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Vaccini sì, vaccini no? Se ne discuteva anche nella Portoferraio del 1800

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Il Primo Console aveva intuito che la vaccinazione antivaiolosa avrebbe avuto un’immensa ripercussione pratica: la Patria aveva bisogno di soldati sani e di uomini validi. A partire dal 1801 vennero quindi stabiliti e istallati centri di vaccinazione gratuita. Le direttive del Primo Console, tramite il Commissario del Governo, non tardarono ad arrivare anche all’Elba.

Scrive Cristino Lapi, Maire di Portoferraio il 19 novembre 1805: “In ordine alle di lei reiterate savie insinuazioni dirette a secondare le mire del Governo relativamente all’inoculazione e propagazione del vaiolo vaccino, mi feci un dovere Sig. Commissario Generale di interessare particolarmente il Dottor Medico Squarci e il Chirurgo Lorenzini per eseguire una tale operazione…. Nel secondo semestre dell’anno XIII hanno vaccinato in questa Comune con ottimo e felice successo sessantacinque individui… mi permetta che io non passi sotto silenzio lo zelo, la diligenza e la saviezza dei due professori i quali in mezzo ai radicati pregiudizzi trovati in opposizione ed a fronte delle contrarietà degli altri Professori hanno fatto valorosamente trionfare il novello utile sistema”.

All’inizio del 1810 i pregiudizi sulla innocuità della vaccinazione sono ancora ben radicati nella popolazione: “… nonostante gli ordini del Governo, esistono ancora in molte persone di Portoferraio dubbi sui buoni effetti e i vantaggi della vaccinazione tanto che qualcuno ha creduto che i vaccinati possano essere attaccati della petite verole o essere soggetti a malattie pericolose come conseguenza…”

Doveva quindi essere escogitato qualcosa che debellasse ogni possibile dubbio. Su ordine dello stesso Commissario Galeazzini venne condotto un coraggioso e spregiudicato esperimento: inoculare il vajolo naturale in fanciulli già vaccinati allo scopo di rendere il sistema della vaccinazione e i suoi vantaggi visibilmente certi ed evidenti nella circostanza che la petite verole si diffondesse nel paese.Prelevato il virus dalle pustole di un bambino effettivamente malato di petite verole, venne inoculato, con l’assistenza del Signor Maire nella sala dell’Ospedale, nel braccio di alcuni bambini, quasi tutti trovatelli, già vaccinati con successo.

Al termine dell’inoculo i bambini ricevettero l’ordine di non toccarsi affatto né di alterare le preparazioni fatte nel braccio trattato come previsto dal protocollo medico. Trascorso un mese, venne eseguita la verifica dei risultati intesa a comprovare la tanto dibattuta teoria.

I dottori incaricati di controllare i bambini hanno dichiarato che l’inoculo non ha prodotto alcun effetto su questi fanciulli comprovando così che la vaccinazione preserva dalla malattia.

La popolazione tuttavia non acquisisce fiducia sulla vaccinazione: i medici continuano a prodigarsi senza sosta presentando periodicamente il quadro degli individui vaccinati e così strappati dalla terribile peste del vajolo naturale che contemporaneamente ha qui regnato. Affermano inoltre che si sarebbe potuto presentare ancora un numero maggiore di vaccinati, ma la sollecitudine d’offrire un ostacolo e una barriera alla propagazione del vajolo naturale non ha permesso di registrare di tutti il nome.

Nonostante tutte le difficoltà, questi medici non solo sono entusiasti di un lavoro che portano avanti da ben cinque anni con beneficio della popolazione e dei neonati ma sono anche orgogliosi di essere stati proprio loro quelli che, per la prima volta, hanno avuto l’onore di introdurre il vajolo vaccino nell’Isola dell’Elba, di essere stati cioè i pionieri della vaccinazione antivaiolosa procurando essi stessi il vaccino.

La campagna di vaccinazione antivaiolosa è un dovere sociale obbligatorio. Il Prefetto del Mediterraneo il 19 dicembre del 1812 scrive: “Signori, tutti i bambini che si trovano negli hospices e ai quali il Governo accorda degli aiuti, devono essere vaccinati al più presto a meno che non sia presente uno stato febbrile straordinario o di malattia. In difetto di conformarsi a questa disposizione, tutti gli aiuti saranno soppressi. Seguite le intenzioni del Governo e trasmettetemi la situazione”. La malattia è stata dichiarata estinta nel 1979 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tale risultato non è stato tuttavia raggiunto immunizzando l’intera popolazione, ma basando la campagna di eradicazione del vaiolo soprattutto isolando i casi e immunizzando i contatti.

***

TESTI CONSULTATI:

I. Zolfino, La scienza medica nell’Elba francese: la vaccinazione contro il vaiolo, “Rivista Italiana di Studi Napoleonici” 2011 L’Isola impero. Vicende storiche dell’isola d’Elba durante il governo di Napoleone,

II. ASCPf.–Dogane e Mairia di Portoferraio 1803-1815

III. ASCPf.– Prefettura e Polizia, 1811-1815. Lettera del Prefetto del Mediterraneo.

IV. Microbiologia –Davis, Dulbecco, Eisen, Ginsberg – quarta edizione Ed. Zanichelli

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