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Una galleria-serbatoio al posto del dissalatore, per una spesa pari a quella prevista per l’opera che nei prossimi mesi dovrebbe sorgere a Mola. La proposta è quella di Marcello Meneghin, esperto di acquedotti e oggi “appassionato”, dice lui, di sistemi di distribuzione d’acqua, dopo trent’anni di lavoro per una compagnia francese che opera nel settore.

L’idea di Meneghin è questa: impiegare i 14 milioni del dissalatore per realizzare un invaso che serva a contenere l’acqua piovana, almeno 30mila metri cubi. Dove? Più o meno in un’area sopra l’aeroporto La Pila, a 150 metri di quota.

In realtà questo sarebbe soltanto un piccolo tassello di un puzzle che Meneghin aveva già progettato e presentato diversi anni fa in un convegno pubblico all’Elba. E cioè un serbatoio di accumulo attorno al Monte Capanne, dove la piovosità è molto alta.

L’invaso, a cui Meneghin aveva già pensato, si strutturerebbe come una galleria, in grado di convogliare l’acqua delle vallette che corrono lungo il monte e che, puntualmente, si disperdono in mare. L’unico rimedio, spiega Meneghin, per evitare la dispersione dell’acqua piovana che, da sola, basterebbe a provvedere al fabbisogno dell’isola.

«Con una galleria sotto il monte Capanne, lunga 25 chilometri, con un diametro di dieci metri e ad un’altezza di 150 metri dal livello del mare, l’Elba sarebbe in grado di raccogliere in inverno una quantità d’acqua che basterebbe a soddisfare il fabbisogno estivo – dice Marcello Meneghin – Certo, servirebbero diversi milioni per realizzarlo. Eppure, basterebbe un primo stanziamento di 14 milioni circa (la cifra prevista per il dissalatore) per realizzare una piccola parte della galleria».

La logica ipotizzata segue, più o meno, il concetto che sta alla base delle cisterne di Portoferraio. «L’Elba avrebbe il doppio dell’acqua che basterebbe a renderla autonoma, ma la butta via – conclude Meneghin – è un’assurdità. Bisogna pensare ad una soluzione. Anche perché la Val di Cornia, prima o poi, andrà in difficoltà».

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