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Una vita al fianco di grandi artisti. Ma oggi è pronta a dedicarsi allo spazio culturale dell’Isola d’Elba. Emilia Pignatelli, laureata all’Accademia delle Belle Arti di Brera, ha iniziato la sua attività come assistente light designer per poi intraprendere una brillante carriera lavorativa da scenografa, costumista, aiuto regia e direttrice artistica.

Origini milanesi, ma con un amore smisurato per lo Scoglio, dove ha trascorso lunghe estati insieme alla sua famiglia. Tale da farle decidere che qui avrebbe trascorso il resto della sua vita. Il suo è un curriculum di tutto rispetto: assistente, direttrice artistica e scenografa per rappresentazioni teatrali, eventi trasmessi in televisione, programmi tv e collaborazioni nei tour in giro per il mondo al fianco dei più grandi interpreti della musica italiana e attori teatrali. Luciano Pavarotti, Adriano Celentano, Laura Pausini, Zucchero, Biagio Antonacci, Ivano Fossati, Gianna Nannini, Eugenio Finardi, ma solo per citarne alcuni.

L’elenco sarebbe troppo lungo. Ma una delle opportunità che la vita le ha regalato e la rende più orgogliosa in assoluto sono quei sette anni di tour teatrali e nei palazzetti per curare gli spettacoli di Fabrizio De André. «C’è sempre stata una grande empatia tra me e Fabrizio – racconta Emilia – Per me è fondamentale interpretare quello che un artista vuole esprimere».

Celebre, ancora oggi, la scenografia di una delle ultime apparizioni del cantautore italiano: i nove Arcani dei Tarocchi che hanno riempito lo sfondo delle date centrali della sua tournée “Mi innamoravo di tutto”. «Fabrizio aveva già cominciato le prove musicali del tour – racconta ancora Emilia – e io cercavo qualcosa che esprimesse la potenza evocativa dei suoi testi».

Come ti è venuta in mente l’idea di proporre quella scenografia?
«Sfogliando una rivista. Ho visto una piccola fotografia di un castello di carte ed è arrivata l’ispirazione. Ho realizzato una serie di schizzi che gli ho fatto vedere in una pausa delle prove».

E lui?
«Mi disse: “Emilia, è bellissimo. Incredibile. Avevo proprio deciso di inserire in scaletta “Volta la carta” che non facevo dal vivo da moltissimo tempo”. D’altronde, lui aveva maturato questa passione per i tarocchi antichi. è sempre stato molto attento alla simbologia, all’astrologia, al divinatorio. E poi, era anche scaramantico. Mi ricordo, però, che mi chiese di sostituire le carte con un antico mazzo genovese che aveva visto anni prima. Dopo tante ricerche, sono riuscita a trovarne uno in un mercatino, nascosto tra le cianfrusaglie di una piccola bancarella».

Hai lavorato alla realizzazione di spettacoli, eventi e programmi. Ce n’è uno che ti ha lasciato il segno?
«Non dimenticherò mai i concerti di Claudio Baglioni dallo Stadio Olimpico di Roma e dallo Stadio San Siro di Milano, entrambi trasmessi in diretta televisiva».

E poi, dopo tanti anni in giro per il mondo, l’arrivo all’Elba.
«In realtà, mi sono trasferita sullo Scoglio in attesa di capire cosa fare. Milano mi ha offerto tanto dal punto di vista lavorativo, ma, ad un certo punto, ho capito che avrei dovuto dedicarmi ad altro».

Quando l’hai capito?
«Credo di avere avuto l’illuminazione a Campobasso. Ero lì per seguire i preparativi di uno spettacolo sulla memoria della tradizione salentina della Taranta. Il giorno dopo, al mio risveglio, affacciandomi dalla finestra mi sono resa conto che la neve alta avrebbe impedito il mio rientro a Milano. Lì, ho capito che quella non era la vita che desideravo. Avevo bisogno di un cambiamento».

Che occasioni ti ha offerto l’Isola d’Elba?
«Tra le tante cose, fino al 2007 mi è stata affidata la direzione artistica del Teatro dei Vigilanti. Ancora oggi in tantissimi ricordano quando venne a trovarci Stewart Copeland, il batterista dei Police. Lo abbiamo ospitato per le prove dello spettacolo che ha poi fatto il giro del mondo. Il Teatro, in quegli anni, ha lavorato parecchio. Basta poco».

Come rilanceresti la programmazione dei Vigilanti?
«Costituendo, al suo interno, una residenza che sia permanente. Mi spiego: offrire ospitalità a grandi artisti che possano ricambiare il favore concedendoci la possibilità di assistere ad un loro spettacolo. E poi, coinvolgerei le compagnie presenti all’Elba, per creare una sorta di habitat che possa fermentare e vivere quotidianamente con uno staff di persone al lavoro su produzioni proprie. Sapete cosa vuol dire? Avere un teatro che sia aperto tutti i giorni. è quello che, adesso, manca».

Ti piacerebbe riprendere la direzione artistica del Teatro?
«Sarebbe fantastico. Mi piacerebbe molto l’idea di potermi dedicare completamente a quello spazio che amo e che trovo meraviglioso per motivi storici, acustici, architettonici, sociali. Al Teatro dei Vigilanti bisognerebbe offrire la giusta importanza di riqualificazione sociale, di opportunità, di offerta culturale. Di progetti ne avrei tantissimi».

Ad esempio?
«Allestire anche un book shop al suo interno, organizzare incontri letterari, pianificare un’attività culturale che parta proprio dal teatro, luogo di aggregazione per eccellenza dell’Elba. Coinvolgendo, come dicevo prima, le eccellenze che abbiamo sul territorio. C’è una realtà che andrebbe messa in rete e fatta vivere».

La tua intenzione è di restare qui all’Elba?
«Sì, è il luogo che amo in assoluto. Voglio dedicarmi alla vita culturale di quest’isola».

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