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Ma a qualcuno interessa portare turisti all’Elba?

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Se ai prossimi Giochi delle Isole (sempre che alla fine si facciano davvero) potessimo far partecipare anche le istituzioni elbane, facendole gareggiare in categorie ad hoc – dal “salto” della quaglia al “sollevamento” da ogni responsabilità al “lancio” del sasso e nascondimento della mano – faremmo man bassa di medaglie.

E invece tocca fare i conti con la realtà dei fatti. Ad oggi, la teca dei trofei, intesi come risultati positivi per l’intera comunità, è drammaticamente vuota.

L’ultima sconfitta è quella della saltata continuità territoriale aerea tra l’isola e la terraferma. Uno schiaffo in faccia ai turisti che vorrebbero venire sullo Scoglio a trascorrere l’estate e agli elbani stessi che hanno la necessità di spostarsi sul continente. Ma poiché i vacanzieri votano a casa loro e i residenti che hanno bisogno dell’aereo si contano sulle dita di una mano, andare incontro alle loro esigenze non sposta l’ago elettorale. Sicché chissenefrega. O no?

Eppure a un certo punto questi signori, che a parole dicono di amare l’Elba, dovranno pur mettersi una mano sulla coscienza e rendersi conto che questo è un suicidio.

Invece niente. Nessun commento dalla Gat, qualche bofonchiamento da parte dell’Associazione Albergatori (seraficamente convinta che la navetta tra Pisa e Piombino sia una adeguata alternativa all’aereo mancato), e gli ineffabili sindacati. Che rigurgitano, a intervalli regolari, le parole chiave: diritto alla mobilità, continuità territoriale, trasporti per il turismo. Indicando chi se ne dovrebbe occupare, nell’ordine: i sindaci elbani, il presidente della città metropolitana, l’assessore regionale ai Trasporti. Salvo poi tornare ad occuparsi di altro, compiaciuti di aver fatto, appunto, il minimo sindacale.

La vera domanda è: a qualcuno interessa ancora portare i turisti all’Elba? Perché se la risposta è sì, forse è il caso che il prossimo bando di gara sia reso economicamente decente per evitare che venga inesorabilmente snobbato anche la prossima volta.

In che modo? Semplice, anzi banale: i comuni dovrebbero chiedere alla Gat di stanziare i fondi necessari per raggiungere una cifra competitiva. Invece di erogarli a pioggia. Per dimostrare, finalmente, di aver capito che la “t”  nella sigla sta per “turismo” e non per tiriamo… a campare.

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