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In questa data, un po’ in tutto il mondo, si celebra la festa dei lavoratori. E, un po’ in tutto il mondo, ci si dà appuntamento per protestare contro le istituzioni che fanno poco o nulla per promuovere le politiche occupazionali e contro gli imprenditori che sfruttano i propri dipendenti, fregandosene dei loro diritti.

Ad alzare la voce sono soprattutto i giovani, magari competenti e preparati, che non riescono a trovare un impiego decente. E quando – e se – lo trovano, finiscono con l’essere sottopagati, in nero e senza alcuna certezza per il futuro.

Ecco, in un contesto del genere, in questo fatidico giorno – forse – sarebbe il caso di celebrare quei capi d’azienda “illuminati” che da sempre si occupano (e si preoccupano) dei propri lavoratori. Anche di quelli “degli altri”.

È il caso di Vincenzo Onorato. Checché ne dicano i detrattori, gli ignoranti e i gli invidiosi. Soprattutto qui all’Elba. Perché chi si spertica nel criticarlo – spesso e volentieri ai limiti dello spergiuro – sembra dimenticarsi quanto l’armatore napoletano abbia fatto finora per i lavoratori del mare e per l’intero indotto.

Due esempi su tutti: il primo, la battaglia per veder riconosciuti ai marittimi – tutti – adeguate condizioni contrattuali, con stipendi regolari e dignitosi. Il secondo, la recentissima joint venture con il gruppo tedesco Ars Altmann, leader europeo nel settore della logistica e dei servizi via terra, per la creazione di un maxi hub per auto nel porto di Piombino. Con consistenti ricadute occupazionali per lo scalo toscano e per l’economia del territorio.

E non dimentichiamo, poi, che il Gruppo Onorato è sempre in prima linea – spesso da solo – quando si tratta di sponsorizzare iniziative che valorizzino il territorio (vedi i “Giochi delle Isole”). Se nemmeno questo basta, pensate al fatto che tutti i dipendenti elbani di Moby e Toremar, dopo l’acquisizione, si sono visti confermare i contratti. Cosa non scontata “altrove”. In molti casi, poi, gli accordi di lavoro non sono stati semplicemente migliorati ma, soprattutto, sono stati stabilizzati. Dopo anni di precarietà. Ecco. Sebbene sia sacrosanto lottare per condizioni di lavoro dignitose e per una giusta retribuzione, in questo giorno – anche solo per questo giorno – ricordiamoci anche di ringraziare chi si prodiga per assicurarli ai propri dipendenti e alle loro famiglie.     

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