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Enrico Bruni nasce a Portoferraio l’8 marzo del 1944, pochi giorni prima dello storico bombardamento del capoluogo elbano. «Il giorno del bombardamento, il mio babbo, di rientro da Portoferraio ci “impacchettò” tutti – mio fratello, mia nonna, mia mamma e… me – e ci portò al Viticcio. Per scamparla ci nascondemmo in una vigna dentro delle buche fatte sugli argini» racconta. Dopo le scuole medie, lascia l’Elba per seguire il padre, ufficiale nella Marina Mercantile di base a Genova. Tra studi, servizio militare e lavoro, sullo Scoglio riesce a trascorrere solo l’estate. Per poi ritornarci durante l’università, per insegnare Tecnologia all’istituto tecnico. Ma pochi mesi dopo deve trasferirsi definitivamente a Milano. Così, nel 1966, inizia il suo percorso in quella che sarà una delle più grandi multinazionali al mondo in materia di hardware e informatica, la IBM. Dopo 25 anni da dipendente del gruppo, dividendosi tra Stati Uniti e Italia, decide di mettersi in proprio fondando la HRM, società che oggi vanta circa 300 dipendenti ed è leader nel settore del web. «La rete oggi ha una potenza enorme, tutto ruota intorno ad essa grazie alla tecnologia. Negli anni c’è stata una grande evoluzione in termini comunicativi». Nella sua azienda lavora anche il figlio Giordano e, fino a pochi anni fa, anche la moglie Luisella.

Enrico ha sempre creduto nei giovani e nel 2016 avvia due importanti progetti aziendali. Dall’investimento in una startup di giovani ingegneri italiani, dove si dà la possibilità di insegnare, tramite delle sessioni video delle lezioni a chiunque ne sia interessato, fino alla sede operativa a Firenze. Con quest’ultima, la prerogativa è stata assumere neolaureati in materie tecnologiche. Nonostante oggi faccia base a Milano, l’Elba è il suo punto fermo. «Il mio angolo di paradiso in cui almeno un paio di volte all’anno devo tornare per respirare aria di casa».

Cosa ricorda dell’Elba della sua gioventù e come l’ha vista cambiare?

«Anche se lontano, l’isola è sempre la mia casa.  Tutti gli anni torno il più possibile. Ho bellissimi ricordi. L’ho vista cambiare totalmente. Ho vissuto il boom del turismo dalla sua nascita. Ma per noi giovani – ne sono passati di anni – l’inverno era veramente duro. I collegamenti via mare erano pochi e difficili. Avevamo tutti voglia di fuggire nella bassa stagione. Oggi è un’isola cambiata, ma conserva in sé tutti i suoi tratti caratteristici».

Poi, da adolescente, il primo distacco.

«Con tutta la famiglia abbiamo seguito mio padre, ufficiale della Marina, a Genova. Un periodo tra l’Elba, il capoluogo ligure e Livorno. Poi il servizio militare, che ho svolto nell’Accademia Navale della Marina di Livorno, per poi tornare durante l’università per insegnare all’Istituto Foresi. Non riuscivo a staccarmi dalla mia isola. A 22 anni il trasferimento definitivo a Milano in seguito ad una importante offerta di lavoro da parte di una grande società informatica».

Lì inizia la sua avventura nel mondo dei computer con la IBM.

«Beh in quegli anni, nessuno si sarebbe immaginato che oggi saremmo arrivati a questo punto. Eravamo dei pionieri in un mondo così diverso. Ancora ricordo i primi computer su cui ho lavorato. Dei macchinari giganti che potevano a malapena eguagliare le prestazioni di una odierna calcolatrice. Con loro sono rimasto fino al 1995, anno in cui ho deciso di mettermi in proprio fondando la HRM».

Ha comunque deciso di rimanere nell’ambito informatico.

«Ho sfruttato un ampio bacino di conoscenze, sia tecniche che personali, rischiando anche un po’. Ma alla fine devo dire che gli sforzi sono stati ripagati. Sono più di 20 anni che con la mia azienda operiamo in questo settore, specializzandoci in tutto quello che riguarda il web. Abbiamo 300 dipendenti, diverse sedi sparse in Italia e un portafoglio clienti molto vasto. L’obiettivo è quello di seguire le aziende a 360 gradi».

Quanto è importante oggi la digitalizzazione per le aziende?

«Fondamentale. Il web ha aperto una finestra sul mondo intero. Un’occasione unica per poter espandere il proprio business. Ma di contro ti espone ad una concorrenza enorme. Non si può pensare di sopravvivere in un mercato così senza adeguarsi al web. La digitalizzazione è un processo obbligatorio. In Italia siamo addirittura in ritardo rispetto al resto del mondo».

Dal punto di vista del turismo, l’Elba inizia a far fatica anche per questo?

«Sicuramente bisogna adeguarsi. Ogni struttura deve iniziare ad investire nell’E-commerce. Dalle prenotazioni delle stanze degli alberghi; ai biglietti di navi o aerei fino alle escursioni. Tutto oggi deve essere a portata di click. Ma bisogna farlo con costanza ed essere appoggiati da professionisti. Il web sa essere spietato se si sottovaluta».

Come vorrebbe vedere l’isola in futuro?

«L’Isola la sento un po’ come casa mia. Mi dispiace quindi sentire amici o conoscenti che si lamentano di questo o quel disservizio incorso nel periodo di luglio e agosto. Sembra che ormai la stagione turistica si sia ridotta ad un periodo molto ristretto, all’interno del quale anche i servizi offerti “scricchiolano” per la forte domanda. Sarebbe bello pensare ad una offerta, con la collaborazione di tutti gli addetti ai lavori, che allarghi la stagione sfruttando con continuità tutte le risorse che Madre Natura ha regalato alla nostra Isola. Sport, relax, Natura fuori e dentro l’acqua, percorsi culinari, eventi musicali, culturali. C’è di che creare un continuum virtuoso che può solo far del bene alla nostra Isola e alla gente che ci vive stabilmente».

Un suggerimento per i giovani?

«Il mio pensiero e suggerimento è ben riassunto dallo “stay hungry, stay foolish” di Steve Jobs.  È la voglia di migliorare, la fame, la voglia di mettersi in discussione e il pensare fuori dagli schemi che fanno crescere. Il resto conta poco. Ma l’accezione che do al “pensare fuori dagli schemi”, non prevede solamente l’inventarsi qualcosa di nuovo a tutti i costi. Anche ritornare a delle buone abitudini perse è, purtroppo, una “novità”. Anche alzarsi dalla stuoia alle Ghiaie per raccogliere un sacchetto che galleggia è, ormai, qualcosa di fuori dagli schemi. Anche indire una gara di pesca alla plastica raccattata in mare è, ahimè, una cosa mai vista. Cercare sempre nuove idee per migliorare o rimettere a posto le cose che non vanno bene. Passando più al concreto, il fantastico mondo dell’informatica è ormai sbocciato in una molteplicità di aspetti e colori. Le professionalità e quindi le opportunità di lavoro sono varie e concrete. A Milano in questo momento cerchiamo una ventina di ragazzi neodiplomati, con passione per l’informatica, da assumere e far crescere. Ma la strada è aperta e la prospettiva è quella di una crescita esponenziale delle possibilità nel settore IT. Vedere arrivare qualche curriculum di giovane elbano mi riempirebbe di gioia».         

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