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Uno dei lavori realizzati da Saverio con la plastica delle bottiglie

Dumitriu e il suo sogno di diventare mediatore culturale: «Nel frattempo studio e faccio teatro»

Lo scorso dicembre una piccola aula all’interno del carcere di Porto Azzurro ha ospitato una prova aperta a cui hanno partecipato i detenuti e i ragazzi delle Perle dell’Arcipelago. Lo spettacolo, in fase di preparazione, sarà portato in scena ad aprile. Eppure Dumitriu – conosciuto come l’uomo dei cioccolatini, perché ha sempre un piccolo dolce in tasca da offrire a chiunque incontri durante la giornata – ha già imparato a memoria la sua parte.

Per i suoi compagni di cella lui è il secchione della classe. Uno dei più bravi, di quelli che, «una volta preso il copione in mano è perfettamente dentro al suo personaggio». In “Pace” di Aristofane, Dumitriu interpreta il ruolo da protagonista: Trigeo, un contadino che stanco della guerra in Grecia decide di volare sull’Olimpo per liberare la dea Pace e riportare, così, la serenità sulla terra. «C’è anche tanta comicità», ci racconta, inorgoglito, Dumitriu. E la sua fierezza, che traspare dagli occhi e dalle movenze tipiche di chi cerca di trasportarti dentro alla bellezza del suo mondo, porta a pensare che, bravo o meno che sia a recitare, non ha importanza. Perché per Dumitriu il teatro è tutto. Tutto quello che basta per sentirsi di nuovo libero. «La sofferenza di stare qui dentro non mi dà pace – ci confida – In questo il teatro mi ha aiutato tanto. E ogni giorno mi regala pochi attimi di gioia che mi fanno stare bene».

Da bravo attore, Dumitriu prova la sua parte di fronte ad uno specchio. «Questa volta c’è tanto dialogo da imparare a memoria», scherza lui. Ma non c’è nulla da temere per uno che interpreta il ruolo da protagonista ormai da quattro anni. E che quando va in scena, ci racconta, «mi sento libero di esprimere me stesso». Dalla passione per il cinema ha ereditato uno spiccato senso artistico che sogna di portare avanti anche in futuro. Ma al di là delle scelte che si troverà ad affrontare una volta fuori dalle mura carcerarie, le ore trascorse nel laboratorio teatrale della Casa di Reclusione di Porto Azzurro restituiscono a Dumitriu l’impressione di sentirsi esattamente come tutti gli altri, «perché non vengo trattato da detenuto».

La definisce «un’emozione forte». Che si prova tutte le volte che impegna corpo e mente nelle tante attività offerte dal carcere. E che, dice Dumitriu, «cerco di godermi appieno». Come, in fondo, ha già dimostrato con il percorso scolastico, che a Porto Azzurro gli ha permesso di imparare la lingua, prima, e di conseguire il diploma scientifico, dopo. «Prima di arrivare qui conoscevo soltanto il dialetto napoletano – sorride Dumitriu – Non nascondo il fatto di aver avuto tante difficoltà dovendo ripartire da zero, ma ci sono riuscito. Le ore di lezione mi sono servite anche per pensare di meno al contesto in cui mi trovo ancora oggi. Ecco, in questo credo che avere una scuola all’interno del carcere sia solo un bene. Per gli insegnanti sono stato soltanto un alunno. E quelle poche ore sono bastate a farmi dimenticare di essere un detenuto». Sul futuro, si sa, non c’è certezza. Ma Dumitriu è intenzionato a inseguire la strada della formazione. «Mi piacerebbe studiare da mediatore culturale – dice – Ma questo corso universitario non è ancora disponibile per noi detenuti». Niente paura, «aspetterò».

L’arte come strumento di rinascita

è un po’ l’artista della Casa di Reclusione di Porto Azzurro. Da una qualsiasi bottiglia di plastica, il detenuto Saverio è in grado di ricavare di tutto. Un paio di orecchini, una piantina, delle farfalle. Un piccolo gesto che in fondo ci dà l’idea di come un riciclo consapevole possa restituire una nuova vita a tutte le cose materiali. Da grande ambientalista, qual è, ha maturato un grande interesse per la natura. Di recente ha anche seguito un corso di formazione per monitorare le spiagge in vista di possibili nidificazioni di tartaruga caretta caretta.

E con lo stesso spirito, Saverio, di tutto punto ha scritto un brano che è valso, a lui e a suoi compagni di cella, la partecipazione ad un concorso indetto da Legambiente sul tema dell’equilibrio ambientale. Unico istituto di pena che ha voluto concorrere al progetto “La canzone circolare”. “Non c’è più tempo, la natura non aspetta”, cantano alcuni detenuti nel videoclip, disponibile online, destinato a rimanere nella storia del carcere di Porto Azzurro, oltre che nella memoria di tutta l’amministrazione penitenziaria.

Le parole di Saverio risuonano nella voce del compagno Vincenzo che, insieme ad altri detenuti e alla collaborazione della scuola di musica ‘Sonohra’, ha costituito un vero e proprio gruppo. «Ci siamo organizzati bene per realizzare questo video – ci racconta Vincenzo – D’altronde la musica mi è sempre piaciuta e questa è stata un’esperienza unica».

Vincenzo è iscritto al secondo anno del corso di indirizzo agrario. E oltre al laboratorio musicale, all’interno del carcere segue anche l’attività teatrale e collabora al giornalino dell’istituto penitenziario.

Vincenzo la definisce una vocazione artistica quella che gli permette di socializzare – dice – e di lanciarsi in opportunità che, all’esterno, non è riuscito a cogliere. «è meglio che io mi dedichi a sfruttare occasioni nuove – ammette – invece che fare altre sciocchezze». L’espressione dei suoi occhi e la voce sottile di quel giovane ragazzo è la fotografia di un uomo pentito di quello che ha fatto in passato, ma pronto a riprendere la sua vita in mano ricominciando dalle piccole cose. Quelle che, in questo momento, sta riscoprendo piano piano grazie alle attività che la Casa di Reclusione di Porto Azzurro offre a suoi detenuti.

Francesco e il calcio

All’interno del carcere c’è un giovane calciatore talentoso. Si chiama Francesco, la sua squadra del cuore è l’Inter e il suo idolo non poteva che chiamarsi Mauro Icardi. Prestanza fisica da prima punta. «Mi alleno da solo – ci rivela – almeno due volte a settimana nel campo da calcio della Casa di Reclusione».

Ride Francesco quando gli fanno notare che firma già da vero professionista, con quella grafia elegante e ben leggibile. Sogna già un futuro nel Ravenna calcio. Intanto Francesco avrebbe tutte le carte in regola per essere coinvolto in un progetto su cui l’amministrazione penitenziaria sta già facendo le sue valutazioni: formare una squadra di detenuti under 25.

Pierangelo e la poesia

Da quando è detenuto, Pierangelo ha scritto oltre 100 poesie che conserva gelosamente. Una di queste gli è servita ad aggiudicarsi il secondo posto al Premio Letterario Casalini.

Inarrestabile”, si intitola così il componimento autobiografico che racconta il desiderio di un detenuto di uscire dalla sua cella e riabbracciare la donna che tanto ama. «Una grande soddisfazione», ammette Pierangelo che non è certo nuovo ai concorsi letterari. Tra le tante partecipazioni c’è quella al Premio Artisti Dentro, di cui si è aggiudicato le ultime tre edizioni. «Mi è sempre piaciuto comporre poesie – ci racconta – La scrittura mi riempie le giornate  e mi restituisce momenti di spensieratezza all’interno del carcere».

 

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