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L’esercizio della professione medica nell’Elba francese

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Un antico set chirurgico del XIX secolo, con maschera per anestesia

La Rivoluzione francese aveva proclamato la libertà delle professioni dando paradossalmente a chiunque la possibilità di esercitare qualunque mestiere, anche quello di medico: solo con Napoleone l’esercizio dell’arte medicale poté essere regolamentato.

A partire dal 1803 nessuno, infatti, avrebbe più potuto esercitare la professione medica senza un regolare diploma; tutti i praticanti avrebbero dovuto regolarizzare la propria posizione al più presto tramite un esame di valutazione da effettuarsi davanti ad una Commissione appositamente costituita.

Ma gli ordini impartiti dall’alto stentavano ad essere recepiti. Infatti, dopo due anni, non erano molti i medici che avessero chiesto di essere messi in regola, incluso quelli elbani. Il ministro dell’Interno emanò quindi una circolare per sollecitare chi, disposto ad esercitare la professione di Ufficiale di Santé, Farmacista, Sage-Femme o Erborista, desiderasse presentarsi agli esami del Jury del Dipartimento; raccomandava anche una certa urgenza perché, per esercitare la professione, era necessario essere inseriti in speciali liste, gli attuali nostri albi professionali. La legge dava solo sei mesi per regolarizzare la propria posizione.

Indifferenza? Timore di essere inadeguati? Scarsa fiducia nelle proprie capacità professionali? Le prove d’esame non sembravano essere difficili, solo una tranquilla “chiacchierata” fra colleghi come si intuisce da una lettera indirizzata al Commissario Generale: “In sequela degl’ordini di Vostra Signoria Illustrissima partecipatici con lettera del 13 aprile 1807, si è presentato avanti a noi il signor Giuseppe Fonzi per essere esaminato sulla Medicina Teorico-Pratica e sul modo di curare le malattie. Dopo averli fatte varie domande e proposte varie questioni alle quali egli à risposto con tutta l’aggiustatezza, ci siamo assicurati che concorrono nel Sig. Giuseppe Fonzi tutte le qualità e cognizioni necessarie per essere ammesso all’esercizio dell’Arte Salutare”.

La lettera aveva la firma del dottor Rutigni, serio professionista dell’Ospedale di Portoferraio e dal Maire Cristino Lapi che, oltre ad essere Sindaco della città, era anche lui un valido medico di chiara fama. Entrambi avevano effettuato un regolare corso di studi presso l’Università di Pisa o di Firenze e in epoca antecedente all’entrata in vigore della legge del 1791: requisiti essenziali per poter valutare i candidati da abilitare. Ma in quanti avrebbero potuto far parte di un tale Jury di Medicina? Scrive infatti Galeazzini al Ministro degli Interni: “riconosco che è indispensabile mettere in esecuzione la legge del 19 ventose anno XI per l’esercizio della medicina. Dalla lista che ho inviato, Vostra Eccellenza può vedere che esistono pochi dottori che possono essere nominati quali membri della giuria. Sono a proporre i dottori Cristino Lapi e Joseph Xavier Vachon, primi nella lista, per essere nominati membri della giuria di Medicina di questa isola. Mi permetto ugualmente di proporre a vostra eccellenza di far comprendere l’Isola d’Elba nell’arrondissement della scuola di medicina di Torino e di designare per la giuria medica di quest’isola lo stesso Commissario nominato per il dipartimento di Golo e di Liamone”.

Non si conosce cosa il Ministro abbia risposto ma, nel 1813, viene comunicato come e dove i candidati all’esercizio della professione medica dovranno presentarsi per essere valutati: il Jury di medicina destinato ad autorizzare l’esercizio della professione di medico, chirurgo o speziale si riunirà a Livorno in una delle sale della Mairia il dì 16 del corrente e continuerà le sue sessioni fino al primo ottobre.

“Si compiaccia di comunicare quest’avviso a tutti quei medici, chirurghi e speziali che esercitano nella di lei Comune e che non sono stati ricevuti nell’Università di Pisa o matricolati in Firenze affinché presentino i loro documenti al Giury ed ottenghino la dovuta autorizzazione. Li prevenga che se essi trascurano di mettersi in regola sarà loro proibito di continuare ad esercitare le loro professioni”.

Non si sa quanti candidati si siano recati a Livorno per l’esame di abilitazione alla professione e, dai documenti finora esaminati, non abbiamo avuto riscontro sull’esito del sollecito.

Nella foto, un antico set chirurgico del XIX secolo, con maschera per anestesia

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Testi consultati

ASCPf. C Ministro dell’Interno, Ponti, Strade e Polizia Generale – 1802-1815; ASCPf. Dogane e Mairia di Portoferraio 1803-1815; ASCPf. Registre de Corrispondance Ministerielle n. 2 du 2 Septembre 1805 jusque 6 April 1809; ASCPf. SottoPrefettura e Miscellanea diverse Amministrazioni –1812-1829

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