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Dissalatore di Mola, molto rumore per nulla

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Calato dall’alto come se fosse l’unica soluzione all’autonomia idrica dell’Elba, l’ormai famigerato dissalatore di Mola doveva iniziare a essere costruito lo scorso febbraio per la modica cifra di 14 milioni di euro. Ma siamo a giugno e dell’impianto neppure l’ombra. 

Cosa è successo nel frattempo? Ecco una sintesi dei fatti avvenuti negli ultimi mesi: osteggiata sin dal primo giorno con le unghie e con i denti dal comitato del no, preoccupato dell’impatto ambientale, la costruzione dell’opera viene inizialmente appoggiata dall’ex sindaco Barbetti. Che poi però, folgorato sulla via di Damasco, a un certo punto cambia idea, definendo il progetto “una schifezza”. A marzo, dunque, è ancora tutto fermo.

Agli inizi di aprile viene convocato un consiglio comunale ad hoc, durante il quale i nostri eroi improvvisamente si svegliano e notano che, tra le righe, ci  sono evidenti elementi di illegittimità sulla procedura di approvazione del progetto. Ecco allora che il Comune decide di chiamare in causa l’Autorità Idrica Toscana (società madre da cui dipende ASA che dovrebbe realizzare l’impianto) dicendole di intervenire per annullare il progetto alla luce di quelle irregolarità.

Qualche settimana dopo, ha inizio la campagna elettorale che si svolge tutta sul tema del dissalatore, trasformando il voto in una presa di posizione netta nei confronti dell’impianto, con tanto di bordate da una parte e dall’altra.

A maggio, gli operai di ASA si presentano al cantiere con l’ordine di iniziare, quantomeno, a smuovere la terra per non perdere i finanziamenti della Regione. Ma non hanno fatto i conti con il rinsavito Barbetti che, con una fulminea delibera della giunta, blocca tutto l’ambaradan: “il dissalatore non s’ha da fare”.

Ma la vera sorpresa arriva il 27 maggio, giorno dello spoglio dei voti delle amministrative a Capoliveri: l’Autorità idrica toscana si degna finalmente di rispondere alla richiesta fatta il 9 aprile. Comunica che intende annullare il decreto del 2017 che aveva approvato il progetto. La stampa locale, il giorno dopo, annuncia che il dissalatore non si farà. E invece poche ore più tardi Ait la butta in caciara e annuncia di essere stata fraintesa: quella comunicazione, secondo l’autorità, non era proprio proprio una revoca del progetto. Ma piuttosto un “preavviso di diniego”, termine burocratese per definire inaccettabile la richiesta del comune di Capoliveri.

Vi siete persi? Anche noi. Non che gli addetti ai lavori ne sappiano molto di più. Abbiamo, infatti, contattato l’Ait che, nella persona del suo capo ufficio stampa Alessandro Agostinelli,  ci ha brutalmente negato l’intervista al direttore generale, farneticando di non aver nulla da aggiungere a quanto già detto in passato su un tema definito «non “la” questione, ma solo una delle tante», tagliando corto la conversazione.

Che Ait sia in forte difficoltà nei confronti delle società che si sono aggiudicate l’appalto e che ora, giustamente, reclamano i loro diritti? E quindi adesso, per metterci una pezza, tenta di impilare almeno due mattoni per placare gli animi? Per maggiori informazioni potete contattare info@autoritaidrica.toscana.it. Magari avrete più fortuna di noi.

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