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Non accese alcun fuoco, mangiando del cibo freddo; i suoi sensi magici, perennemente all’erta, non avvertirono nessun suono o rumore, nessuna la stava inseguendo.

Molto probabilmente non sapevano neanche che fosse fuggita; il Signore Oscuro, oramai, doveva aver scoperto che la spada magica, che portava legata sulla schiena, doveva essere stata portata fuori dalla città di Doirin, ma non chi l’avesse fatta sparire. Ragion per cui aveva ancora un discreto vantaggio sui suoi nemici; finita la colazione, Ailis riprese il cammino.  Svettanti, davanti a lei, c’erano la alte montagne perennemente innevate della catena di Caral, oltre le montagne… la Foresta di Alastar.

Giorno dopo giorno Ailis si avvicinava sempre di più alla sua meta e si allontanava sempre di più dalla città di Doirin, la città che l’aveva vista crescere e diventare quella che era adesso; la più potente maga dopo il Sommo Stregone Nioclas.

Dei suoi genitori non serbava alcun ricordo; era appena nata quando era stata affidata alle cure del nonno e, dal quel momento in poi, non se ne era saputo più nulla. In più di una circostanza Ailis aveva cercato di carpire qualche informazione sui suoi genitori, chiedendo all’unica persona che poteva dirle qualcosa, suo nonno Nioclas. Ma il Sommo Stregone aveva glissato ogni volta, o cambiando argomento o non rispondendo affatto alle domande della nipote.

Era passata una settimana dalla sua rovinosa fuga dalla stanza di suo nonno e il cibo che si era portata dietro stava per terminare; presto avrebbe dovuto iniziare a mangiare bacche, radici, frutti selvatici e tutto quello che avrebbe trovato lungo il cammino. Non c’erano tracce di inseguimento, ma Ailis non poteva escludere che una pattuglia di Uomini Bestia fosse stata mandata a cercarla, e se non lei, colui o colei che era scappata con la spada.

Si stava avvicinando sempre più alla base delle Montagne di Caral; in quel momento si trovava in una foresta caratterizzata dalla presenza di alberi imponenti come i lecci, i castagni e le querce.

Fu allora che i suoi sensi magici diedero, per la prima volta in dieci giorni, l’allarme. Qualcosa di enorme era sulle sue tracce, qualcosa di antico, atavico; Ailis, improvvisamente, si sentì una preda…una preda in balia del suo cacciatore.

Pur non sentendo rumori, la giovane maga percepiva la presenza della creatura avvicinarsi sempre di più; ma prima di adoperare la sua potente magia, e uccidere qualcuno o qualcosa, desiderava vedere con che cosa aveva a che fare.

Non appena trovò un albero dal tronco possente e largo quanto quattro uomini messi in cerchio, adoperò la magia per salirvi sopra; utilizzò un Incantesimo della Levitazione, andandosi a collocare su uno dei rami posti più in alto. Adesso si trovava a circa quindici metri di altezza e da quella posizione era possibile osservare tutto quello che sarebbe accaduto alla base dell’albero, ma senza essere visti… almeno in teoria.

Ailis era stata addestrata duramente, con rigore e severità, ma non ad uccidere a sangue freddo. In quell’occasione, ovviamente, se fosse stata obbligata a farlo, sarebbe stato per legittima difesa, ma una cosa era la teoria, una cosa la pratica. All’improvviso il silenzio più assoluto cadde su quella porzione di bosco; persino gli uccelli smisero di emettere i loro suoni allegri e festosi. La creatura era vicina.

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