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La pastora Sara Esposito: «Siamo quello che mangiamo. La qualità? Ha il suo prezzo»

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I pilastri su cui Sara Esposito ha deciso di edificare il suo futuro stanno tutti nelle parole di un pastore sardo che, dovendo spiegare le ragioni della protesta per il latte, usò più o meno queste parole: «Scendo in piazza perché se un giorno mio figlio deciderà di fare il pastore, non dovrò essere costretto a distoglierlo dal farlo». Una riflessione che tocca le corde dell’anima della giovane pastora campana, laureata in agraria e con un dottorato di ricerca in produzioni animali, che a Lacona ha messo in piedi la sua azienda agricola “Regali Rurali”. E che, a fianco dei due pastori sardi, ospiti all’Elba per far rivivere i loro giorni di lotta per il prezzo del latte, si è lasciata sfuggire qualche lacrima. «I miei genitori sono molto preoccupati per me, perché loro non si aspettavano tutto questo. Pensavano che io avrei studiato con l’obiettivo di trovare lavoro all’interno di un’azienda. E invece no…»

Ti stanno dando una mano?

«Tantissimo. Senza il loro aiuto non avrei mai potuto comprare il terreno. C’è da dire che ogni tanto prendono una boccata d’ossigeno quando mi vedono in televisione o leggono una mia intervista su un giornale. Perché, in quel momento, hanno la percezione che io stia facendo qualcosa di bello. Anche se poi, volendo essere concreti, i soldi che guadagno dipendono dal prodotto che produco».

Quello che guadagni ti basta per vivere?

«Al momento no. Quando ho iniziato questa avventura ero consapevole che il mio approccio fosse poco commerciale. Ho sempre detto che io non venderò mai il mio formaggio alla grande distribuzione. Ma sono sicura che nel futuro ci sarà spazio per la sostenibilità, cioè il fatto di gestire un territorio in modo che venga conservato e migliorato per le generazioni future».

Immagino che la sostenibilità abbia un costo alto…

«è così. Essere sostenibili significa investire maggiori energie in manodopera e avere più attenzione per la gestione del territorio e del pascolo. Non dimentichiamo che noi siamo quello che mangiamo. E gli animali ancor di più».

Questo significa anche che il tuo formaggio ha un costo diverso da quello delle grandi distribuzioni?

«Certo. Premetto, però, che il mio è un caseificio artigianale. Produco un massimo di 25 litri di latte da cui ricavo, al massimo, tre pecorini. è pochissimo. Generalmente vendo il mio prodotto ai privati».

Con questi litri di latte cosa produci e quanto produci?

«Fino a cinque chili di formaggio fresco e circa due chili di stagionato al giorno.

Quale sarebbe il prezzo giusto per il tuo latte?

«Per me vale 5 euro al litro. Sarebbe assurdo comprare il latte fresco da me. è un prezzo alto. Il discorso è sempre lo stesso: quanto è disposto un consumatore a pagare per aver un prodotto di alta qualità?»

Ci sono dei consumatori consapevoli in questo?

«Sì, assolutamente. Proprio questa mattina è venuta da me una signora svizzera alla quale ho venduto lo yogurt fatto con il mio latte. Pensa che mi ha volutamente pagato  di più rispetto a quanto le avevo chiesto. Questo per dire che lei sa benissimo quanto vale il mio prodotto. Forse all’estero, e anche nel nord Italia, c’è una conoscenza maggiore».

La tua azienda è anche una fattoria didattica, che cosa vuol dire?

«Ospito famiglie e scolaresche per raccontare in cosa consiste il mio lavoro. Facciamo anche il formaggio insieme. Per me è fondamentale che ci sia anche un’interazione con gli animali. Ci sono delle pecore molto socievoli, che si lasciano avvicinare e accarezzare. E poi, credo anche che si possa coltivare una sorta di “pet therapy” con le pecore».

Una cosa mai vista fino ad oggi…

«Sì, ma io credo che questi animali siano perfetti per aiutare le persone con forti disagi a relativizzare i loro problemi».

PRESTO L’AGRICAMPEGGIO

Oltre a lavorare una piccola quantità di latte, l’azienda agricola di Sara Esposito produce zafferano. L’unica, per la verità, sull’Isola d’Elba. «è stato un esperimento andato a buon fine», ammette.

Ma i sogni nel cassetto della giovane pastora non si sono certo esauriti. Il prossimo passo è quello di mettere su un agricampeggio con piazzole per tende. Quando? Probabilmente la prossima estate. Ma che sia aperto «tutto l’anno, perché ogni stagione ha una particolarità che va vissuta». L’iter, comunque, è già partito. Ma il progetto di Sara Esposito si avvicina molto all’idea di un vero e proprio “pecora camp”. «Mi piacerebbe che i miei ospiti, durante la loro vacanza, riuscissero a ritagliarsi un po’ di tempo per i miei animali. Per portarli al pascolo, magari, dare loro da mangiare o provare a mungere».

1 COMMENT

  1. Sara sei un genio. I tuoi prodotti sono da ricordare. Sono di Bologna, l’amico di Jolanda. Ho portato il tuo pecorino a Bologna ed è molto apprezzato da tutti. Purtroppo sta finendo

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