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Per la prima volta, il sindaco di Capoliveri, senza mezzi termini, dichiara pubblicamente di essere contrario al dissalatore di Mola. Per la prima volta, Ruggero Barbetti ha volutamente esternare tutto il disprezzo che la parola “schifo” può comportare se accostata all’impianto che in poco più di due anni potrebbe sorgere all’Isola d’Elba. Il rischio di perdere voti, in vista delle elezioni amministrative, fa paura. Probabilmente. Ma la sortita pubblica del primo cittadino, in odore di prossima candidatura come vice di, pare, Andrea Gelsi, è l’unica vera notizia nel giorno dell’incontro pubblico che il Comitato del “No” al dissalatore ha organizzato al Teatro Flamingo di Capoliveri. Tutto il resto è noto. Il presidente dei contrari al dissalatore nella zona di Mola, Italo Sapere, ha spiegato, per l’ennesima volta, i motivi alla base della tesi sostenuta con forza dal Comitato del “No”. E il pubblico, in platea, ha risposto con la sua presenza massiccia.

Quando al Teatro Flamingo viene proiettata l’immagine del professor Francesco Aliberti, docente del dipartimento di Biologia all’Università di Napoli, che ad un convegno in Senato ha sostenuto che il dissalatore fosse un impianto necessario solo in mancanza di alternative, in platea scoppia l’applauso. E non è solo un caso. Perché questo è uno dei punti fermi per il Comitato del “No” al dissalatore di Mola. “All’Elba non manca l’acqua”. E la prova è in una slide che, ad un certo punto dell’incontro pubblico, Italo Sapere mostra: “Asa dichiara di fatturare 7,7 milioni di metri cubi d’acqua all’anno. Eppure sull’isola piovono circa 550 millimetri all’anno. Cifra che, moltiplicata per i 220 chilometri quadrati di superficie, ci dice che potremmo avere una disponibilità d’acqua pari a 120 milioni di metri cubi all’anno”. Poi, appare un’altra cifra sullo schermo che non spegne per niente gli entusiasmi: “Vogliamo dire che l’80% di acqua piovana si disperde? Bene, allora parliamo di circa 20 milioni di metri cubi, praticamente tre volte di quello che ci dà Asa”. Applausi. E così via, in un lungo elenco di criticità e problematiche che un impianto come il dissalatore comporterebbe per l’isola, i cittadini e il comparto turistico: la localizzazione in una zona alluvionale, il rumore, gli scarichi a mare, i costi, la salamoia e i rischi sanitari. Fino a parlare, poi, di quella che potrebbe essere la vera alternativa al dissalatore, gli invasi per recuperare l’acqua piovana. Sapere mostra, a questo punto, una foto di quello del Condotto, realizzato a Portoferraio. “Quando i tecnici sono tornati il giorno dopo, hanno visto che non c’era più acqua. No, non ci hanno rubato l’acqua. Avevano dimenticato ad impermeabilizzare l’invaso”. Ancora applausi. L’atmosfera è già calda quando il sindaco Ruggero Barbetti sale sul palco e spiazza tutti: “Il Comune di Capoliveri non è mai stato favorevole alla realizzazione del dissalatore. Io ho sempre detto “no” a quest’opera. E la posizione di Barbetti, che poco tempo fa ha chiesto un parere legale sulla correttezza della procedura (“stanno lavorando e hanno già riscontrato qualche criticità”), si pone a metà tra un “bugiardo” urlato da qualche cittadino e un più diplomatico “si può sbagliare in buona fede”, detto da chi, ora, ha capito che è il momento di fare squadra per fermare la realizzazione del dissalatore.

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