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Edito da Persephone Edizioni, sarà, a breve, in tutte le librerie dell’Elba e potrà, anche, essere acquistato online su Ibs, il nuovo romanzo di Marcello Camici “Diserzione al nemico. Fucilazione d’esempio”.

Il romanzo, ambientato sulle Alpi Carniche, durante la Prima Guerra Mondiale, narra di un episodio realmente accaduto e noto col nome “I fucilati di Cercivento”. I protagonisti del racconto sono veri, l’azione del romanzo è del tutto immaginaria.

Il generale Salazar vuole riconquistare la cima est della vetta Cellon in mano agli imperiali, lungo la quale corre la trincea. Siamo nel 1916 e il comando generale è nelle mani del generale Cadorna che ha emanato direttive particolarmente severe per i soldati che non osservano la disciplina militare. Il Battaglione Arvenis viene inviato in trincea sulla vetta Cellon a circa 2200 metri di altezza. Alla compagnia 109 del Battaglione viene dato l’ordine di un assalto a sorpresa.

La compagnia è al comando del capitano Ciofi, un ardimentoso che non è in buon rapporto con alcuni soldati del Battaglione di origine carnica perché li ritiene ‘simpatizzanti per l’Austria’.
Alcuni di questi soldati conoscono bene il terreno, su in vetta, dove un vallone divide la cima ovest, in mano Italiana, dalla cima est, in mano imperiale: andare dalla cima ovest verso quella est vuol dire esporsi come “lepri sulla neve”.

Essi suggeriscono che un attacco a sorpresa debba essere compiuto da più compagnie in punti diversi e debba essere preceduto da un intenso bombardamento di artiglieria se si vuole avere successo, altrimenti risulterà soltanto un assalto suicida. Il capitano Ciofi non dà loro ascolto e ordina l’assalto. Il Battaglione non esce dalla trincea all’ordine dato.

Tutto il Battaglione è ricondotto a valle scortato dai carabinieri in stato di prigionia. A Cercivento i militari vengono rinchiusi e isolati. Viene istituito velocemente un tribunale militare straordinario.

Dopo una sbrigativa memoria istruttoria, il tribunale si insedia dentro la chiesa di Cercivento. Don Zuliani, il parroco, protesta, ma invano. La memoria istruttoria ha individuato quattro istigatori della rivolta, il numero minimo di responsabili previsto dal codice penale militare per poter configurare il reato.

Il tribunale militare condanna quattro alpini a morte per fucilazione al petto. Don Zuliani implora il generale Salazar di chiedere la grazia al Re.

Il tenente Mazzoni, difensore degli imputati, chiede clemenza.
Questa la sintesi del romanzo, Diserzione al nemico, l’avvenuta fucilazione di quattro alpini durante la Prima Guerra Mondiale. È un episodio in cui l’applicazione della giustizia militare è fatta per dare l’esempio.

Tanti altri episodi dello stesso tipo accaddero in questo conflitto bellico: episodi noti col nome di “decimazioni”. Un fatto, quello di Cercivento, che interroga la coscienza ancora oggi: la legge Scanu-Zanin di riabilitazione per tutti i soldati condannati o che hanno perso la vita per trasgressioni militari nella Grande Guerra è ferma al Senato della Repubblica in attesa di approvazione.

Mille e più italiani sono stati uccisi dai plotoni d’esecuzione, caduti sotto il fuoco amico solo per dare l’esempio. Un fatto che, più in generale si interroga sulla tragedia della guerra, sul diritto alla vita seppur in guerra, sulla disobbedienza all’autorità militare quando si tramuta in cieco autoritarismo.

Marcello Camici è medico in pensione. È stato docente universitario. Ha pubblicato ricerche scientifiche su riviste mediche nazionali ed internazionali. Si dedica a studi storici. Numerose le pubblicazioni di saggi storici e romanzi che traggono motivo dalla cronaca del passato.

“Diserzione al nemico. Fucilazione d’esempio” (ISBN 978-88-98625-42-0), autore Marcello Camici, Persephone Edizioni, 2019, narrativa, Collana Complessità, p. 116, Euro 12,00.

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