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La colonia francese di Santo Domingo, oggi Repubblica di Haiti (© J. de Cauna, 1983)

“Rispondo alla lettera che vostra Eccellenza mi ha fatto l’onore di scrivermi il 16 del mese scorso e vengo a rispondere alle domande sui negri deportati. I negri che si trovano all’Isola d’Elba sono in numero di 16 di cui due sono destinati a congiungersi al Battaglione dei negri che si trova nel Regno di Napoli. Sono arrivati all’Isola d’Elba il 22 Fructidor dell’anno X indirizzati al Generale di Divisione Rusca, Comandante in quel momento all’Isola d’Elba, da Sua Eccellenza il Ministro della Marina e sbarcati dalla Corvetta La Mutine proveniente da Tolone”.

È questo quanto scrive il Commissario del Governo Francese Galeazzini nella nota del 13 aprile 1807 indirizzata al Consigliere di Stato Direttore Generale di Ponti e Strade in risposta all’argomento “negri deportati”. Deportati da dove e perché?

Il Primo Console era impegnato nella sfortunata spedizione di Santo Domingo e all’inizio di febbraio dell’anno 1802 aveva inviato suo cognato il Generale Leclerc per sottomettere i “negri” ribelli delusi da Napoleone che aveva prima abolito e poi ristabilito la schiavitù nelle Colonie.

La spedizione si dimostrò immediatamente disastrosa per i Francesi benché i primi di giugno dello stesso anno il loro capo, Toussaint Louverture, venisse arrestato e imprigionato; In seguito i rivoltosi meno pericolosi vennero reintegrati nel Battaglione dei Pionieri Neri e gli altri inviati come deportati parte in Corsica e parte all’Isola d’Elba.

Sedici di questi, come si legge nella nota, arrivarono a Portoferraio il 22 Fructidor dell’anno X, cioè il 9 settembre 1802.

Le tracce documentali della loro permanenza sulla nostra Isola sono molto scarse; solo qua e là si trova qualche informazione, più che altro le richieste che il Commissario del Governo inoltra per sapere come deve considerare questi prigionieri, su quale capitolo di spesa caricare il loro sostentamento, se siano di competenza della Marina, del Ministero della Guerra o di qualcun altro.

Non possono lavorare, non vanno considerati forzati in senso stretto ma solo sorvegliati per impedirne la fuga e il loro comportamento periodicamente rendicontato al Ministro. In una nota del 30 maggio 1806 il Commissario Galeazzini rassicura il Consigliere di Stato affermando che i “negri” continuano a comportarsi bene e a meritare la stima generale di tutti.

Da ricerche effettuate nel nostro Archivio Storico di Portoferraio risulta che potessero muoversi liberamente all’esterno ma che alloggiassero nel Bagno Penale dove avevano l’obbligo di rientrare la sera; per uno di loro, un certo Annecy ex Rappresentante del Popolo al Consiglio degli Anziani a Parigi, il Primo Console sembra avesse addirittura previsto un appannaggio mensile in riconoscimento dei meriti acquisiti durante la sua vita di Deputato.

Sono rimasti all’Elba fino a che la stella di Napoleone ha brillato, inchiodati nel loro ruolo di confinati poi, il 28 ottobre 1814, l’Imperatore ha concesso 150 franchi per le spese di viaggio a ciascun “negro” volesse andarsene dall’Elba.

Alcuni sono andati via, hanno trovato lavoro nelle fonderie di Follonica, nella bonifica delle zone malariche del Principato o a dirigere i primi saggi alla coltura del caffè e del cotone che Elisa, sorella di Napoleone, stava tentando di introdurre.

Qualcuno di loro sarà rimasto all’Elba e avrà messo su famiglia. Dobbiamo solo cercare per trovarne le tracce.

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