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Ricette tipiche, Panficato dell’Elba: il dolce non dolce

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Un vero concentrato di energia, un tempo consumato da coloro che si portavano il “convio” in miniera, in campagna o in barca. Per prepararlo, oggi come allora, si utilizzano ingredienti sani e genuini: fichi secchi, miele, semi di finocchio selvatico e moscato.

Ma la ricetta può variare. Ogni famiglia ha la propria, in base ai gusti e agli ingredienti che riesce a reperire. Ad esempio, invece del vino, un tempo veniva utilizzata la vinella, ottenuta facendo fermentare le vinacce nell’acqua. C’è chi invece aggiunge il cioccolato fondente, un tempo riservato alle famiglie più abbienti, trasformandolo in un dolce delle feste. Oppure chi, al posto del finocchio selvatico, mette l’anice o il mirto.

Gabriele Messina di ElbaMagna, a Capoliveri, la sua ricetta del panficato non la rivela nemmeno sotto tortura. L’ha “ricostruita” con pazienza chiedendo aiuto a qualche nonna di Capoliveri e Rio Marina. Amalgamando ingredienti, dosi e cottura. Provando e riprovando finché il sorriso delle anziane massaie dopo l’assaggio lo ha premiato: la tradizione è salva.

«In più si tratta di un dolce “non dolce” che si adatta anche i tempi moderni – ci spiega Gabriele –. Il panficato è ottimo infatti come aperitivo, col salame toscano o la finocchiona. O magari con dei formaggi, tipo il pecorino di mezza stagionatura».

 

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