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I giardini di Napoleone e i suoi veri “Padroni”

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«Abitavamo in quegli edifici che, ai tempi di Napoleone, erano adibiti a stalle». Fino ai suoi 16 anni, Ruggero Padroni ha vissuto nella Palazzina dei Mulini insieme alla madre e al padre Pasquale, conosciuto come Gino. Ancora oggi ricordato per aver salvato l’archivio storico comunale di Portoferraio dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Gino Padroni fu, per diversi anni, conservatore dei luoghi napoleonici. Parliamo del 1938 e le due residenze dell’Imperatore erano sotto l’egida della Soprintendenza delle Belle Arti di Firenze. Insieme al figlio Ruggero, fu l’artefice dell’attuale disposizione del giardino di Palazzina dei Mulini.

La divisione in aiuole, come la conosciamo oggi, è frutto di otto mesi di lavoro. Era il 1953. «Fu chiesto a mio padre di adattare il giardino riprendendo una vecchia immagine dell’epoca». L’area verde della Palazzina dei Mulini assunse l’aspetto di un vero giardino, così distante da quella boscaglia che aveva regnato fino a quel momento.

Si iniziò dal piantare un po’ di agave variegate e poi quell’enorme palma da datteri. Se la ricorda bene Ruggero. «Quando faceva vento venivano giù tanti frutti robusti».

D’altronde, Gino Padroni, all’epoca, era considerato un vero direttore dei musei. E chi meglio di lui per risistemare un edificio storico?

Oltre al giardino, ricorda Ruggero, «mio padre si occupò di recuperare la biblioteca napoleonica e restituire alla residenza alcuni mobili dell’epoca». E anche quando dismise i panni da custode, Gino Padroni non poté fare a meno di occuparsi di quelle residenze.

In fondo, erano tutta la sua vita. «Mio padre era un grande appassionato e studioso del periodo napoleonico – ci confida Ruggero – Pensi che uno storico belga era in contatto con mio padre e con lui condivideva le sue ricerche sull’Imperatore».

Oggi, di quei ricordi resta soltanto la foto che pubblichiamo, scattata nell’estate del 1953 da una guida turistica di Montecatini. «Quanti turisti ho visto passare da qui, arrivavano pullman pieni almeno tre volte a settimana».

E Ruggero Padroni, quella foto, continua a conservarla gelosamente. «Fino al 1963, quando poi ho lasciato Palazzina dei Mulini, i giardini erano tenuti così. Poi, non ci ho messo più piede. Oltre al lavoro svolto dai custodi, servirebbe anche qualche giardiniere che curasse il verde delle due residenze napoleoniche».

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