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Incrocio di San Giovanni, a quando un semaforo (e un’amministrazione) più intelligente?

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Tra le tante lettere che arrivano in redazione, molte riguardano l’incrocio di San Giovanni, nel capoluogo elbano. In tutte le testimonianze, la situazione viene descritta come una sorta di inferno in terra quando, in estate, il traffico si blocca a causa di una illogica gestione della viabilità.

Code snervanti e attese infinite sotto il sole cocente e tanto, tanto disappunto. Per i turisti (che, viaggiando in taxi si ritrovano a pagare una tariffa fino a tre volte superiore rispetto al normale, per fare solo pochi chilometri) ma soprattutto per gli elbani, “intrappolati” nel loro stesso paese.

Ce lo racconta (anche) Massimiliano Arrighi, operatore in ambito turistico. La sua testimonianza è praticamente la fotocopia di chi, volente o nolente, in estate si trova a passare per quell’incrocio. Passaggio pressoché obbligato per chi da Portoferraio deve andare a Porto Azzurro. È una strada trafficata già di per sé. Ma, soprattutto in concomitanza con l’orario degli sbarchi dai traghetti, si trasforma in un incubo: code infinite che partono dalla rotonda di Carpani e che lasciano turisti ed elbani a rosolare sotto il sole. Assurdo che un semaforo (ahimè, non intelligente) dia il rosso su una strada importante come il rettilineo di San Giovanni e il verde su una secondaria, quella che porta a Lacona, dove a malapena passano cinque o sei macchine. A chiedere un vigile urbano neanche a parlarne, visto che sono una manciata in tutta l’isola. 

L’anno scorso, sempre in agosto, rispondevo alla lettera di un altro nostro lettore che lamentava, da turista, la perversa esperienza nell’ingorgo maledetto. E l’anno scorso, sempre in agosto, l’allora assessore alla Viabilità e al Traffico del comune di Portoferraio, Adalberto Bertucci, assicurava, croce sul cuore, che nell’ottobre seguente – quindi dieci mesi fa – sarebbero iniziati i lavori per costruire una rotonda finanziata dal comune e dalla GAT al costo di 150mila euro. Certo, un semaforo intelligente sarebbe costato meno. Ma, al tempo, evidentemente di intelligente non c’era un granché.

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