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Dissalatore di Mola, il “Comitato del NO”: «Non cambierà la situazione»

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Serie criticità ambientali, rischio di inquinamento in una delle spiagge più affollate della zona. Dubbi sull’idoneità dell’area in cui dovrebbe sorgere. Infine, le perplessità su alcune procedure seguite.

Le motivazioni che hanno spinto circa 300 persone, del posto e non, a riunirsi sotto il tetto del Comitato del No al dissalatore di Mola sono, più o meno, queste. Sia chiaro, il comitato non è del tutto contrario all’idea del dissalatore; più semplicemente non lo vuole a Mola.

«La zona è alluvionale – spiega il presidente Italo Sapere – e questo comporterebbe rischi anche per la struttura». Sapere ricorre ad una foto dell’agosto 1984 per dimostrare che quell’area subì ingenti danni a causa di una pioggia significativa. E proprio lì, dove dovrebbe sorgere lo stabilimento, era tutto allagato. In più, l’area sarebbe contigua alla zona protetta di Mola e, spiega Sapere, «il Consiglio di Stato si è già espresso confermando che aree come quella andrebbero tutelate allo stesso modo».

Ma in cima alle preoccupazioni c’è anche la spiaggia di Lido. «L’ultima mareggiata ha tolto dall’ancoraggio e arenato sulla battigia la condotta della fognatura – racconta il presidente mostrandoci le fotografie scattate – la stessa sorte sarebbe toccata alla tubazione del dissalatore se fosse già stato in funzione». Per non parlare, continua Sapere, «dell’impatto ambientale che avrebbe una struttura del genere». A cominciare dagli scarichi in mare dei residui del processo di desalinizzazione.

Non ci sono soltanto il forte impatto ambientale e l’alto rischio inquinamento a destare preoccupazione. Perché tra le contestazioni mosse dal Comitato c’è anche una presunta leggerezza nelle procedure seguite. A cominciare da quel decreto di esclusione dalla valutazione di impatto ambientale che l’ufficio regionale preposto ha emanato.

Oltretutto, proprio a fronte della mancanza di VIA, dice la legge regionale, la popolazione deve ricevere la giusta informazione sul progetto. «Peccato – fa notare Sapere – che l’unica riunione convocata risalga a maggio 2017 e in quell’occasione il progetto c’è stato presentato come definitivo».

Non ultimo, l’aspetto economico. «Non c’è mai stato fatto vedere un piano finanziario dell’opera – commenta Sapere – A noi interessa sapere quanto costerà la gestione dell’impianto e di quanto aumenterà il costo dell’acqua per i cittadini, visto che le spese per realizzare la struttura saranno spalmate nelle bollette».

In mezzo a tutto questo c’è anche una banale considerazione, a leggere i numeri relativi alla portata, che spinge il presidente del Comitato del No a dire che il dissalatore non cambierà la situazione dell’acqua all’Elba. Nè tantomeno farsi portavoce della fantomatica autonomia idrica sul territorio.

E poi, attacca Sapere, «noi l’autonomia non la vogliamo, è molto rischiosa». Intanto, Italo guarda di buon occhio la proposta di un referendum consultivo, lanciata dal “Corriere Elbano”, per chiedere il parere dei cittadini sull’opera. «L’idea mi sembra buona e intelligente».

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