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Porto di Piombino, perché l’Authority ne ostacola il rilancio?

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Era troppo bello per essere vero. Lo scorso aprile il Gruppo Onorato aveva annunciato il progetto di un terminal per lo stoccaggio delle auto nel porto di Piombino. Un investimento da 17 milioni di euro, frutto dell’accordo con il gruppo tedesco Ars Altmann, che avrebbe portato ricchezza e occupazione a tutto il territorio. (leggi qui) 

Ma all’Autorità Portuale di Livorno non piace vincere facile. Anzi. Viene il dubbio che le piaccia perdere. Altrimenti non si spiega perché non abbia ancora dato il via libera al progetto. Tanti i portuali che aspettano di sapere se avranno un lavoro o no.

Ma evidentemente le priorità dell’Authority sono altre.

E dire che ci sarebbe bisogno di cose positive, dopo lo scandalo che ha travolto il porto di Livorno (leggi qui) e portato alla luce “un disegno criminoso per favorire Grimaldi” attraverso un sistema illecito di autorizzazioni.

Però l’armatore Vincenzo Onorato non ci sta e lancia il suo j’accuse: «Appare evidente come l’Autorità Portuale di Livorno, che tanto si è prodigata negli ultimi anni in favore di alcuni armatori, rilasciando ripetute concessioni temporanee lampo, si sia dimenticata di Piombino, fatta diventare a tavolino con la riforma portuale succursale di serie B dello scalo labronico e quindi non meritevole di attenzioni».

E ancora: «Piombino è in profonda crisi, con una disperata ricerca di posti di lavoro e, ad oggi, l’unica iniziativa reale per questa città è quella proposta dal mio Gruppo che la porterebbe far diventare in breve tempo la capitale sud europea per la logistica delle auto e la porta di accesso per questo mercato nel Mediterraneo».

Onorato chiede a gran voce «che venga data una risposta a chi è a casa in attesa di essere assunto. Noi siamo pronti a partire e a realizzare in tempi rapidissimi ciò che abbiamo promesso. Sono il mercato e i nostri clienti a chiedercelo. Nel caso l’Autorità Portuale frapponesse pretestuosi ritardi procedurali, diventerà ancor più legittimo pensare che questa istituzione, che dovrebbe essere al servizio del lavoro e quindi dell’occupazione, sia nella realtà vassalla di ben altri particolari interessi, che dovranno essere oggetto di ulteriori indagini da parte della magistratura».

 

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