CONDIVIDI

Centrodestra batte centrosinistra 3-1. Ma solo per il numero delle liste presentate, perché grazie agli strateghi che hanno visto svilupparsi il proprio ego ipertrofico all’interno dell’amministrazione uscente, sarà molto probabile che a vincere, alla fine, sia l’unica lista messa in campo dalle sinistre. Portoferraio, insomma, ha voluto distinguersi dagli altri due comuni elbani chiamati alle urne per le amministrative del 26 maggio. Laddove Capoliveri e Marciana sono riusciti a partorire le solite due liste trasversali, il capoluogo ha preferito sancire ufficialmente che lo slogan della campagna del centrodestra sarà “tutti uniti in ordine sparso”. E aveva ragione da vendere Luigi Lanera (Fratelli d’Italia) a non nutrire alcuna fiducia in una soluzione unitaria in grado di confermare alla Biscotteria la vittoria della vecchia maggioranza.

Così, alle 12 di oggi, oltre a quella di Lanera (l’unica zeppa di giovani e di facce nuove) sono state presentate quella di “Forza del Fare” che candida a sindaco l’avvocato Paolo Di Tursi e quella che gli contrappone il governatore della Misericordia Simone Meloni. Complimenti vivissimi a tutti per aver voluto sfidare il criterio informatore delle liste elettorali locali.

Se la lista di Di Tursi rispecchia in maniera evidente le lobby cittadine che hanno sistematicamente sabotato dall’interno l’amministrazione guidata da Mario Ferrari, quella di Meloni non le è da meno.  E non è un caso che la prima si apra con il nome dell’ex vicesindaco (e assessore al Bilancio uscente) Roberto Marini, seguito a ruota dalla consigliera Monica Lottini della “chiacchieratissima” Cosimo de’ Medici, mentre in quella di Meloni il “pezzo forte” è rappresentato proprio dal successore di Marini come vicesindaco, cioè Adalberto Bertucci.

Se Mario Ferrari avesse avuto più polso e si fosse liberato in tempo di chi da più di un anno tramava per prendere il suo posto, il centrodestra non si sarebbe diviso in questa maniera. Ma il sindaco uscente ha voluto dimostrare fino all’ultimo di voler lavorare per una soluzione davvero unitaria, arrivando al punto di fare il passo indietro per dare via libera ad una candidatura “forte” e rappresentativa. Come ad esempio quella del giornalista Gabriele Canè. Non c’è stato niente da fare. Le lobby imprenditoriali e populiste, ormai avevano deciso di preferire il percorso parallelo e distruttivo del centrodestra.

Quello del centrosinistra, non è stato neppure esso un parto indolore. Però, alla fine, i vari tronconi che avevano dominato le amministrazioni ante Ferrari, hanno scelto un leader unico e credibile come Angelo Zini. Una candidatura a sindaco in grado di recuperare quei voti popolari in certi seggi tradizionalmente “rossi” che alle scorse elezioni erano andati ad ingrossare le preferenze di Ferrari, tanta era la stima e l’apprezzamento per il candidato “avversario”. E non è un caso che all’interno della lista del centrosinistra figurino anche candidati di opposta simpatia politica. A dimostrazione che nelle elezioni amministrative è la credibilità delle persone a garantire quella trasversalità che quasi sempre si rivela vincente.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here