Home Rubriche I Fantasy di Orlandini Alessandro Orlandini: “La lama di Fuoco”- 2° puntata

Alessandro Orlandini: “La lama di Fuoco”- 2° puntata

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Ailis alternava il correre ad una andatura veloce; il passaggio segreto, che stava percorrendo, non sempre offriva un buon terreno su cui procedere. Spesso la ragazza doveva evitare di inciampare nelle radici che sporgevano dal pavimento; di tanto in tanto enormi pozzanghere si aprivano dinanzi a lei, prodotte dall’acqua che gocciolava abbondante dal soffitto.

Altre volte enormi insetti le camminavano vicino, sulle pareti di fianco; Ailis non seppe mai se fu per la stanchezza, o per la preoccupazione per le sorti del nonno, o perché il suo destino era venuto a bussare alla sua porta così presto, ma per ogni minimo movimento, per ogni più stupido rumore si spaventava a morte.

Quel corridoio buio, scavato sottoterra durante la costruzione della fortezza e della città di Doirin, sembrava non finire mai; la ragazza aveva l’impressione di camminare da ore, o forse erano solo pochi minuti, quando inciampò in un sasso, cadendo faccia in avanti dentro una pozza di acqua e fango. Per rialzarsi Ailis impiegò diversi minuti, la sua mente era ancora concentrata sugli ultimi eventi appena accaduti. Si asciugò il viso con una manica della veste, quindi si mise in ginocchio e, per la prima volta da quando aveva iniziato a scappare, si mise a piangere.

Ailis era pur sempre una ragazza di quindici anni; il suo carattere era stato temprato nel fuoco, la sua determinazione nell’acciaio, ma il suo cuore e il suo animo erano quelli di una dolce bambina cresciuta da sola, se non per la compagnia del solo nonno Nioclas.

I reggenti della città erano sempre stati molto buoni con lei, così come tutti gli allievi della scuola di magia, per non parlare degli altri maestri e dei soldati.

Ma, molto probabilmente, anche perché lei era la Depositaria della Sacra Profezia, nonché la futura maga più potente di tutto il Regno di Tarlach; Ailis era stata sempre vista sotto una luce speciale… diversa. Ciò nonostante non avrebbe mai dimenticato i gesti gentili delle governanti di palazzo, come la vecchia Eithne che, ogni sera, si preoccupava di rimboccarle le coperte dandole un bacio sulla fronte come simbolo della buonanotte. Fu proprio con quel ricordo che Ailis si rialzò, più agguerrita e determinata che mai; questa volta i suoi occhi ardevano di un fuoco che non era quello della paura, bensì quello della vendetta.

Sapeva benissimo che se c’erano stati dei sopravvissuti all’attacco di quella sera, o erano stati trucidati subito dopo, o erano stati trasformati in nuovi Uomini Bestia, per andare a rimpiazzare quelli uccisi durante la battaglia. Quello era stato il destino di tutti coloro che erano scampati alle varie carneficine perpetrate negli anni dal Signore Oscuro e, immaginare che fosse accaduto anche a tutte le persone buone che erano state gentili con lei, fece infuriare Ailis ancora di più. Quando fosse stato il momento, si ripromise, con il Signore Oscuro avrebbe usato la stessa tolleranza che lui aveva riservato a tutti coloro che avevano tentato di opporvisi.

Dopo un tempo interminabile, sbucò fuori dal passaggio segreto; era notte fonda e solo la luce delle stelle le illuminava il cammino che avrebbe dovuto percorrere per arrivare sino dai Druidi. Se tutto fosse andato come previsto, avrebbe impiegato dalle quattro alle cinque settimane di viaggio. Ailis si fermò solo a mattina inoltrata; scelse una piccola radura delimitata da alberi con fusto alto e da macchia bassa, facile da difendere e ottimale per vedere l’arrivo di eventuali nemici.

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