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Sulla necessità di realizzare il dissalatore di Mola, Mirco Brilli, direttore tecnico di Asa SpA, è tranchant: «Con un’opera del genere noi siamo in grado di mettere in sicurezza l’Elba nei periodi invernali e garantire più acqua durante la stagione estiva».

Due condizioni che, lette così, restituirebbero al lettore la percezione che sì, di questo dissalatore l’Elba ne ha proprio bisogno. Anche se, come in ogni situazione, c’è sempre un “prezzo da pagare” che nel nostro caso, tuttavia, è, dice Brilli, esiguo.

Parliamo della maggiorazione in bolletta per i cittadini, lo smaltimento della salamoia, l’impatto ambientale, i costi di gestione e manutenzione. Anche perché, il dissalatore di Mola non funzionerà 365 giorni all’anno, h24. No, anzi. «I primi 40 litri al secondo saranno utilizzati nel periodo estivo per garantire il servizio anche durante i picchi di presenze sull’isola».
Questo vuol dire che sarete voi a stabilire quando il dissalatore deve entrare in funzione?
«Esatto. Sarà telecontrollato da Livorno, esattamente come l’intera rete idrica e i nostri pozzi. Noi pensiamo di utilizzarlo da giugno a settembre partendo da una portata di 10 litri al secondo fino a raggiungere la quantità necessaria in quel momento. Se poi ci rendiamo conto che, arrivati al periodo autunnale, i livelli delle falde sono inferiori alla media, cercheremo di tenere in moto il dissalatore per riportare la situazione alla normalità».
Così facendo non ci sarebbe rischio di perdere acqua, è corretto?
«Giusto. Non perderemo una sola goccia d’acqua, perché entrerà in funzione solo in caso di necessità e per la portata di cui c’è bisogno in quel preciso momento. A differenza, invece, del progetto che era già previsto, sempre a Mola, per migliorare la qualità delle acque di quei pozzi».
Sta parlando dell’impianto da 60 litri al secondo che sarebbe dovuto sorgere in quella zona prima che si parlasse del dissalatore?
«Proprio così. Con quell’impianto, però, si sarebbero persi ben 24 litri al secondo di acqua. La soluzione del dissalatore ci consente di rendere più gradevole l’acqua dei pozzi di Mola e, in più, garantire maggiori risorse idriche durante la stagione estiva».
È questo il motivo per cui avete pensato a quella localizzazione?
«Sì, per evitare la costruzione di un impianto di trattamento dei pozzi con un notevole scarto di acqua e la conseguente fase di mineralizzazione dell’acqua distillata in uscita dall’impianto, ma anche perché in quell’area è presente un importante nodo idraulico che alimenta l’intera isola».
Anche se quella è una zona alluvionale?
«Non è una zona a rischio. E poi, il progetto è stato autorizzato dagli enti competenti».
Che fine farebbe la condotta sottomarina?
«Naturalmente continuerebbe a funzionare. Il dissalatore servirà, eventualmente, a tenere fermi i pozzi dell’Elba in modo tale da averli nella migliore condizione possibile entro l’estate. Ripeto, funzionerebbe in casi di emergenza e con una portata che regoleremo noi in base alle necessità. è pur vero che sarebbe anche ora di iniziare a pensare a come poter sostituire l’attuale condotta sottomarina che, è bene ricordarlo, ha già superato la sua vita progettuale».
Sta dicendo che da un giorno all’altro potrebbe cedere del tutto?
«La condotta ha compiuto 33 anni ed è bene iniziare a pensare a cosa fare in caso di rottura. è chiaro che, se dovesse esserci un guasto totale, diciamo tra ottobre e maggio, con il dissalatore in funzione saremmo perfettamente in grado di garantire l’acqua ai cittadini. Faremmo più fatica nel periodo estivo, venendo a mancare un 25% di risorse».
Tornando al dissalatore, quante persone ci lavorerebbero?
«Parliamo di 4 o 5 persone all’anno, in media, per interventi di gestione e manutenzione».
A proposito di gestione, i costi a quanto ammontano?
«La cifra è di circa 0,8 euro al metro cubo al netto degli ammortamenti. Piuttosto basso, direi, per trattarsi di un dissalatore».
I cittadini vedranno un aumento del costo dell’acqua in bolletta?
«La cifra è insignificante. Volendo fare un conto approssimativo siamo intorno ad un 1,60 euro all’anno. Ma mi lasci fare una precisazione doverosa».
Dica…
«Le opere previste da Asa, al di là di dove vengono realizzate, incidono su tutti i cittadini dei comuni di nostra competenza. Con questo voglio dire che non saranno soltanto gli elbani a dover pagare quei 6 milioni dei 14 complessivi per realizzare il dissalatore ma tutta la comunità che usufruisce dei servizi gestiti dalla nostra azienda. In ogni caso, questo concetto vale per tutti gli investimenti previsti da Asa. Qualora il dissalatore dovesse subire uno stop, quegli stessi 6 milioni di euro sarebbero utilizzati per un’altra opera – da realizzarsi eventualmente su tutto il territorio – che rientra tra le priorità di Asa».
Marcello Meneghin, l’esperto in acquedotti, ha ipotizzato un serbatoio, a parità di investimento, dove far confluire l’acqua piovana. Potrebbe essere un’alternativa al dissalatore?
«Il concetto è più che corretto. Ma realizzare una cosa del genere all’Elba è difficilissimo in quanto comporterebbe l’impiego di tecnologie avanzate simili a quelle utilizzate per la costruzione delle autostrade. Con l’investimento ipotizzato da Meneghin, si raggiungerebbe una riserva di acqua pari al funzionamento del dissalatore di quattro giorni. L’unica strada per garantire più acqua in estate, quando la popolazione aumenta considerevolmente per via dei flussi turistici, e ridurre i disagi in caso di rottura della condotta sottomarina, mi creda, è solo il dissalatore».

