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Dissalatore di Mola, ASA SpA: “80 L/S per un approvvigionamento idrico del 100% in autunno”

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È vero. Il dissalatore difficilmente sarebbe in grado di rendere l’Elba del tutto autonoma, dal punto di vista idrico, rispetto alla Val di Cornia.

Faciliterebbe, però, il lavoro della condotta sottomarina che, fa sapere Asa, “nonostante i suoi 31 anni di vita non si è mai rotta”. La valutazione dei benefici, secondo il gestore unico del servizio idrico per l’Isola d’Elba, sta proprio in questi numeri: gli 80 litri al secondo di portata (che l’opera raggiungerebbe a pieno regime) garantirebbero un approvvigionamento idrico del 100% in autunno, inverno e primavera e del 75% in estate.

Senza il dissalatore – fa sapere Asa – in caso di importate guasto alla condotta sottomarina, in estate sarebbe garantito l’approvvigionamento a solo il 40% della popolazione, con gravissime ripercussioni sul turismo”.

Al di là dei vantaggi che il territorio può trarre da un’opera del genere, che sarebbe ad un passo dall’inizio dei lavori per la sua realizzazione (entro fine mese si dovrebbe procedere all’apertura delle buste delle imprese che hanno risposto al bando relativo alla realizzazione del dissalatore), restano degli interrogativi ancora da chiarire.

Uno su tutti, i criteri che hanno portato all’individuazione della zona di Mola come area idonea ad ospitare l’impianto. “L’ubicazione – afferma il gestore unico del servizio idrico per l’Isola d’Elba – è funzionale allo sviluppo del sistema idrico dell’Isola e consente di ottenere significativi risultati”, grazie alla presenza di “pozzi che presentano alti valori di sali minerali ed elevata conducibilità per motivi geologici naturali”.

In pratica, sembra di capire che “la miscelazione è la soluzione migliore per rendere potabile l’acqua dei pozzi di Mola. L’impianto di dissalazione con la miscelazione dell’acqua consentirebbe di ottenere una qualità della risorsa con il giusto equilibrio di sali minerali, evitando il trattamento e la conseguente perdita di volume idrico”.

Al netto del sollievo, in termini di quantità di acqua prodotta, che un’opera del genere darebbe al territorio, resterebbe da capire in che modo andrebbe smaltita la salamoia prodotta dal processo di desalinizzazione, a quanto ammonterebbero i costi di gestione e manutenzione dell’impianto e, soprattutto, di quanto dovrebbe aumentare, per un consumatore, il costo dell’acqua.

Domande alle quali Asa, che in ogni caso ricorda il convegno già organizzato e in cui i cittadini hanno avuto l’opportunità di chiedere informazioni e chiarimenti direttamente ai dirigenti responsabili, si è resa disponibile a dare una risposta concreta nei prossimi numeri del nostro giornale.

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