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Gentile direttore,

in questi giorni stiamo assistendo alla mobilitazione dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze che, un po’ ovunque in tutto il mondo, sono scesi in piazza per lo sciopero globale per il clima, per protestare contro l’inquinamento: uniti per il bene dell’ambiente, contro la plastica, i gas di scarico e via dicendo. Stanno facendo una cosa bellissima. Combattono per il loro futuro. E per il nostro presente. Ecco, allora io ne approfitto per tornare a parlare del dissalatore di Mola.

Non sono contrario alle innovazioni a priori, sia chiaro. E quando in estate manca l’acqua, da buon toscano, sono tra quelli che imprecano sonoramente. Dunque prima di parlare ho voluto informarmi. Ho letto tutto, ma anche il contrario di tutto. Anche voi ve ne siete occupati tempo fa, intervistando quelli di Asa, il comitato per il “no”, gli esperti. Eppure nessuno è riuscito a convincermi, in un senso o nell’altro.

Tanti, troppi gli interrogativi intorno a questo impianto: dove finisce la salamoia? Dove finiscono le sostanze nocive necessarie per pulire l’impianto? Come reagirà l’ecosistema? C’è pericolo per la nostra salute? A questi interrogativi c’è chi ha tentato di dare risposte. Ma francamente io le ho trovate banali e non supportate sufficientemente da dati e studi scientifici. E, se questo non fosse sufficiente, anche il sindaco di Capoliveri Ruggero Barbetti ha recentemente dichiarato di essere contrario all’impianto.

Ecco, difronte a tutta questa confusione perché nessuno si ferma un attimo a pensare a quale sia la cosa più giusta da fare?

Voi avevate ipotizzato una sorta di referendum per chiedere agli abitanti della zona se siano favorevoli o meno al dissalatore che entro un paio d’anni potrebbe sorgere all’Isola d’Elba. Io rilancio: perché non si organizzano incontri, seri ed equilibrati, dando voce – e pari opportunità – alle varie parti in causa. Ma facendo parlare persone competenti, serie, libere da interessi. è chiedere troppo? Possibile che noi cittadini dobbiamo solo subire invece di avere la possibilità di comprendere e, quindi di fare una scelta consapevole? Anche noi abbiamo una coscienza critica, sa? Ripeto, non so se la costruzione del dissalatore sarà un danno per la salute degli elbani e per il mare. Tuttavia vorrei scoprirlo. Possibilmente prima che sia troppo tardi.

Vito A.

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Gentile signor Vito,

francamente non saprei che altro aggiungere alla sua lettera. Ha illustrato perfettamente la situazione. Al di là di come la si pensi sul dissalatore di Mola, è sacrosanto che i cittadini siano informati, consapevoli e coinvolti nelle decisioni riguardanti il bene comune. Soprattutto quando questo bene è rappresentato dalla salute, nostra e dell’ambiente che ci circonda. La mancanza di dialogo tra chi decide e i cittadini è un elemento di debolezza per la comunità intera. E, a tempo debito, ne pagheremo le conseguenze. Tutti quanti.

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1 COMMENTO

  1. Tra le molte osservazioni che si possono fare io ne affronterò una soltanto. Introdurre all’Elba una vera rivoluzione come quella del l’utilizzazione nell’alimentazione idropotabile dell’acqua del mare dissalata senza aver confrontato una soluzione cosí innovativa con nessuna alternativa come ad esempio la costruzione di una nuova condotta sottomarina allacciata a fonti diverse da quelle usuali della Val di Cornia oppure l’impiego massiccio delle acque di pioggia elbane oppure l’aggiunta alla rete di un capace serbatoio di compensazione delle portate costituisce come minimo un enorme ed inaccettabile errore.

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