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PERICOLO SALAMOIA
Il sale rigettato in mare? «l’ecosistema è al sicuro»
Come verrà smaltito ciò che resta del processo di desalinizzazione? Uno studio dell’Università delle Nazioni Unite dice che ogni litro d’acqua dolce prodotto crea 1,5 litri di iper-salata.
Ma per l’Elba, spiega Brilli,  «il problema sale non sussiste, in quanto il contenuto salino prelevato e restituito all’ambiente è lo stesso, rispettando così l’ecosistema». A noi resta comunque qualche dubbio in merito alla concentrazione del sale immesso nel mare.
Tuttavia, Brilli insiste dicendo che le quantità di acqua che entrerebbero nel processo di desalinizzazione sono talmente ridotte da non costituire un pericolo per l’ambiente. «Parliamo di due milioni e mezzo all’anno, ma solo se il dissalatore funzionasse sempre, contro i 10 milioni di metri cubi al giorno per Paese di cui parla lo studio».
Inoltre, spiega Brilli, «il nostro progetto prevede già la possibilità di poter scaricare il sale residuo in mare ad una distanza dalla costa di 550 metri e alla profondità di 18 metri. Anche se, stiamo già valutando una seconda soluzione per liberare il sale oltre i 50 metri dalla superficie, dove non c’è il rischio che impatti sull’ecosistema».
Ad ogni modo, conclude, «siamo alla ricerca di finanziamenti che consentirebbe di recuperare il sale, anziché scaricarlo in mare, per riutilizzarlo come prodotto farmaceutico o cosmetico».

 

2 COMMENTI

  1. Ingegnere non sa neanche di cosa sta parlando. Siete responsabili di uno dei più gravi danni ambientali del secolo.Inoltre siete senza coscienza e disonesti mangia soldi.

  2. Ingegnere non sa neanche di cosa sta parlando. Siete responsabili di uno dei più gravi danni ambientali del secolo.Inoltre siete senza coscienza e disonesti mangia soldi.

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