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Alessandro Orlandini: “La lama di Fuoco”- 6° puntata

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Nioclas, subito dopo essere stato fatto prigioniero dagli Uomini Bestia, fu condotto nelle segrete del castello della città di Doirin. Una volta in cella, gli furono legati i polsi a delle catene fissate in alto sulla parete di fronte la porta di entrata; stessa sorte toccò alle sue caviglie.

Al collo gli venne messo un particolare collare magico; in grado, cioè, di risucchiargli tutti i suoi poteri, qualora avesse tentato di usarli.

Subito dopo, vennero introdotti nella cella due tavoli di legno massiccio e pesante; su uno c’era tutta una serie di attrezzi utilizzati in tempi antichi per la tortura. Sul secondo la sagoma di un corpo umano con una serie di canali, il cui scopo finale era sin troppo chiaro; far scolare via il sangue proveniente dalle torture.

Nioclas sapeva bene che, prima di essere messo sul quel tavolo delle torture, ben altre cose gli sarebbero state fatte; avrebbe dovuto sopportare un altro tipo di supplizio.

Alla fine, sia il tavolo con i solchi che gli attrezzi, posti sull’altro ripiano, sarebbero parsi una pausa rilassante in confronto a quello che gli stava per succedere. Quando tutto fu pronto, gli Uomini Bestia legarono il Sommo Stregone a delle catene collocate al centro della stanza, in modo da far penzolare nel vuoto il corpo, già provato, del povero Nioclas. Qualche istante dopo fece il suo ingresso anche il Signore Oscuro.

«Per niente al mondo mi perderei un simile spettacolo, spero tu non te la prenda per questo». Disse all’indirizzo del vecchio l’Oscuro.

«Sarà un ben misero spettacolo, povero stolto, e in più, non caverai un ragno dal buco. Da me non saprai assolutamente niente».

Gli rispose con un debole alito di vita il povero Nioclas. «Mi sono sempre piaciute le persone convinte delle proprie idee; peccato che, dopo poco, cambiassero tutte opinione… implorando vergognosamente pietà».

Dopo quelle ultime parole, uno degli Uomini Bestia, posto alle spalle di Nioclas, prese una frusta chiodata; chiamata così, poiché sul cordino di cuoio erano state collocate tante piccole, ma taglienti, schegge di metallo acuminate.

Il primo colpo arrivò all’improvviso per il povero vecchio; Nioclas non ebbe neanche il tempo di riprendere fiato che una seconda frustata sferzò l’aria e la sua carne debole e morbida, lasciando un solco grondante sangue.

Il Sommo Stregone riuscì a trovare la forza di resistere, guardando fisso negli occhi il suo viscido e meschino aguzzino. Dopo quasi trenta minuti ed una schiena oramai irriconoscibile, il nonno di Ailis perse i sensi.

«Per adesso può bastare. Medicategli le ferite e tenetelo in vita…mi serve». Fu la laconica conclusione di quella penosa giornata; la città era stata conquistata con una facilità strabiliante, la popolazione massacrata o trasformata in nuovi Uomini bestia, le difese sbaragliate. Dell’ultima gloriosa resistenza non rimaneva che il nulla più assoluto.

Al Signore Oscuro, però, mancava ancora qualcosa; la Lama di Fuoco non era ancora nelle sue mani. Con essa in suo possesso, sarebbe stato un gioco da ragazzi conquistare tutte le altre terre al di fuori del Regno di Tarlach; la magia contenuta nella spada, se saputa dominare, avrebbe aumentato i suoi poteri oltre misura e più nessuno sarebbe stato in grado di sconfiggerlo, compresa la Depositaria della Sacra Profezia. Intanto Ailis si allontanava da lui sempre più… mentre la fiamma della speranza tornava a risplendere.

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