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Massimo Corcione: «Ho 250 etichette di champagne da farvi assaggiare»

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Originario di Torino, da circa sei anni vive all’Elba con la famiglia, Massimo Corcione, gestore della Crai al mercato coperto delle Galeazze nel centro storico di Portoferraio, è stato nominato Cavaliere dello champagne. Un riconoscimento che dal 1656 l’Ordres des Coteaux de Champagne, in eventi organizzati per appassionati, concede agli intenditori del noto vino francese. «Sono stato nominato cavaliere dello Champagne a Roma il 6 maggio a Palazzo Farnese per la mia passione per lo champagne – racconta -. Fin da quando ero un ragazzo sono appassionato al vino francese». Nella sua piccola enoteca, al mercato delle Galeazze, ospita circa 250 etichette di champagne, fornite direttamente dalla Francia. All’evento a Roma erano presenti anche politici, come il ministro Gian Marco Centinaio e Renato Brunetta, ristoratori, sommelier e personaggi della televisione, tra cui Bruno Vespa e lo chef stellato Marco Bottega.

Come sei stato nominato Cavaliere dello champagne?

«Da anni collaboro con l’importatore di De Venoge, una maison che produce champagne, e mi ha presentato alla congregazione Gilles de la Bassetière, presidente della casa. Al chapitre di Roma ha riferito che sono un appassionato e venditore di champagne residente all’Elba, che rifornisce i ristoranti del posto e gli yacht della darsena portoferraiese durante la stagione estiva».

Quando è nata questa tua passione per lo champagne?

«Ero appena maggiorenne quando ho avuto la fortuna di assaggiare il Cristal. Da lì mi sono innamorato dello champagne. Poco dopo ho aperto un’attività commerciale per venderlo. Ogni sei mesi vado a Reims, in  Champagne,  per visitare le maison, che sono tantissime. Ne ho già viste una quarantina. Ciascuna ha una sua produzione ed una propria storia familiare. Possiedono criteri disciplinari ed economici ben precisi; infatti non c’è il monopolio di una casa sulle altre, ma diversificazione produttiva».

In Italia c’è una cultura dello champagne?

«Sì. Siamo dei buoni consumatori e intenditori. Adesso è diventato un prodotto alla portata di tutti. È stato sfatato il tabù dello champagne come prodotto caro e di classe. Il costo minimo è di 35 euro. Naturalmente ci sono sia le varietà più economiche, che quelle più care. Anche in Toscana è molto consumato e venduto».

Quante etichette possiedi nella tua enoteca?

«Vendo circa 250 etichette di champagne. Per una realtà come l’Elba, e per questa piccola cantina, sono davvero tante. Rifornisco alcuni ristoratori locali e d’estate vendo diverse bottiglie anche ai turisti degli yacht, che sono la clientela principale. Abbiamo costruito insieme un circuito di volantini e mail, creando così una rete dove ci teniamo costantemente aggiornati. Io comunico loro cosa ho in negozio e a loro volta mi dicono quale champagne vogliono. Per far conoscere i miei prodotti organizzo anche delle cene con alcuni miei amici ristoratori. Ho allestito serate a Iselba a Marina di Campo, al ristorante Il Grigolo a Rio Marina ed anche al Teatro Bristò a Portoferraio. Durante queste cene gli appassionati possono assaggiare i diversi tipi di champagne che porto direttamente dalla mia enoteca».

Sei l’unico all’Elba ad essere Cavaliere dello champagne?

«Sì, sull’isola sono solo io. In Toscana non ce ne sono molti. È comunque una cerchia molto ristretta».

Perché ti sei trasferito sullo Scoglio?

«Nel 2013, dopo una vacanza con mia moglie, abbiamo deciso di trasferirci qui, perché ci siamo innamorati dell’isola. Dal 2014 siamo gestori della Crai, al mercato coperto delle Galeazze. È uno stabile che sarebbe da ristrutturare e valorizzare, perché ha molte potenzialità. Secondo me lo si potrebbe completare. Per adesso ho aggiunto l’enoteca, ma si potrebbero riempire i box vuoti con la macelleria e la pescheria. In questo modo si permetterebbe ai residenti del centro storico e ai turisti della darsena di fornire un servizio completo ed evitare il disagio dello spostamento. Tuttavia sarebbe una spesa inutile trasformare questo posto in un centro commerciale, poiché ci troviamo in pieno centro storico».

Se volessimo consigliare una bottiglia di champagne, che possa essere alla portata di tutti, quale suggeriresti agli elbani?

«Ce ne sono davvero tante. Uno potrebbe essere il De Venoge. Ottimo champagne, neanche troppo costoso. Il Ruinart è un altro molto conosciuto, anche se più caro. Non molto note, invece, sono le diverse varietà di Grand cru, che consiglio vivamente. Le maison ne producono tanti tipi e sono champagne davvero buoni, alcuni neanche troppo cari. Quando i clienti mi chiedono consigli sono sempre disposto a venirgli incontro. In base alle loro richieste gli indico uno champagne, magari meno costoso, ma molto più pregiato. Non è detto che una bottiglia sia più buona se è più cara».

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