un medico, in scienza e coscienza, secondo le evidenze scientifiche e le buone pratiche mediche, farà gli eventuali accertamenti sulla base della storia clinica, dei sintomi e dell’esame del paziente. Non è che a chiunque arrivi al PS – e questo articolo NON PARLA DEL PRONTO SOCCORSO, come ve lo si deve ripetere?!? – si cominciano a fare esami a tappeto o gli esami che richiedono il paziente o i parenti. La medicina non funziona cosí.
        La diffido poi dal dire che “nell’ospedale elbano ci sono pochi infermieri e dottori specializzati, molti sono tirocinanti che ancora non sanno dove mettere le mani”, perchè è un grappolo di bugie. Tutti i medici dell’ospedale hanno una specializzazione, per la quale hanno studiato almeno quattro anni, di solito cinque. Solo pochissimi che si occupano di emergenza non hanno dal punto di vista formale una specializzazione ma percorsi formativi specifici del settore (la specializzazione in medicina d’urgenza è stata istituita abbastanza di recente). Per gli infermieri semplicemente non esistono le specializzazioni!
        Ma soprattutto all’Elba non ci sono “tirocinanti”. Chi lavora è un infermiere o un medico laureati e abilitati. Il tirocinio si fa PRIMA, affiancati a infermieri o medici esperti, e non si è mai soli; e non essendoci all’Elba un’università, non ci sono neanche tirocinanti.
        È evidente che lei non sa nulla di medicina, dell’ospedale dell’Elba, della formazione del personale sanitario, ma ciò nonostante ne vuol parlare. Senza contare che parla dell’ospedale quando la vicenda è relativa a un medico della Guardia turistica.
        Verrebbe da augurarle che la gente abbia verso lei e il suo lavoro – quale che sia – la stessa considerazione che lei ha verso i lavoratori dell’ospedale di Portoferraio; ma io non sono cosí cattivo.

  2. Gent. Sig. Paglia,
    letto il titolo, mi sono approcciato al Suo articolo con quello spirito ilare e rassegnato che si riserva allo pseudo-giornalismo spazzatura. Il coctail di Ferragosto del Bomber, una qualche nave pirata che trasporta invasori ed un folcloristico esempio di presunta malasanità colorano sempre le pagine di giornali utili ad impedire il traballamento del tavolo di casa.
    Ma…
    Dopo le prime risate fatte tra amici per lo squallore di un articolo che non riporta fonti, descrive sommariamente i fatti e non ha nessun razionale medico, l’ilarità è svanita e sono stato colto da un senso di disgusto personale. Una domanda mi ha afflitto: il fine di un mediocre giornalista di ricevere un paio di visualizzazioni in più giustifica veramente la denigrazione gratuita di una già bisfrattata sanità?
    La sanità è un servizio a disposizione di veramente tutti. È costituito da personale (oss, infermieri e medici) per la maggior parte ben formato che spesso offre la propria fatica al di là dell’orario lavorativo o dello stipendio che ricevono. La sanità è destinataria di una percentuale molto alta delle nostre tasse benché le stesse siano amministrate in maniera folle.
    Non credo che la triste e miope tendenza di fare della sanità il bersaglio preferito di patetici giornalisti, avvocati disoccupati e venali assicuratori possa giovargli molto. Pensa veramente che far lavorare un medico sotto la spada di Damocle della gogna mediatica o della minaccia di reclusione possa migliorare la sua capacità professionale? Lo scopo del suo articolo era questo? Migliorare la sanità elbana sputando su un’intera categoria?
    Non pensa che l’odio indotto dal preconcetto non farà altro che affossare il sistema sanitario pubblico e spostarlo nel privato? Disegno che sembra sempre più essere premeditato.
    Dov’è la proposta costruttiva alla fine del suo articolo? Da quale sua frase si evincono le criticità che dovrebbero essere affrontate?
    Il “like” lo clicco sperando le sia utile a migliorarsi ma lasci l’argomento sanità a chi ha dato la propria vita per aiutare gli altri. Direi che ha gia sfruttato abbastanza la morte di un uomo.
    Cordialmente,
    Un medico.

  3. Mi pare che l’articolo “Malasanità, morire d’infarto all’Elba con medici incompetenti”, e molti dei relativi commenti, presentino qualche problema di fondo.
    1) Perché, contrariamente alla buona prassi giornalistica, non viene riportata alcuna altra voce? Perché si accredita come assoluta verità l’opinione di una sola parte e non si dà diritto di parola anche al medico o all’Asl, cosí pesantemente accusati senza possibilità di replica?
    2) Come si fa a dire che il paziente è morto per infarto quando appunto l’autopsia non è stata fatta, né alcun esame che, con il paziente vivo, avrebbe potuto individuare un infarto? Neanche il migliore degli anatomopatologi o dei medici legali senza questi elementi può trarre le conclusioni che invece trae il giornalista.
    3) Perché viene suo malgrado tirato in mezzo il medico legale, riportando sue presunte parole con una testimonianza di seconda mano? Trovo profondamente scorretto dire, a sostegno della propria tesi, “anche il medico legale ha detto che…”: il medico legale parla tramite i suoi atti formali, se ha da dire qualcosa lo dirà con la sua voce, se interessa la sua opinione lo si interpella direttamente.
    4) Ritornando al punto 2, non c’è nessuna “carta bollata” se non c’è un’autopsia che stabilisca le cause della morte, e quindi anche una eventuale negligenza. Quindi qualcosa non torna e l’impressione è che qualcosa sia riportato in modo non corretto. Se si vuole stabilire la verità in questi casi si fa l’autopsia; ma l’autopsia non sarebbe necessaria se lo scopo fosse invece solo fare polemica.

  4. Tanto finirà come è successo x mia nipote Ambra che a dicembre di quest’anno avrebbe compiuto 12 anni. Finirà tutto in una bolla di sapone nessuno pagherà x la sua morte di cui noi tutti ne soffriamo ancora portando nel cuore questo triste ricordo

  5. Malasanità senza aggiungere malapolitica non spiega bene la situazione.
    E’ la politica sanitaria voluta dalla regione toscana che non trova a livello locale un adeguato contrasto se non connivenza ,responsabile sia della buona sanità che della cattiva sanità.
    Il sottoscritto ha purtroppo sperimentato sulla propria pelle malasanità del servizio sanitario toscano sia all’opedale di Pisa che a quello di Portoferraio.
    MALAPOLITICA dunque.

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