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“Cara” Esa ti scrivo… la lettera di una lettrice esasperata dal “porta a porta”

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Caro direttore,
da amante dell’Isola d’Elba, che frequento dalla nascita, le scrivo per unirmi al coro dei proprietari di case che si sono trovati in seria difficoltà con l’entrata in vigore del nuovo sistema di raccolta rifiuti porta a porta, e per manifestare una forte preoccupazione per le conseguenze potenzialmente disastrose per l’immagine e l’ambiente dello Scoglio.

Se tale sistema può essere certamente utile a nuclei familiari di dimensioni ridotte che risiedono in modo permanente sull’Isola, altrettanto non si può dire per coloro i quali – come la sottoscritta – si recano nelle proprie case per periodi più limitati, spesso inferiori ad una settimana: al termine delle nostre permanenze elbane siamo infatti costretti a partire carichi di sacchi di spazzatura che poi gettiamo via giunti sul Continente (ma vi pare normale?). Ma se sono quelli degli inquilini cui affittiamo la casa settimanalmente nel periodo estivo la faccenda si complica e ci crea dei danni di immagine notevoli.

Avendo la nostra casa una capienza piuttosto elevata, il giorno di partenza degli inquilini (che cade di dom.enica), siamo letteralmente sommersi dai loro rifiuti. Pur essendomi premurata di redigere dei chiari specchietti illustrativi, con tanto di calendario, in inglese e tedesco, supplendo a ciò che avrebbe dovuto fare la Spettabile ESA Spa  (e pazienza anche se in un’isola a vocazione principalmente turistica lascia piuttosto perplessi che l’unica informazione disponibile in più lingue sia la lista di quale rifiuto va dove), nonostante i nostri inquilini rispettino il sistema di ritiro imposto dal Comune, non ho remore nel definire la situazione drammatica.

Prendiamo ad esempio il vetro, che viene ritirato solo il mercoledì mattina: da mercoledì a domenica sono quattro lunghi giorni di “produzione rifiuti”, e la domenica mattina, alla partenza degli ospiti, ci ritroviamo con circa 30/40 bottiglie da smaltire, immaginatevele visivamente e il gioco è fatto! Idem con la plastica, ancora più voluminosa, la carta e lo sgradevole organico. La discarica del Vallone, oltre ad essere aperta solo quattro ore al giorno e solo di mattina, è sempre chiusa la domenica. E quindi? Io dove li metto tutti questi rifiuti? Li lascio a casa e accolgo i nuovi inquilini con le tonnellate di spazzatura dei vecchi? Me li mangio? Che ne dovrei fare?

Ho chiesto ad ESA – che forse non ha valutato che esistono utenze domestiche da quattro persone ma anche da quindici – di fornirmi dei bidoni di dimensioni adeguate alle nostre esigenze, ma la risposta è stata negativa e sono stata dunque costretta ad acquistarli di tasca mia, spendendo oltre 300 euro. Una bella cifra che – attenzione! – si aggiunge alla salatissima TARI che versiamo ogni anno e che è parametrata anche alla dimensione della casa, quindi paghiamo di più perché la casa è più grande e si suppone – correttamente – più produttiva di rifiuti, ma il servizio che riceviamo è identico a quello di un monolocale per due persone che versa assai meno di TARI. Tuttavia, bidoni piccoli o grandi, ciò non risolve il problema: la domenica siamo sommersi da rifiuti, siano essi nei piccoli contenitori forniti da ESA o nei più capienti da me acquistati. ESA, cui ho sottoposto il problema, mi ha risposto “si arrangi”. Ottimo.

Le soluzioni ci sarebbero, se ESA dimostrasse anche nei fatti la collaborazione col cittadino che millanta nelle proprie dichiarazioni. Eccole qui: intensificare la raccolta porta a porta di ogni tipologia di rifiuto con frequenza quotidiana; tenere il Vallone aperto tutti i giorni della settimana, mattina e pomeriggio, almeno durante la stagione turistica; equiparare le utenze domestiche con numerosi posti letto, come la mia, a quelle non domestiche, che beneficiano di contenitori più capienti e soprattutto di calendari di ritiro assai più agevoli; consentire ai proprietari di collocare i propri bidoni stabilmente nel punto di ritiro, dotandoli di una chiave universale come quella degli operatori di ESA per evitare che chi passa possa gettarvi i propri rifiuti, spesso neppure differenziati (ciò avviene già in molte città italiane, non è frutto della mia mente creativa!); lasciare in ogni Comune almeno un punto di raccolta con cassonetti dove si possano gettare i rifiuti 24/24, come è sempre stato.

Concludo con una puntualizzazione: riciclare è un dovere civico e un obbligo morale che rispetto da oltre venti anni (separando addirittura, dalle lettere della banca, la carta dalla pellicola di plastica!) e che non mi sognerei mai di disattendere, ma ritengo che i responsabili dei servizi debbano mettere in cittadini nella condizione materiale di poterlo fare, condizione oggi kafkianamente avversata, nei fatti, dalla medesima ESA.

Io mi ritengo una cittadina civile, tanto da partire con una macchina carica di puzzolenti rifiuti – che mi accompagnano (in)felicemente per qualche ora, per smaltirli poi nei luoghi deputati, ma temo che non tutti abbiamo la stessa coscienza ambientale ed infatti ho notato già con preoccupazione, la settimana passata – cioè in bassa stagione -, il proliferare di rifiuti abbandonati lungo la strada. Vogliamo trasformare il nostro amato Scoglio in una discarica a cielo aperto? Cosa succederà quando la stagione turistica entrerà nel vivo?

Carla Rossini

1 COMMENT

  1. Qualcuno dice che va tutto bene. Anche per me: da quattro volte che venivo sono passato a una. In futuro vedremo. Tanto c’è sempre qualcuno che viene…

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