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Gli elbani, complice anche il fatto di essere isolani, hanno un ritmo vitale ben preciso. Ogni mutamento nelle loro consuetudini rischia quindi di creare scombussolamenti. Per questo, spesso vi si oppongono con tutte le loro forze.

Ma, si sa, il progresso non si può fermare. Ecco, allora, che è facile immaginare come l’apertura dell’Eurospin a Portoferraio lo scorso dicembre sia destinata inevitabilmente a cambiare la routine dell’isola. Anche perché, almeno sulla carta, oltre al supermercato presto apriranno anche altre attività. Trasformando di fatto la zona dell’ex Enel in un vero e proprio centro commerciale.

L’arrivo di un supermercato ha sempre coinciso con una “rivoluzione” nel tessuto sociale. Soprattutto nei piccoli paesi dove, fino a quel momento, c’erano solo una panetteria, una drogheria e il bar in piazza dove comprare le sigarette e il gelato per i più piccoli. Attività, spesso tramandate da padre in figlio, che hanno scandito per generazioni la vita dei nostri centri urbani, contribuendo a formarne anche l’identità.

Col tempo, però, i negozi tradizionali sono stati fiaccati dalla crisi. Ecco, allora, che a Portoferraio ha chiuso lo storico mercato coperto, ma ha aperto la Benetton. Sono le regole darwiniane dell’economia: le botteghe non si possono permettere di pagare più gli affitti dei locali, mentre i franchising, con la loro offerta uniforme al ribasso, tengono botta. E se poi chiudono, riaprono cento metri più in là. Man mano che i centri storici “si spengono” poi, i grandi brand si spostano in blocco nei centri commerciali. Dove, giocoforza, il maggior flusso di persone aumenta le possibilità di business.

Il negozietto che ha resistito alla crisi lo ha comunque fatto a modo suo. Infatti, il ritmo commerciale dell’Isola d’Elba, almeno finora, segue regole ben precise. D’estate, quando la popolazione decuplica con i turisti, i negozi si animano. Tuttavia, in pochi fanno orario continuato. Spesso c’è di mezzo una lunga pausa pranzo, in cui ci scappa pure una breve pennichella e, perché no, un tuffo a mare. E se il turista si lamenta, si fa – è il caso di dirlo – orecchi da mercante. D’inverno, invece, quando i villeggianti vanno via e l’isola si spopola, molti negozi tirano direttamente giù le saracinesche e vanno in letargo fino a primavera. Tant’è che, soprattutto nei paeselli, spesso si fa addirittura fatica a comprare un chilo di pane.

Negli agglomerati urbani più piccoli vigono le compere “di prossimità”. Si fa la spesa nel tragitto fra casa e lavoro, sempre nello stesso posto, per ciò che serve giorno per giorno. Oppure, di solito il sabato, si prende la macchina e si va al supermercato più vicino, magari per approfittare di qualche offerta vista sui volantini e si fanno le “scorte”.

Cosa cambierà con l’apertura dell’Eurospin e, presto, di un centro commerciale con tutti i negozi di cui si ha bisogno in un unico posto? È facile pensare che diventerà un “contenitore umano”, una sorta di “piazza”. Un’alternativa, soprattutto per i giovanissimi, alla sconsolante mancanza sull’isola di luoghi aggregazione. Più che un “mercato”, insomma, un luogo di passaggio. Anzi, di passeggio.

Al di là dell’impatto sociale, però, c’è da chiedersi soprattutto che effetto avrà l’apertura di questa nuova realtà commerciale sulla piccola imprenditoria. Sì, insomma, se il sistema locale subirà un indebolimento finanziario. Oppure, al contrario, se l’investimento economico per la riqualificazione di una struttura abbandonata, con la creazione di posti di lavoro (sebbene ci sia stata qualche polemica nei mesi scorsi) non sia invece un  esempio virtuoso di rilancio dell’economia dell’Isola d’Elba.

Ne parleremo ampiamente nei prossimi numeri, chiedendo anche il parere dei vertici di Confcommercio e di Confesercenti.

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