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I paladini della natura hanno avuto davvero un gran daffare in queste settimane qui all’Elba. Sono due le questioni che hanno tenuto banco.

La prima è quella del dissalatore di Mola: il comitato cittadino che si oppone alla sua costruzione, infatti, sostiene che il concentrato salino che verrà smaltito giornalmente contenente “circa 23 tonnellate di sale” avrà inevitabilmente un impatto sull’ecosistema.

Un sospetto corroborato da un recente studio (qui) pubblicato dai ricercatori dell’United Nations University Institute for Water, Environment and Health che avverte: per ogni litro di produzione di acqua dolce gli impianti di desalinizzazione producono in media 1,5 litri di salamoia, ovvero una soluzione acquosa con una salinità maggiore del 5%.

Per gli autori della ricerca i maggiori rischi posti per gli ecosistemi marini è appunto il notevole innalzamento della salinità dell’acqua di mare dove viene scaricata.

A questo ha risposto il direttore tecnico di Asa, Mirco Brilli (qui) rassicurando che il problema sale non sussiste. Ma per scoprirlo siamo dovuti andare fino a Livorno a chiederglielo di persona. A dimostrazione che i cittadini non sono informati come meriterebbero.

L’altra questione riguarda la decisione di ampliare la miniera di eurite – materiale impiegato dalla società mineraria Eurit, produttrice di materie prime per l’industria ceramica, che ha in gestione la cava di Crocetta, nel comune di Porto Azzurro – a discapito del crinale della bellissima collina.

Manco a dirlo, Legambiente è sul piede di guerra (però stranamente non si sbilancia troppo sul dissalatore). Lo è pure il Parco, sebbene la cava non si trovi nemmeno nel suo perimetro, ma tanto ormai sembra opporsi a tutto.

Favorevole il sindaco di Porto Azzurro, contrario quello di Capoliveri. L’assessore regionale all’Ambiente, Federica Fratoni, assicura che non ci saranno impatti ambientali negativi. Dopo il putiferio, è intervenuta anche la Fillea-Cgil che ha spiegato che non ci sarà nessuna modifica dei crinali della montagna. Ma, anche qui, c’è voluta addirittura un’interrogazione parlamentare in Senato prima che venissero fornite risposte chiare a dubbi più che legittimi.

Insomma, è evidente che c’è qualche problema nel flusso di notizie tra istituzioni e territorio. I comunicati, spesso verbosi e noiosi, non arrivano al destinatario. Questo perché “comunicare” e “informare” sono cose diverse. La differenza? Un cittadino non informato è un cittadino potenzialmente arrabbiato.

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