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Giovanni Masia e Michele Soru

Michele Soru, con la sua azienda ereditata dal padre, rappresenta il nuovo volto dei pastori sardi. Una pattuglia di giovani che, con i cellulari e le tecnologie di ultima generazione in mano, hanno reso possibile il repentino diffondersi della protesta del latte in Sardegna. Insieme a Giovanni Masia, Michele è stato ospite all’Isola d’Elba, nel giorno della campagna di vendita solidale di oltre 500 kg di pecorino sardo (leggi qui), per raccontare, attraverso la proiezione del docufilm “Capo e Croce”, il momento difficile che i pastori stanno vivendo nella loro terra. Portando avanti una battaglia forti dell’arma più potente e sacra a loro disposizione: il latte. Michele ha versato per strada circa 180 litri di prodotto per tre giorni. “Non sai quanto mi è dispiaciuto, ma se non avessimo reagito in quel modo nessuno ci avrebbe dato ascolto”. Una scelta, tuttavia, obbligata. “Perché i nostri pastori non ce la fanno più. Qualcuno sopravvive, ma in tanti piangono miseria. Specie dopo anni trascorsi ad aumentare il bestiame e ad adeguare la propria azienda alle richieste degli industriali. Vogliono un prodotto perfetto, con poca carica batterica, pulito. Ma questo latte costa, costa più di prima”.

Michele, quale sarebbe il giusto prezzo per il latte? Io credo da 0,90 a 0,95 centesimi. Lo scorso anno ci è stato pagato 0,80 centesimi. Quanto è bastato per coprire le spese e non andare in perdita.

Quest’anno, presumibilmente, sarai costretto a rimetterci… Sicuramente ci rimetterò. Anche perché io ho già anticipato, lo scorso anno, i soldi che mi sono serviti per avviare la produzione di questo inverno. Il problema è proprio questo. Gli industriali, ora, ci fanno sapere che il latte ce lo pagheranno 0,60 centesimi al litro, dopo che noi abbiamo già fatto gli investimenti per preparare la nostra produzione.

Quanto hai investito per questa stagione? Tanto. Diciamo tra i 12mila e i 15mila euro. Le spese aziendali sono tante. Affitti, l’iscrizione alle associazioni di categoria, i mangimi, il fieno, il trattore. Soldi che ho chiesto alla banca e che, quasi sicuramente, non riprenderò con la vendita del mio latte. Lo scorso anno, quando il prezzo era stato fissato a 0,80 centesimi, sono riuscito a sopravvivere. Ma adesso no.

Venti centesimi in meno sembrano tanti… Lo sono. Facendo un conto veloce  moltiplicati per 35mila litri di latte prodotti in un anno, sarebbero 7mila euro. Praticamente metà del mio investimento.

Perché il latte costa così poco? Il prezzo del latte viene fatto in base al costo di un chilo di pecorino romano, prodotto con il 60% del nostro latte sardo, e che costa decisamente meno dell’altro 40% di formaggi, cosiddetti molli, che produciamo e che vengono venduti a prezzi decisamente più alti.

Cosa succederebbe per te se la situazione non dovesse cambiare? Il rischio è di vendere tutto e andare via da qui. Ma io non voglio lasciare la mia terra, né questo mestiere. Certo che, se mi dicessero già da ora che il prezzo non cambierà, a maggio non farò nessun investimento per preparare il prossimo autunno. Ma non voglio nemmeno pensarci.

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