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Droga, spacciatori al porto di Piombino? Meglio usare i cani prima dell’imbarco

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Sono in tanti a credere che, per il fatto di essere un’isola, l’Elba risenta meno dello spaccio di sostanze stupefacenti. Eppure non è così. Perché i punti di accesso, per i trafficanti della droga, non sono semplicemente i porti. Ma tutta la costa.

Ma al netto dei trafficanti “di professione” – quelli che, per intenderci, attraccano sull’isola nelle calette e nelle insenature con i loro carichi di stupefacenti –  molto si potrebbe fare per individuare i corrieri di basso rango che si imbarcano a Piombino e portano la droga sull’isola attraverso le navi.

«Polli di poco conto» li definisce il Comandante della Compagnia della Gdf di Piombino, Daniela Bossi. A lei abbiamo chiesto come mai non si facciano controlli a tappeto utilizzando i cani antidroga nel piazzale antistante l’imbarco.

Se consideriamo che durante l’estate le presenze sull’isola passano da 34mila circa fino a 200mila e che, dopo la saltata continuità territoriale aerea, arrivano pressoché tutti via mare, è facile intuire che intensificando i controlli con i cani nel porto si potrebbe dare una abbondante “scrematura” al fenomeno. Il comandante Bossi assicura che i controlli con i “finanzieri a quattrozampe” si fanno regolarmente. «In estate e in inverno».

Noi, sinceramente, non li abbiamo mai visti, ma Bossi è perentoria. «I cani sono qui in sede, ma non lavorano tutto il giorno. Hanno bisogno di riposo». Non ci è dato sapere il numero di controlli effettuati la scorsa estate né la quantità di droga sequestrata. «Non facciamo statistiche» spiega. Nemmeno i nomi dei “colleghi pelosi”. «Al momento non li ricordo». Però ci sono, ribadisce.

A questi eroi invisibili il compito di individuare quantomeno i piccoli spacciatori che si imbarcano con modiche quantità di cocaina, marijuana, hashish e pasticche varie nascondendole nelle auto che poi vengono imbarcate sui traghetti. Oppure addosso. Nei luoghi più impensati. A quella gentaglia, infatti, non manca di certo la fantasia. Pasticche di ecstasy infilate negli astucci delle caramelle, marijuana imboscata negli slip fino all’hashish nella bottiglia del bagnoschiuma.

Sia chiaro, il monitoraggio del territorio elbano da parte di tutte le Forze dell’Ordine è costante e accurato. Anche se, durante la stagione invernale – con la popolazione che diminuisce drasticamente – individuare i corrieri è più facile. Certo, come confermato dai Carabinieri di Portoferraio, non stiamo parlando di quantità ingenti di stupefacenti: tenendo conto – ovviamente – solo dei casi accertati, le persone segnalate nel 2018 sono state 26. I chili di sostanze stupefacenti sequestrati – tra marijuana, hashish, cocaina ed eroina – sono stati poco meno di due.

Un fenomeno contenuto, dunque. Ma comunque da non sottovalutare. Soprattutto quando riguarda i più giovani. Per un adolescente su due il primo contatto con le sostanze stupefacenti è avvenuto a 14 anni. E, insieme all’età dei primi contatti con le sostanze stupefacenti, si è abbassata anche la percezione della loro pericolosità. Pertanto diventa fondamentale bloccare questi trafficanti di morte “a monte”. 

Quantomeno i pesci piccoli. Gli squali, invece, si fanno sempre più scaltri. I porti di Genova e Gioia Tauro, ad esempio, sono quelli più gettonati per le loro attività illecite.

Ma, come ha spiegato il procuratore del capoluogo ligure Francesco Cozzi, i trafficanti di droga non praticano più un “assolutismo logistico”. Ecco allora un inquietante interesse per gli scali meno “inflazionati”: quello di Salerno, ad esempio. E quello di Livorno, con perno proprio sull’Isola d’Elba. Un lavoro congiunto tra Gdf, Polizia e Carabinieri sarebbe auspicabile per stroncare il fenomeno prima che sia tardi.  

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