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La proiezione del film “Napoleon” del 5 agosto 1989

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Portoferraio, 5 agosto 1989. In massa, la gente si era riversata davanti al Molo Elba, quel moletto dove un tempo attraccavano anche le navi. Dinanzi a loro, nel golfo mediceo, una piattaforma di un centinaio di metri ospitava un’orchestra di 80 elementi diretta da Frank Coppola. Tre maxi schermi proiettavano, in simultanea, il film muto “Napoleon” diretto da Abel Gance.

Un’idea del registra e produttore Andrea Andermann che, in occasione del bicentenario della Rivoluzione francese, aveva pensato ad una serie di eventi a tappe per ripercorrere la storia dell’imperatore francese in Italia. Prendendo ispirazione proprio da quel film che, negli anni di piombo, l’assessore alla cultura di Roma, Renato Nicolini (promotore dell’Estate Romana), fece proiettare alla Basilica di Massenzio, registrando un bel successo di pubblico. Sono passati trent’anni, ma quella sera, in molti, la ricordano ancora. E la ricorda Danilo Alessi, politico e scrittore elbano, in uno dei suoi romanzi: La fatica della politica”.

«Si è trattato di una situazione quasi tragicomica – racconta Alessi -. Non pioveva da molte settimane. Il cielo, fino a poche ore prima della proiezione era terso, limpido. Ad un certo punto, le prime gocce. Perfetto preavviso di una pioggia torrenziale. Ed è quello che sarebbe successo di lì a poco. Con una perfetta osmosi tra realtà e fantasia. Perché proprio mentre iniziavano a venir già le prime gocce, gli schermi proiettavano la scena di Napoleone che da Ajaccio si dirigeva verso la Francia su una barca a vela (che dava il senso della precarietà) nel bel mezzo del mare in tempesta. Senza parlare poi dei teli che iniziavano ad afflosciarsi e degli strumenti musicali, tutti ottoni, che per via dell’acqua iniziavano a produrre non più suoni armonici ma dei singhiozzi. Come dire, Napoleone era ormai naufragato dentro a questi maxi schermi che non proiettavano più. E Andermann, a quel punto, non ha potuto far altro che prendere atto che la battaglia era persa».

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