CONDIVIDI

Gaetano D’Auria, presidente della Polisportiva Rio nell’Elba e organizzatore di manifestazioni ben riuscite – come le Mini Olimpiadi dell’Elba e il memorial Gian Paolo Castells – ha avuto un’idea per rilanciare l’isola, sotto l’aspetto sportivo ma, in un certo senso, anche turistico: una nazionale di calcio dello Scoglio riconosciuta dalla Conifa, associazione che rappresenta alcune selezioni calcistiche non affiliate alla Fifa. Se il prossimo novembre il comitato centrale dovesse accogliere la richiesta che Gaetano ha avanzato, l’Elba potrebbe diventare la quarta nazionale italiana.

Insieme a Padania (dove gioca il fratello di Mario Balotelli), Città del Vaticano, Sardegna (affiliata da poco, conta in rosa tre giocatori di serie A e quattro di serie B). Intanto, il presidente della Polisportiva Rio nell’Elba è già al lavoro per mettere in piedi un vero e proprio direttivo che, tra le altre cose, dovrà occuparsi di definire un’identità della nazionale tutta elbana.

«Dovremo scegliere il nome – spiega D’Auria -. Potrebbe chiamarsi Ilva, ad esempio. E poi bisognerà capire se coinvolgere anche le altre isole dell’Arcipelago. Ricordiamoci che a Capraia abbiamo un ex giocatore di serie A, Tiberio Guarente (figlio dell’ex sindaco dell’isola, ndr). E poi ci servirà un completo e un inno nazionale».

Non si correrà il rischio che la nazionale di calcio dell’Isola d’Elba sia vista come una richiesta indipendentista?

«Assolutamente no. Anzi, non va interpretato come elemento divisivo, ma di unificazione di tutto il territorio. Non solo sotto l’aspetto sportivo ma, in un certo senso, anche sotto quello turistico».

Potrebbe servire a promuovere lo Scoglio?

«Certo. Basti pensare al richiamo mediatico importante che ha avuto la partita della squadra nazionale femminile del Vaticano, in Austria, sospesa a causa di proteste pro-aborto e pro-Lgbt».

Dal punto di vista economico sarebbe sostenibile?

«Pensa che l’iscrizione ammonta a 500 euro l’anno. Praticamente molto meno che partecipare ad un campionato di terza categoria che, più o meno, costa 3000 euro. Che tra l’altro, se posso anche dire la mia, ha perso la sua vecchia forza attrattiva, non riempie più le tribune come un tempo e, soprattutto, non ci dà nessun ritorno».

Quindi la nazionale dell’Elba potrebbe rilanciare lo sport dello Scoglio a tuo parere?

«Le aspettative sono queste. Potrebbe servire a superare i campionati minori di calcio, che ci costano un sacco di soldi, e a restituire l’entusiasmo ai tifosi. Permetterebbe, inoltre, di riunire tutti gli elbani sotto la stessa “bandiera”. Senza poi dimenticare il fatto che potrebbe rappresentare uno stimolo in più per cercare di volare più in alto».

A cosa ti riferisci?

«Al fatto che ci andremo a confrontare con la nazionale della Sardegna che conta, in squadra, molti professionisti che militano in campionati di A e B. Sarebbe un salto non indifferente per il nostro territorio. Oltre che un modo validissimo per uscire da questa impasse che ha bloccato il nostro sport».

Colpa di un campanilismo talvolta esagerato?

«C’è poca comunicazione tra le singole associazioni sportive e le istituzioni locali. Questo fa sì che l’Elba non riesca a sfruttare le grandi potenzialità di cui è dotata. Un vero peccato».

Il tuo è un invito a collaborare di più in questo senso?

«Io credo che facendo “rete” è possibile fare grandi cose. Mi piacerebbe instituire una sorta di comitato sportivo permanente, coinvolgendo tutte le persone appassionate, con l’obiettivo di organizzare eventi sportivi tutto l’anno da inserire all’interno di un calendario di programmazione valido per tutta l’Elba».

Tornando alla nazionale di calcio dell’Elba, qual è il prossimo passo?

«Bisogna aspettare la prossima riunione del comitato Conifa, in programma il prossimo novembre. Nel frattempo sto pensando a mettere in piedi il direttivo che dovrà tenere i rapporti diretti con la federazione. Ho già trovato buoni riscontri. Francesco Costa (campione olimpionico elbano, ndr) si è già messo in contatto con me. Io ci credo. è un’occasione unica per rilanciare lo sport e il nostro calcio». 

COS’È LA CONIFA
Nata nel 2013, la CONIFA è una federazione internazionale di calcio che riunisce le squadre (al momento ne conta 51)di nazioni, Stati senza riconoscimento, minoranze etniche, popoli senza stato, regioni e micronazioni non affiliate alla FIFA. Organizza campionati europei e mondiali che si alternano ogni due anni e che, mediamente, durano poco più di una settimana. «L’Elba – spiega Gaetano D’Auria – ha tutti i requisiti per poterne far parte». Se il prossimo novembre il comitato della federazione dovesse accogliere la richiesta di affiliazione da parte dello Scoglio, l’Elba potrebbe partecipare ai prossimi europei del 2021 o anche candidarsi per organizzarli sull’isola. «Gli impianti li abbiamo – continua -. Saremmo perfettamente in grado di portare una competizione del genere sul nostro territorio». Ma non è escluso che, intanto, non si possa organizzare qualche amichevole. «Penso ad un triangolare con Corsica e Sardegna – chiosa D’Auria – che potremmo già programmare per il prossimo anno».

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here